Il Cittadino               Centro Lodigiano                29 ottobre 2008               pagina 23

 

Gli ambientalisti ora chiedono un coordinamento fra le tre province

 

Un ambiente ideale per il bracconaggio, in particolare la caccia indiscriminata agli uccellini: questa è la collina di San Colombano, con i suoi boschi, le vallate e le coste. In poco meno di 15 chilometri quadrati si incontrano i confini amministrativi di tre province, Milano, Lodi e Pavia. Territori diversi e calendari venatori differenti sono le coordinate su cui i bracconieri fanno la loro fortuna. Nell’ambito territoriale di caccia 3 pavese, poi, ci sono spesso posti liberi che vengono occupati da cacciatori bresciani e bergamaschi. Appostamenti fissi e mobili sono posizionati a confine tra il territorio di Pavia e quello di Milano o di Lodi. I bracconieri si spostano da una parte all’altra evitando i controlli, che ogni polizia locale può effettuare soltanto sul territorio di propria competenza. E i confini amministrativi non cadono in corrispondenza di elementi geografici netti e riconoscibili, al punto che le stesse mappe regionali e provinciali non avrebbero una corrispondenza precisa. Segnalazioni di sospetti casi di bracconaggio in collina sono già state effettuate diverse volte da Wwf e Picchio Verde, l’associazione ambientalista banina. «Siamo molto soddisfatti di questa operazione, ma non basta - dice Maurizio Papetti, presidente del Picchio Verde -. La polizia provinciale di Pavia ha fatto un ottimo lavoro, ma noi chiediamo agli assessori competenti delle tre province di trovare un accordo per un coordinamento nella sorveglianza e nella repressione di questi fenomeni, anche insieme alle guardie forestali e alle guardie venatorie volontarie».