Il Cittadino                  Centro lodigiano                        28 luglio 2004

 

Residenti mobilitati per salvare dalle doppiette le oasi faunistiche 

Il Picchio verde contro la caccia: ora i cittadini scendono in campo 

Continua a San Colombano al Lambro il braccio di ferro tra amministrazione comunale, provinciale e un gruppo di ecologisti storici sul tema della caccia in collina.Tutto è cominciato, lo ricordiamo, perché si è in fase di revisione del piano faunistico venatorio provinciale, il documento che regola l’accesso alla caccia su tutto il territorio. San Colombano al Lambro godeva di una situazione di particolare protezione; parte del territorio (il 43 per cento) è riconosciuto come territorio agrosilvo pastorale e quindi protetto. Si tratta di una delle sette zone protette previste dalla provincia di Milano tra cui compare anche la Garzaia di Casarile, unica garzaia del Parco Sudmilano. Le aree di protezione vengono individuate in territori integri, scarsamente antropizzati, con presenza di un habitat naturale di pregio. Ora il nuovo piano vorrebbe scardinare questa impostazione e aprire alla caccia un territorio ben più vasto. Questo in contraddizione con il lavoro che procede da vari anni, di costruzione di un parco sovracomunale collinare. La protesta, nata spontanea nel mondo ambientalista, sta ora prendendo forma più definita. Dopo il comitato che si è occupato della raccolta firme nascerà a breve un’associazione “Il picchio verde”, una onlus per cui si è già definito lo statuto, che ha già ottenuto il riconoscimento del Wwf Lombardia. A farne parte i tanti cittadini che si sono attivati per tener vivo il problema in questi ultimo giorni non senza qualche difficoltà. «L’ultima - spiega un attivista - è stata domenica scorsa alla festa della Maddalena dove ci eravamo recati per raccogliere le firme. Siamo stati invitati dalla Pro loco ad entrare con il banchetto nell’area della festa, per essere invitati poi a tornare fuori» a seguito della segnalazione di un autorità del luogo.«Ma parliamo dei fatti - commenta Gianni Leporelli, ambientalista storico di San Colombano - nella zona di protezione faunistica ci sono lepri, fagiani e per la prima volta si sono riprodotte starne e pernici. Trasformare l’area in zona di caccia libera significa la sparizione rapida di queste specie che si sono potute riprodurre in tranquillità. Inoltre assisteremmo ad una crescita dei cacciatori presenti sul territorio del 40-60 per cento». Un vero disastro insomma per chi pensava ad un parco collinare in gran parte tutelato. Oggi si svolgerà un lancio di selvaggina a cui gli ambientalisti hanno richiesto di partecipare. Verranno liberate oltre 300 lepri che andranno suddivise tra i territori diversamente regolati.Si ha l’impressione che molto dipenda anche dal nuovo consiglio provinciale insediatosi di recente, ma per ora non è chiaro quali saranno gli orientamenti,. anche se la presenza del verde Pietro Mezzi, ex sindaco di Melegnano, lascia qualche spiraglio di speranza. La decisione spetta ora al nuovo assessore alla caccia Alberto Grancini, che dovrà ottemperare con gli organismi preposti al nuovo piano faunistico venatorio. Per il rinnovo il suo predecessore aveva chiesto il parere via Internet ai cacciatori. Non è dato sapere come si muoverà Gracini, cui però sono già stati richiesti incontro dal territorio collinare, che teme un’invasione di doppiette e la perdita di spazi verdi e ambienti che tutelino gli animali.Cristoforo Vecchietti