La migrazione dei rapaci diurni nel paleartico
occidentale:
un approccio
volutamente didattico per il neofita sul campo
( una prima
infarinatura in continua evoluzione e rielaborazione)
PERCHE’ MIGRANO ?
In tutti i continenti
molte specie di uccelli migrano. Questo è un adattamento alle mutevoli
condizioni ambientali delle terre emerse del nostro pianeta.
Queste condizioni sono sempre in continuo mutamento,
infatti gli adattamenti sono continui ed inarrestabili, solo che noi facciamo
fatica a percepirli perché avvengono in periodi di tempo molto lunghi.
In tutto il regno animale esistono specie migratrici:
dagli insetti ai mammiferi, ai pesci. Gli uccelli sono facilitati negli
spostamenti, anche su lunghe distanze, semplicemente perché hanno le ali e
riescono a coprire grandi distanze in breve tempo.
Lo studio sulla migrazione degli uccelli esiste dagli
albori della storia umana … non c’è niente da fare… è una cosa che affascina, e
noi ne siamo la prova.
Ancora oggi molti aspetti sono sconosciuti o poco
approfonditi; la tecnologia, in alcuni casi, potrà venirci in aiuto. Da circa
un decennio vengono utilizzati radar o
satelliti per seguire la migrazione di determinate specie di uccelli, ma ancora
molto lavoro viene svolto dalle osservazioni di migliaia di volontari in tutto
il mondo.
Per capire i motivi che spingono gli uccelli a percorrere
migliaia di chilometri, pieni d’insidie e pericoli, due volte l’anno tra il
continente eurasiatico e l’Africa, dobbiamo risalire molto indietro nel tempo,
circa 15.000 anni fa. Al tempo delle glaciazioni.
In Europa siamo portati a pensare che le rondini lascino
la loro casa per andare in zone più calde, con abbondanza d’insetti, fino a
quando i luoghi natii siano di nuovo abitabili.
In effetti questo
è sbagliato; è più vicino alla realtà dire che l’Africa è la casa delle rondini
e che esse vengono in Europa , approfittando dell’abbondanza d’insetti per la
prole, durante le nostre estati.
Durante la glaciazione, buona parte dell’Europa centro-settentrionale
era coperta di ghiaccio, mentre le regioni meridionali apparivano come
l’odierna tundra artica. La maggior parte degli uccelli popolava la zona
equatoriale, dove sussistevano le migliori condizioni ambientali: abbondanza
d’insetti, ma anche grande competizione per il cibo.
Col ritirarsi dei ghiacci, si liberarono aree che, nel
corso di secoli, si trasformarono in luoghi favorevoli alla vita degli uccelli.
Non per tutto l’anno, però, perciò la selezione naturale ha avvantaggiato
l'individui che tornavano nelle terre d’origine a svernare.
Il tema della migrazione degli uccelli è in realtà molto
più complesso e richiederebbe approfondimenti che, in questo opuscolo,
porterebbero via troppo spazio.
Almeno un’idea del perché stiamo con i binocoli puntati
verso il cielo a farci venire il torcicollo ce la siamo fatta.
Stiamo parlando quindi di un fenomeno fortemente ancorato
nell'orologio biologico interno dell'animale. Milioni di anni di strategie adattative
hanno prodotto la migrazione così come si
vede oggi: un fenomeno molto complesso che tocca un notevole numero di
specie.
La migrazione è dunque il fenomeno che spinge gli uccelli a
questo spostamento stagionale, tra zone di nidificazione ( ricerca del partner,
accoppiamento, cova, allevamento dei piccoli),
e di svernamento, cioè dove l'uccello passa l'inverno, dal punto di
vista europeo.
La migrazione può essere
parziale, quando solo una parte della popolazione si sposta, o totale, cioè quando
l'intera popolazione se ne va e lascia l'area riproduttiva.
Spinti da variazioni climatiche stagionali ( che creano
carenza di cibo , freddo, terreno innevato, assenza di vegetazione, ecc...),
questi animali lasciano i loro territori per recarsi in posti più miti dove
trovano, a secondo dei loro specifici bisogni, ciò che li farà sopravvivere
fino alla stagione successiva.
Si
tratta quindi di un vero e proprio viaggio, più o meno lungo, nella sua durata
e nelle distanze percorse.
Non tutti gli uccelli del
paleartico migrano. Ma per chi migra, le strategie, le rotte, i tempi e periodi
sono molto diversi tra di loro.

un
esempio di mappa
delle
principali vie migratorie in Italia:
Il viaggio di “andata”, verso i luoghi di svernamento è spesso chiamato
« post-nuziale», post-riproduttivo o « autunnale », cioè dopo
l'accoppiamento. Si dice anche viaggio post-nuziale o passo.
Il viaggio di
« ritorno » verso i luoghi di nidificazione viene chiamato,
« pre-nuziale », pre-riproduttivo o primaverile. Si dice anche viaggio pre-nuziale o ripasso.
In Italia sono ormai ben conosciuti alcuni siti in cui si concentrano molte
specie migratrici, noti anche con il termine bottle-neck. Quelli più importanti
di questi punti nella “rotta italica” sono lo Stretto di Messina, dove in
primavera si possono contare fino a 30.000 rapaci e cicogne, il promontorio del
Conero, quello del Circeo, le alture di Arenzano in Liguria ed molti altri.
In
Europa, nel paleartico occidentale, si
può dire adesso che esiste un asse direttrice dei movimenti migratori. Un asse
nord-est/sud-ovest intorno al quale e nel quale
le rotte migratorie si dividono ed incrociano in tantissime diramazioni.
Principali punti di passaggio in
Europa:
La migrazione in atto:
Durante il viaggio, la topografia dei territori determinerà zone di
concentrazione, come le montagne che creano dei passaggi obbligati, detti
« colli di bottiglia », nei punti più raggiungibili, più bassi
davanti alla barriera naturale, o gli stretti ( prima di attraversare una
distesa d'acqua)
Tantissimi uccelli migrano ad alta quota e di notte,
rendendo più difficile l'osservazione e l'interpretazione dei dati
Spiegare
e rendere conto di questo fenomeno non è stato e ancora non è una cosa
semplice. Per secoli le storie le più fantasiose sono girate intorno alla
scomparsa e alla ricomparsa stagionale di questi animali.
Oggi, metodi scientifici
consentono di studiare meglio le migrazioni.
Due metodi principali
vengono, attualmente, usati: l'inanellamento, il secondo è l'osservazione
diretta.
L'inanellamento,
ossia la cattura dell'animale per applicargli un'anello, vero documento
d'identità, che permette di sapere quando e dove è stato catturato, ha fatto
fare passi da gigante a questa scienza, l'ornito-migratologia. Con la ripresa
degli uccelli si è potuto capire le rotte, i tempi della migrazione. Per lo
meno uno schema generale ha potuto veder la luce.
Per quanto riguarda i rapaci l'osservazione in
alcuni punti di concentrazione consente un conteggio affidabile, Infatti la
loro taglia permette tante volte di vederli ad occhio nudo. E di conseguenza si
possono identificare, a volte, il genere, il sesso o l'età.
Osservare e identificare i
rapaci in migrazione significa individuare un animale nel cielo e, grazie ad
alcuni criteri dare un nome a quell'uccello.
I criteri, anche se a
prima vista sembrano ovvi, quando l'uccello è in volo possono mettere a dura
prova anche l'occhio dell'ornitologo più preparato. Se aggiungiamo le
condizioni meteorologiche, l'impresa per alcune specie e per quanto grossi
siano i rapaci, diventa ardua.
Conviene quindi procedere con cautela e secondo un metodo
standardizzato e preciso.
L'osservazione in atto:
Osservare, guardare, per
gli ornitologi è una pratica fondamentale. L'onesta e l'umiltà sono di rigore.
Questo vale per qualsiasi pratica ornitologica e naturalistica. In un
« campo per rapaci » queste considerazioni sono ancora più
importanti. Perché si tratta di essere presenti e assistere ad un fenomeno
circoscritto nel tempo e nel luogo.
Il protocollo di osservazione.
Un foglio, un “carnet” per
annotare gli avvistamenti e i conteggi. Una persona addetta alla scrittura dei
dati che si stanno raccogliendo (a turno).
Luogo, condizioni meteo,
data, ora, specie ( nome in latino/nome in lingua), numero di individui
osservati nello stesso volo, dopo che hanno oltrepassato il punto oltre al
quale sono considerati migratori. Direzione di arrivo e di allontanamento in
relazione al posto d'osservazione (punti cardinali).
Il materiale per l'osservazione.
La testa e gli occhi:
Se
non si conosce bene il luogo di osservazione conviene farselo spiegare da chi
lo conosce bene o meglio. In fatti, conoscere la toponomastica dei luoghi circostanti ( i punti più caratteristici,
rilievi, punti di riferimento ecc...) permette di orientarsi e di comunicare ai
compagni gli eventuali avvistamenti in modo accurato. In momenti di
« rush », cioè di forte passaggio, questo è molto importanti
per distribuire i ruoli ( chi segue cosa) e non andare in confusione. Il cielo
è grande.
Letteratura: vedere le guida di identificazione riportate
nella bibliografia
Il binocolo:
Capita spesso che i rapaci
vengano individuati ad occhio nudo. Il primo avvistamento si fa con il
binocolo. Inutile che abbia un forte ingrandimento: in questa prima fase si tratta di cercare gli
animali in cielo, coprendo al massimo il campo visuale.
A
seconda della topografia del luogo e delle informazioni raccolte ci si
concentrerà di più su la direzione presunta degli uccelli. Con una messa a
fuoco massima, in modo di poter intercettare individui quando sono a l'ingresso
del famoso « imbuto » individuato. Quindi, modelli 8x, 10x, vanno
bene. I modelli con una maggiore entrata di luce danno, certo più luminosità ma
più campo, consentendo di coprire un raggio di osservazione più ampio, ma meno
stabilità..
L'uso del binocolo:
Passare
il tempo a scrutare il cielo stanca gli occhi, e non solo... L'uso di materiale
di qualità aiuta. Conviene fare delle pause frequenti, ma non tutti gli
osservatori assieme.
Più
si è, meglio è. Con più occhi ci si vede di più. Infatti l'osservazione di
questi uccelli in migrazione deve esser constante e continua. Ma soprattutto
coordinata.
Il cannocchiale:
E solo in un secondo tempo che verrà usato questo
strumento. Alcune specie possono richiedere un esame più approfondito, in modo
di poter determinarne il sesso e/o l'èta. Un ingrandimento del 25x, 30x
basterà. Inutile cercare uccelli con il cannocchiale, è
semplicemente un controsenso.
Comportamento:
Annunciare
l'avvistamento a voce alta. Se possibile spiegare la localizzazione, la
direzione (a volte basta un segno con il braccio, proibire i « qua »,
« là », « li », « ma, non lo vedete! ») e la sua
natura ( stormo, volo singolo...specie).
Organizzarsi
per seguire l'individuo o lo stormo ( che può rimanere compatto ma può anche
dividersi...) finché non abbia oltrepassato la « linea » stabilita
oltre alla quale viene considerato « in migrazione ».
L'identificazione dei rapaci in migrazione:
Come fare? O piuttosto,
come si sente dire spesso dal neofita, giunto sul campo di osservazione per la
prima volta, « come fate a
riconoscerli??? », « da che cosa li riconoscete??? », oppure « ma come fate a contarli?? ».
Domande legittime, alle quali non è semplice rispondere in due o tre
parole. Identificare rapaci in volo è un po’ come imparare a leggere: ne
abbiamo tutti noi la facoltà ma ”l’apprendimento“ richiede tempo e pazienza,
umiltà e abnegazione.
Ci siamo concentrati su
alcune specie, mettendole a confronto. Non tratteremo, quindi, di tutti i
rapaci migratori in Europa (vedere lista)
ma scelto di concentrarci su le specie più comuni.
La determinazione di un
rapace in volo si può appoggiare su tre « categorie » di
analisi, da tener sott'occhio. L'ordine
di intervento di queste “concetti” può variare fortemente a secondo delle
condizioni di osservazione.
Essi sono:
La silhouette/sagoma generale
dell'animale: compatta,
tozza, slanciata, snella, rapporto corpo/ali/coda ecc...
Il profilo delle ali: lunghezza, larghezza, rapporto braccio/mano, a
punta, arrotondate, arcuate ecc...)
Il modo di volare: battito d'ala: ritmo e ampiezza.
Premesse:
Quello che segue non vuole sostituire in alcun modo le
guide attualmente disponibili in commercio (vedere
bibliografia).
Vogliamo solo dare
al neofita alcune direzioni, dritte, piste, idee tutt'al più, in modo che
l'osservatore possa raggiungere un livello e un'autonomia discreta
nell'identificazione dei rapaci.
E stata una scelta consapevole di parlare poco dei colori
e di non approfondirne alcuni aspetti ( giovane/immaturo/sub-adulto ecc...).
descrizione a
confronto:
Cominciamo per
osservare le diverse sagome o “silhouettes” dei rapaci, o piuttosto
delle “famiglie” di rapaci , per poi confrontare alcune specie tra di loro ( le
sagome non sono in scala):
| 1) I falchi sono rapaci di piccola, media o grande taglia con ali lunghe e appuntite, la coda lunga. |
2) |
|---|---|
3) Lo Sparviere è un piccolo rapace con le ali relativamente corte e arrotondate e la coda lunga. |
4) Le albanelle hanno le ali lunghe e strette con una lunga coda.
|
5) Il Falco pescatore è un rapace di grande taglia con una silhouette molto caratteristica. |
La
sequenza di sagome presentata qua sopra ha per unico scopo di dare un'idea
delle forme che si possono incontrare.
L'idea
è di dare/acquisire un immagine mentale, una rappresentazione attraverso
criteri molto grossolani delle diverse specie. Un Falco pecchiaiolo non è come
un Gheppio, cosi come un Biancone non vola come un'Albanella minore.
Queste
ultime forme sono stampate nel cielo quando l'animale è in movimento. L'individuazione, l'osservazione e la
determinazione di un individuo richiede spesso tempo ma, sarà il tema di quanto seguirà, esige un
confronto tra queste rappresentazioni, immagini mentali
che ognuno si farà di questi rapaci.
In
migrazione ( ma anche nel loro habitat naturale) i rapaci assumono tre modalità
principali di volo:
Il volo battuto diretto.
Il volo planato circolare per salire nell'aria.
Il volo scivolato ( una volta raggiunta l'altezza
desiderata, il rapace scivola giù sull'aria).
« Farsi
l'occhio » sulla la poiana locale, specie comune e di media taglia,
permette di poter confrontare questa specie di rapaci con altre meno frequenti
e/o migratrici. Avere in mente, grazie a ore di osservazione la sagoma generale
della poiana, il suo profilo delle ali e il suo modo di volare consentirà in un
secondo tempo di poter confrontare questa immagine con un altro individuo
osservato.
A
ciascuno di andare a pescare nella sua esperienza sul campo i particolari che
ne consentiranno la distinzione...
|
POIANA ( B. buteo buteo) / FALCO PECCHIAIOLO (
Pernis apivorus) |
Prendiamo,
per cominciare, la differenza, o meglio le differenze tra Poiana ( B. buteo
buteo) e il Falco pecchiaiolo
( Pernis apivorus, abbreviato come F. pecch. d'ora
in poi), un « caso » tra l'altro classico. Inoltre iniziare con
questo confronto ci permetterà di strutturare le finezze della determinazione.
Le
due specie sono pressapoco uguali per quanto riguarda la sagoma generale e le
misure. Presentano tutte e due
variazioni assai importanti a secondo dell'individuo, l'età, del momento
dell'osservazione. Un occhio più esperto potrà
notare alcuni particolari essenziali:
Visto da sotto il F. pecch. ha una testa più
piccola della poiana. Una testa sporgente che potrà richiamare la testa di un
piccione o del cuculo. La poiana, ha una testa ben ancorata nelle spalle,
poco sporgente, come un triangolo, una testa più larga; il F. pecch. ha invece
il collo più stretto, quindi la sua testa sporge di più dalle spalle.
Il
F. pecch. ha una coda più lunga, in generale della poiana, più lunga della
largezza alla base dell'ala. Possiamo dire che il F. pecch. ha una sagoma
generalmente più slanciata, più snella della poiana.
Per
finire, i rispettivi voli sono ben diversi:
In
volo battuto la poiana è più rigida, i suoi battiti sono meno ampi, mentre il
F.pecch. ha una battuta molto morbida
con un ampiezza maggiore: le ali scendono
e risalgono molto di più in poche parole, dando all'uccello una certa
elasticità generale laddove la poiana accusa una rigidità marcata, una
compattezza generale.
Insomma
il F. pecch. ha una battuta più ampia, più profonda e di conseguenza più lenta
della poiana.
In
termica, cioè in volo planato circolare ascendente, quando l'uccello sfrutta
queste bolle d'aria calda che l'aiutano a prendere altitudine, il F. pecch.
tiene le ali ben dritte, quasi piatte, formando un angolo quasi a 90 gradi tra
il collo e il bordo d'attacco delle ali.
La
poiana invece ha tendenza a portare in avanti le ali. Inoltre, il F.pecch. ha
l'avambraccio più corto e la mano più lunga della poiana, ciò spiegando in parte la morbidezza del suo volo e il
suo carattere ondulato. Nel F.pecch. i due bordi dell'ala sono quasi paralleli,
mentre nella poiana l'ala ha un aspetto più rotondo e compatto.
Di
più il F. pecch. plana con le ali orizzontali, la poiana le tiene leggermente
rialzate.
In
scivolata, cioè quando il rapace ha raggiunto l'altezza desiderata e/o ha
sfruttato al meglio la termica e parte « scivolando » sull'aria,
stringendosi, compattandosi per prendere velocità, il F. pecch. presenta un
angolo tipicamente marcato con l’avambraccio, nettamente portato in avanti e la
mano, appare come più lunga rispetto a quella della poiana.
In
migrazione il F. pecch. forma dei gruppi in termica che possono raggiungere
qualche centinaia di individui che salgono in aria su queste bolle d'aria calda
per poi scivolare verso la prossima termica, in un modo abbastanza ordinato mappa della migrazione.
Attenzione alla colorazione e al
contrasto: queste due specie presentono delle variazioni importanti, fra
individui, , tra le più importanti che si possano vedere nei rapaci europei. Le
poiane soprattutto. I rispettivi “pattern” sotto alare, sono ben diversi: sono
però sfruttabili in buone condizioni di osservazione, mappa della migrazione.
Questo
primo esempio di confronto, che non si vuole esaustivo per quanto riguarda il paragone tra le due specie, può
dar l'idea di quanto possa esser ardua l'identificazione di un rapace in volo.
Vediamo
ora due altre specie, tutte due grandi migratrici, il Nibbio bruno ( abbreviato
N.Br.) e
il Falco di palude ( F. di Pal.).
|
NIBBIO BRUNO ( Milvus migrans ) / FALCO DI PALUDE
( Circus aeroginosus ) |
Ecco
un altro caso di possibile confusione. Sopratutto se i colori sono poco
percettibili. In effetti, il maschio di F. di Pal. è cosi caratteristico a
livello cromatico che nessuna confusione è possibile.
La
confusione con il N.Br. può avvenire con individui femmine o giovani. Altre
confusioni sono possibili con altre specie:
Il F. di Pal. è grosso come una
poiana, le ali più lunge, meno larghe e i bordi sono paralleli. E la più grande
delle albanelle (genere “circus”). Il volo in migrazione è potente e abbastanza
rigido, mentre il N.Br. ha un volo più
leggero e muove molto spesso la coda.
Il
N.Br. plana e scivola con le ali leggermente arcuate verso il basso e a gomito,
in modo generale il N.Br. ha una sagoma
più spigolosa. Anche se meno forcata, incavata di quella del suo cugino, la
coda abbastanza lunga del Nibbio Reale, presenta questa caratteristica., oltre
alla triangolarità della coda.
Il
F. di Pal., plana con le ali ben rialzate, formando una « V»,
caratteristica delle albanelle, anche se la sua « V » è meno
pronunciata, rispetto alle altre albanelle. In volo battuto batte le ali per un
pò e plana/ scivola fino a raggiungere la prossima termica. Il suo battito
però, è ampio e profondo quanto potente.
A
confronto il N. Br. dimostra un'andatura paradossalmente più leggera ( richiama
spesso un Gabbiano reale), come se fosse continuamente alla ricerca di equilibrio
( attitudine anche molto percettibile in volo ascensionale, con questa coda che
si muove e queste ali arcuate, coda e
ali sempre in movimento ).
Il
N. Br. migra in stormi, mappa della migrazione, che possono raggiungere alcune centinaie di individui,
il F. di Pal, lui migra spesso da solo. Si può anche mischiare con altri migratori.
|
LODOLAIO ( Falco
subbuteo)/ GHEPPIO (Falco tinnunculus). |
Ecco due falchi di misura simile.
Però proporzioni e voli completamente diversi. Il gheppio ha le ali sopratutto più
arrotondate, anche se appuntite e la coda ben più lunga. Il F. lod. richiama
spesso un grosso rondone: le sue ali sono molto strette e a punta,
l'avambraccio corto e mano lunga, la coda molto breve ( con il Falco pellegrino, mappa della migrazione, e lo Smeriglio è il falco che ha la coda più corta; ). Il volo del Lodolaio è più impetuoso, potente e agile del
Gheppio.
Il lodolaio è un grande migratore,
mappa della migrazione; mentre per il Gheppio solo le popolazioni più nordiche ed orientali migrano, mappa della migrazione.
|
BIANCONE
( Circaetus gallicus) |
Ecco un animale
abbastanza atipico: atipico perché è il più grande rapace migratore diurno in Europa ( con il Capovaccaio supera il Falco pescatore in
dimensioni).
Ali
lunghe e larghe con bordi quasi paralleli, spesso con la punta digitata, profilo delle ali. Le sue
ali sono lunghe, si, ma particolarmente arrotondate, la testa è larga e
prominente. Battiti ampi e lenti. In volo battuto diretto sembra spesso
procedere al rallento, rispetto ad altre specie di stessa misure. Però la sua potenza si fa sentire. Con la sua apertura alare, sfrutta al massimo
le correnti. Però i battiti sono profondi e potenti, e il Biancone usa tutta la
superficie dell'ala e la sua forza per andare avanti. In scivolata, tiene le
ali abbastanza strette, raccolte , in modo molto “angolose” soprattutto.
E
un grande rapace, con un aria di Aquila reale ( Aquila chrysaetos).
Spesso
si può identificare grazie al suo “contrasto” cromatico: visto da sotto è un
uccello chiaro, e anche da lontano, la sua chiarezza è evidente, con una buona
luce. Può esser confuso con una Poiana chiara, o eventualmente un Falco
pescatore, per il bianco/chiaro. Però i modi di volare sono ben diversi.
|
FALCO PESCATORE ( Pandion haliaetus) |
Un uccello ancora atipico. Da lontano
può richiamare un grande gabbiano ( Larus sp.) . Ali lunghe e assai strette,
arcuate in volo diretto e planante , con un battito in migrazione molto
potente, anche se sa sfruttare le correnti al massimo: apre le ali e si vedono
bene il braccio lungo, quasi come la mano.
Il F. pesc. è un rapace molto potente, che in migrazione “fila” via dritto. Con un battito d'ala potente.
|
DUE ALBANELLE:
ALBANELLA REALE ( Circus cyaneus ) / ALBANELLA MINORE ( Circus
pygargus) |
I maschi delle due specie presentano un pattern facile da individuare. La difficoltà inizia con le femmine e i giovanni.
Tutte
e due specie planano con le ali fortemente rialzate formando una
« V » caratteristica delle albanelle.
Le
ali sono lunghe strette e appuntite, ancora di più nell' Alba. m., con una coda
molto lunga.
I
battiti sono ampi. Nell'albanella m. Il corpo viene sollevato dai battiti
d'ala.
I PERICOLI DELLA MIGRAZIONE
La migrazione è un viaggio lungo e pericoloso: oltre a dover affrontare le insidie degli eventi meteorologici (perturbazioni, vento contrario, siccità), i nostri amici si trovano a fronteggiare ciò che è il nemico numero uno: l’uomo.
Questi, infatti, allestisce trappole sempre più sofisticate e letali proprio dove gli uccelli sostano per riposare e rifocillarsi. Praticamente è come se, durante un viaggio in auto da Milano a Palermo, trovassimo persone che vogliono farci la pelle ad ogni autogrill….e, prima o poi, dovremo fermarci a far benzina o la pipì.
Ecco, questo accade agli uccelli migratori in ogni luogo di sosta nel mediterraneo. Dalla Sardegna, alle piccole isole italiane (Ischia, Ponza, Procida, Ventotene), dalla Calabria alla Sicilia, da Malta a Cipro. In ogni isola in cui per loro è vitale fermarsi, trovano doppiette, reti e vischio ad attenderli.
Un solo dato per farvi
capire la situazione: a Malta esistono più di 4.000 impianti di cattura, con le
reti, autorizzati, a cui se ne aggiungono altri 1.000 illegali !! E tutti dislocati lungo le coste !
(fonte “The international impact of hunting and trapping in the Maltese islands
– Birdlife Malta 2007).
Non esiste passeriforme che possa sfuggire a queste trappole.
Molto lavoro è stato fatto per contrastare il bracconaggio in questi anni, soprattutto in Italia,
ma altrettanto rimane da fare.
Dare il proprio contributo e sostenere ogni forma di contrasto a questa barbarie è compito di ognuno di noi.
GLOSSARIO con l'anatomia
BIBLIOGRAFIA
Il gruppo di lavoro
« Migrans » ringrazia, per la realizzazione di questa dipensa, Regis
Levert, amico e socio molto attivo, nonchè grande appassionato di rapaci, che
l’ha curata e scritta interamente.
La presente è soggetta a revisioni periodiche da parte dell'autore.
PER INFORMAZIONI
GROL |
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