Il
Cittadino Centro
Lodigiano 27 maggio 2009 pagina 34
Impossibile
contattare la polizia provinciale, allora si mobilitano i volontari
dell’associazione Picchio Verde
Gli
ambientalisti salvano un gheppio
Il
rapace, con una zampa rotta, era imprigionato in un filo di ferro
San Colombano il Picchio Verde e una famiglia di Graffignana salvano un gheppio sulla
collina di San Colombano: è accaduto nel fine settimana scorso, e ora l’animale
si trova al Centro di recupero animali selvatici del Wwf di
Castelleone. Entro un mese dovrebbe tornare a volare sulla collina. Il rapace
ritrovato è un bell’esemplare maschio, e ha una zampa rotta in seguito ai
tentativi di liberarsi dal filo di ferro in cui era imprigionato, forse un
archetto per la caccia di frodo, anche se non ci sono certezze al riguardo.
L’uccello è stato rintracciato venerdì nel tardo pomeriggio da una famiglia di
Graffignana, a passeggio in collina nei pressi della Cascina Belgioioso, nella
zona dei boschi. Sentito un trambusto nella vegetazione, dopo essersi
inizialmente allontanati, mamma, papà e figlio hanno deciso di tornare per
capire l’origine del fracasso e si sono così accorti del rapace imprigionato. Quindi sono tornati a casa a prendere una gabbietta e,
raggiunto il luogo dove il gheppio era imprigionato, lo hanno liberato dal
laccio. Lo hanno tenuto a casa tutta notte, alimentandolo con carne cruda e
coccolandolo fino a trovargli un nome, Filippo. Sabato mattina hanno preso
contatto con Maurizio Papetti, presidente dell’associazione ambientalista
Picchio Verde, che è corso a recuperarlo e ha attivato la catena di solidarietà
animalista per il passaggio al Centro di recupero di Castelleone. L’animale è
curato, lo zampino rotto è stato steccato ed entro un mese dovrebbe
essere in grado di tornare a volare da solo. Per questo sarà liberato sulla
collina di San Colombano, più o meno nel punto del
ritrovamento. Unico neo, in tutta l’operazione di salvataggio, l’impossibilità
di mettersi in contatto di sabato con la polizia provinciale, nonostante sia la
forza deputata a questo tipo di interventi. «Per
fortuna la rete di volontari ha sopperito con grande
disponibilità, e Mauro del Wwf ha fatto personalmente la consegna al centro -
dice Papetti -. Chiunque trovi un uccello ferito, lo porti
a casa in una gabbietta o meglio ancora in una scatola con dei fori per far
passare l’aria. Una volta a casa si può alimentare con carne cruda se un rapace
o con lombrichi nel caso di pettirossi, merli o passeri o con granaglie se
tortore. Se invece sono dei pulcini si possono
imboccare usando piccoli vermi, di quelli per la pesca, presi con delle
pinzette. Se poi ci fosse un veterinario disponibile
in zona per il primo soccorso, avremmo una struttura davvero efficace». il
Picchio Verde non è nuovo a questo tipo di interventi
di salvataggio e soltanto il week-end precedente era stata soccorsa una tortora
a Camporinaldo, frazione di Miradolo Terme: finita tra le unghie di un gatto,
fortunatamente passato lo shock era pienamente ristabilita. Andrea Bagatta