Il Cittadino                       Centro Lodigiano                    24 giugno 2010           pagina 26

Il timore è che l’azienda resti solo sulla carta. Tutti d’accordo sulla necessità che il comune vigili

Nuove edificazioni, la collina si spacca

San Colombano Nuova colata di cemento ingiustificata per alcuni; opportunità di tutela del verde e dell’agricoltura per altri. La collina si divide sui nuovi insediamenti concessi o in fase di concessione a San Colombano. Ma almeno su un punto sono tutti d’accordo: il comune vigili, e se non viene rispettata la vocazione agricola intervenga.Sono diverse le voci critiche che si levano in paese rispetto alle richieste di nuove costruzioni in collina, lungo la strada panoramica via Madonna dei Monti. In entrambi i casi si tratta di aziende agricole che andranno a costruire strutture destinate all’attività produttiva con annessa abitazione. Una delle due, che fa riferimento all’azienda agricola Maddy, ha già ottenuto tutti i permessi necessari e il cantiere è già aperto; l’altra, dell’azienda agricola Lazzarini Paola, è in fase istruttoria con il progetto già presentato.Il sentimento comune è decisamente contrario ai due insediamenti, non fosse altro che portano cemento là dove invece era stato promesso il blocco delle costruzioni con l’istituzione del parco collinare. Il vincolo di proprietà di tre ettari accorpati per poter costruire non è stato un deterrente per le due aziende agricole in questione, e ora il timore è che, una volta costruito, dell’attività agricola non resti traccia che sui permessi rilasciati dal comune, mentre le residenze saranno di sicuro abitate in una delle zone più belle dell’intero Lodigiano.«Non voglio commentare la possibilità delle nuove costruzioni, rilevo soltanto che le aziende agricole presenti in collina devono fare i salti mortali anche solo per un portico in legno e spesso i permessi non arrivano - dice Angelo Panizzari, storico viticoltore banino con azienda e residenza in collina -. Si era detto che non si sarebbe più costruito, invece non è vero. Speriamo solo che siano vere aziende agricole, ma su quello dovrebbe parlare il comune».Il timore che il titolo di azienda agricola sia solo sulla carta è aumentato dal fatto che entrambe le proprietà non sono note finora per l’attività in questo settore. Tuttavia, c’è chi non vede problemi nei nuovi arrivi. «Ben vengano imprenditori che investono in collina, altrimenti sarebbe tutto un incolto - dice Chicco Riccardi, patron della Nettare dei Santi, che ha l’azienda e l’abitazione in collina -. Se arrivano imprenditori pronti a spendere soldi per tenere pulita e in ordine i terreni facendo agricoltura, perché non dare loro i permessi? Piuttosto, che il comune si faccia garante della loro attività agricola, poca o tanta che sia, e se così non fosse, intervenga subito».Posizione simile a quella degli ambientalisti del Picchio Verde, che non vedono solo i problemi. «Se queste sono attività agricole, ha anche un senso che possano costruire le strutture, a patto che siano poi in linea con le prescrizioni ambientali e paesaggistiche - spiega il presidente del Picchio Verde Maurizio Papetti -. Se invece queste non sono attività agricole, allora deve essere il comune a verificarlo e intervenire».Andrea Bagatta