Il Cittadino   19 aprile  Centro Lodigiano  Pagina 20

 

San Colombano  L’associazione Picchio Verde lancia un appello agli agricoltori della collina 

 

«Fermate la guerra all’incolto» 

 

I terreni abbandonati aiuterebbero a combattere le malattie delle piante

 

San Colombano I terreni incolti? Una risorsa per la collina. A sostenerlo è Maurizio Papetti, presidente della locale associazione ambientalista Picchio Verde. «Bisogna fare una distinzione tra il vigneto abbandonato, che può portare malattie anche gravi per le viti, e il terreno incolto, che diventa bosco naturale ed è alleato nella lotta alle malattie - dice Papetti. - Un bosco o un incolto diventa una riserva naturale di insettivori, di uccelli e di mammiferi che aiutano l’agricoltura, una riserva di insetti utili, che predano altri insetti dannosi». A San Colombano la lotta agli incolti e ai vigneti abbandonati è da sempre un argomento caldo tra agricoltori, Consorzio Vini Doc e assessorato all’Agricoltura. Ciascuno fa la propria parte, e spesso si invoca un controllo anche maggiore rispetto a quello messo in campo finora, fatto di prevenzione, informazione e di repressione, là dove consentito dalla legge. Una lotta un po’ troppo generica, secondo il presidente del Picchio Verde: «Questa guerra generica agli incolti non è giustificata. La lotta va indirizzata esclusivamente all’estirpazione delle viti abbandonate, lasciando poi alla natura il compito di creare nuovi boschi». Anzi, i produttori potrebbero aiutare il ciclo naturale con operazioni più semplici ed efficaci. «Basterebbe aiutare i boschi nella loro ricrescita, mettendo a dimora essenze del luogo, autoctone, nel rispetto della biodiversità e recuperando specie a rischio di estinzione - continua Papetti. - Inoltre, bisognerebbe fare un altro passo: diminuire l’utilizzo dei pesticidi e dei diserbanti che uccidono indiscriminatamente le prede di altri animali, rane, tartarughe, rospi, bisce, tritoni e altre, tutti in via di estinzione nel nostro Parco». Le riflessioni sugli incolti del Picchio Verde non rimangono fini a se stesse, in contrapposizione con altre prese di posizione più drastiche, ma si trasformano in una proposta costruttiva, all’alba del nascente Parco Collinare: un tavolo di confronto e una collaborazione tra agricoltori, Consorzio Doc, amministrazione comunale e associazioni, allargata a scuole e cittadini. «La vite deve restare centrale nel Parco, ma bisogna pensare anche a proteggere la fauna e a creare nuovi rifugi naturali, anche con lo scopo di indirizzarsi verso un’agricoltura a minor impatto ambientale, oggi molto apprezzata anche dai consumatori. Se l’invito sarà raccolto, noi siamo già pronti a sederci attorno a un tavolo».Andrea Bagatta