ASSOCIAZIONE PARCO DELLA COLLINA DI SAN COLOMBANO
Località Malpensata 5/2 20078 San Colombano al Lambro (Mi)
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San Colombano al Lambro
17 gennaio 2007
Alla cortese attenzione dell’
Assessore alla Caccia della Provincia di Milano
Alberto
Grancini
P. C. Alla cortese attenzione del
Direttore INFS
Silvano
Toso
Oggetto: cattura lepri nell’Oasi
protetta di San Colombano, ATC3
Egregio Assessore
con la presente Le segnaliamo che la richiesta
formulata dalle associazioni cacciatori di S. Colombano è stata unilaterale e
poco corretta, in quanto non c’è stato nessun incontro preventivo con le
associazioni ambientaliste che operano sul territorio della provincia e di San
Colombano, per valutare e concordare eventuali interventi sugli animali
nell’Oasi Protetta.
Evidenziamo che l’eventuale autorizzazione di
cattura sarebbe del tutto arbitraria per le seguenti motivazioni:
1° la richiesta di catturare le lepri è stata inoltrata dalle associazioni dei cacciatori alla provincia di Milano senza consultare le associazioni ambientaliste del luogo;
2° l’Assessore alla Caccia dovrebbe consultare le associazioni ambientaliste per recepire il loro parere in merito;
3° l’INFS, che ha dato risposta positiva per la cattura, ha
ammesso di non aver verificato sul
campo la sostenibilità della richiesta;
Tali modalità appaiano quanto meno inopportune e poco trasparenti e ci fanno dubitare fortemente sulla legittimità dell’eventuale autorizzazione.
Non ci sarebbe da parte nostra nessuna pregiudiziale
se “l’operazione” fosse stata condivisa durante il censimento di
verifica, avvenuto senza informare la nostra associazione.
In quanto all’associazione “natura e vita”, che Lei ha menzionato nell’articolo apparso sul Cittadino, risulta sconosciuta e non opera sul territorio della provincia di Milano né tanto meno di San Colombano.
La condivisione avrebbe potuto dimostrare la necessità della cattura, avrebbe consentito di stabilire e soprattutto di garantire il numero di esemplari di lepri da catturare.
Nel Suo incarico di Assessore, Lei ha il compito di
evitare un danno all'equilibrio ambientale del Parco, vista l’armonia che si è
creata nell’Oasi in questi
cinquant’anni, pertanto richiediamo
che:
- il Parco Collinare non rimanga un bene esclusivo gestito dai cacciatori e dall’Assessore alla Caccia, perché è di tutti i cittadini;
- le decisioni non siano sempre unilaterali, ma basate su un corretto e costruttivo confronto;
- siano rese pubbliche: le modalità della cattura, il numero di lepri da catturare e dove saranno immesse;
- i censimenti da effettuare nel futuro siano condivisi con tutte le associazioni ambientaliste che operano sul territorio di San Colombano;
- siano
resi noti i i censimenti effettuati negli anni passati, con il dettaglio
dell’anno, il mese e il numero di lepri;
- che si conoscano i nomi e le
credenziali degli Enti che hanno effettuato tutti i censimenti.
Le
alleghiamo gli articoli usciti oggi sul Cittadino, il primo sulla cattura a San
Colombano e il secondo sulla cattura eseguita nella riserva naturale delle
Monticchie che rappresenta un bell'esempio di collaborazione tra gli
amministratori della provincia di Lodi e le associazioni che operano nel
territorio lodigiano.
Ci
auspichiamo per il futuro che, Lei, Assessore, sia più attento alle
problematiche legate al territorio e ai soggetti che vi operano, e in
particolare che possa essere un sicuro riferimento per tutte le associazioni
interessate all’ambiente.
Il Presidente dell’Associazione
Maurizio Papetti
Articoli
allegati n.^ 2
Il Cittadino 17 gennaio 2007 Centro Lodigiano pagina 16
San Colombano
L’operazione chiesta dai
cacciatori dopo i danni che un vivaista ha attribuito alla fauna selvatici. La
provincia dimezzerà le lepri sui colli
Prima cattura dopo mezzo
secolo: gli ambientalisti locali insorgono
Entro
quindici giorni sarà effettuata la prima cattura di lepri nell’oasi protetta
collinare da cinquant’anni a questa parte. La decisione della provincia di Milano,
però, non è condivisa e gli ambientalisti locali la contestano apertamente. La
decisione è nata da una richiesta di rimborso presentata lo scorso novembre
dall’azienda agricola Negri Anna Maria di Chignolo Po per danni subiti alle
colture florovivaistiche dalla fauna selvatica. Così, il comitato di gestione
dell’Atc 3, l’Ambito territoriale della caccia di San Colombano al Lambro, ha
fatto domanda per la cattura di lepri nell’oasi protetta, quasi al confine con
il comune di Chignolo Po. A metà dicembre, la provincia di Milano ha svolto un
censimento delle lepri presenti e ne ha rilevate 50, stimandone in totale
sull’intera superficie circa 80-90 esemplari. Quindi ha richiesto all’Istituto
nazionale per la fauna selvatica, l’ente statale competente in materia,
l’autorizzazione a procedere. Avuto parere positivo, ha stabilito la cattura di
30 lepri entro il mese corrente (prima che si chiuda la caccia) ma solo nella
porzione meridionale dell’oasi, nei pressi dell’azienda danneggiata, per la
quale la procedura di valutazione dei danni è tuttora in corso. Le associazioni
ambientaliste di San Colombano, però, contestano la scelta e le modalità con
cui è maturata. «Nel nostro territorio e all’interno dell’oasi protetta i
cacciatori sono liberi di fare e disfare - dice il presidente dell'associazione
ambientalista Picchio Verde, Maurizio Papetti -. Magari la cattura è doverosa,
ma si sarebbe potuto stabilirlo insieme, dopo avere fatto un censimento
insieme. Invece non siamo stati coinvolti per niente». Anche la decisione in sé
lascia molte perplessità: «Questa sarà la prima cattura da cinquant’anni a
questa parte nell’oasi, e produrrà uno stress notevole sugli animali - dice
Giovanni Leporelli, membro del comitato di gestione dell’Atc
Più
fortunati gli esemplari delle Monticchie Lodi garantisce l’immunità dalle
doppiette
Somaglia. Mentre a San Colombano monta la polemica per
la cattura delle lepri, alla riserva naturale delle Monticchie, nel comune di
Somaglia, provincia di Lodi, ne sono già stati catturati 100 esemplari in poche
ore, sabato scorso, con un pieno accordo tra cacciatori e ambientalisti. Gli
animali, una volta esaminati e contrassegnati, sono stati poi liberati in varie
zone di ripopolamento e cattura (territorio in cui non è consentita la caccia
libera) secondo un piano di riparto messo a punto da una commissione provinciale
composta dai tecnici della provincia e da rappresentanti delle associazioni
ambientaliste, agricole e venatorie. Le lepri sono state liberate in 5 zone
dell’Atc Nord e in 3 del Sud, nei territori comunali di Castiraga Vidardo,
Mairago, Massalengo, Mulazzano, Corte Palasio, Maleo, Orio Litta, Borghetto,
Caselle Landi e Corno Giovine. Tuttavia, non saranno perse di vista: agli
animali, infatti, è stato apposto un bottone auricolare, un contrassegno che
permetterà di distinguerli nel caso di successive catture nelle zone di
ripopolamento. In base a uno specifico accordo tra provincia e Riserva,
infatti, l’intervento straordinario nelle Monticchie prevede che tali lepri non
siano liberate nel territorio aperto alla caccia, ma rimangano in zone protette
per andare a ricostituire il patrimonio animale autoctono. Infatti, le lepri
catturate hanno caratteristiche genetiche molto interessanti, perché
rappresentano un campione di popolazione che nella Riserva non ha subito
interferenze, immissioni o prelievi da almeno trent’anni. Per tale motivo, sono
state effettuate anche visite e prelievi del sangue da parte del servizio
veterinario dell’Asl di Lodi, per permettere approfondimenti scientifici. La
proposta di cattura era partita direttamente dal comune di Somaglia, che
gestisce