Il Cittadino 16 Gennaio 2008 Centro Lodigiano pagina 20
Gli ambientalisti contro il piano
provinciale: Alterato
l’equilibrio faunistico,
troppe lepri sottratte all’oasi
In due anni prelevati 36 esemplari
nell’area collinare
San Colombano. Le lepri dell’oasi di protezione finiscono nelle “reti” dei cacciatori
e scatta la protesta degli ambientalisti: per 50 anni l’oasi non era mai stata
toccata, ma negli ultimi due anni la provincia di Milano ha autorizzato
altrettante catture con il rischio di alterare l’equilibrio faunistico
della zona.Domenica mattina una cinquantina di
cacciatori, sotto la supervisione dei responsabili di palazzo
Isimbardi e con la collaborazione della polizia
provinciale, hanno dato il via alle operazioni di cattura, che si sono poi
concluse con il prelievo di 18 esemplari. Sommate alle 18 catturate lo scorso
anno, fa un totale di 36 esemplari sottratti all’oasi in due anni a fronte di una stima di circa 80-90 capi basata su un censimento reale,
svolto dalle associazioni venatorie, che lo scorso anno ne contarono 50; quest’anno invece ne sono state registrate 32. Anche se la stima fosse corretta, oltre un terzo della popolazione
residente di lepri, anzi quasi la metà, è stata sottratta all’oasi in soli due
anni. Lo scorso anno le lepri catturate furono scambiate con quelle
provenienti da altri territori, ma immesse in collina in zone aperte alla
caccia, non più nell’oasi. Quest’anno un analogo
scambio con la zona di Arluno
non è stato possibile perché le cattive condizioni atmosferiche su quel
territorio hanno impedito le operazioni di cattura: così le lepri della riserva
sono state trasferite in altre zone di San Colombano non vincolate alla
protezione della fauna.La normativa provinciale,
peraltro, prevede espressamente la cattura nelle oasi di protezione
anche se «tali modalità di prelievo della fauna non costituiscono in
queste aree un normale metodo di gestione, ma solo un mezzo cui ricorrere per
effettive e comprovate necessità», come si legge nella documentazione ufficiale
di palazzo Isimbardi a proposito delle aree di
protezione.«L’aver autorizzato per due anni di fila il prelievo nell’area
protetta rischia di alterare l’equilibrio e con la scusa del controllo numerico
delle lepri intanto si svuota l’oasi - dichiara Maurizio Papetti,
presidente del gruppo ambientalista il “Picchio Verde” -. Non vorremmo che
queste manovre siano il preludio alla cancellazione dell’area protetta con il
nuovo piano venatorio atteso nel 2009».Un timore che non
poggia su alcun fatto concreto, però, secondo i tecnici provinciali che hanno
seguito l’operazione. «Il piano può essere modificato in qualunque
momento. L’allusione a intenti di svuotare l’oasi non
ha alcun fondamento, poiché sono solo le eventuali esigenze di contenimento
della specie che dettano i tempi e i modi d’intervento. La cattura è avvenuta
per due anni consecutivi a causa di danni alle colture di tre aziende agricole,
in particolare a un’azienda florovivaistica,
per un totale di 7mila e 400 euro».
Andrea Bagatta