Il
Cittadino
Centro Lodigiano
17 aprile 2009 pagina
22
La denuncia del Picchio Verde: Ora
che è stata costituita l’oasi, serve coordinamento fra le province
Sulle colline mancano agenti e
controlli
Cacciatori di frodo ed ecofurbi sono i veri padroni del parco
San Colombano Costruzioni abusive e catapecchie, ecofurbetti,
cacciatori di frodo, e le polizie provinciali latitano
nel Parco locale della collina di San Colombano: la denuncia arriva
dall’associazione ambientalista Picchio Verde, che chiede a gran voce la
convocazione di un tavolo tecnico con gli assessori provinciali competenti al
fine di creare un coordinamento delle attività di
controllo. «Purtroppo chi vive la collina sa bene che la presenza delle forze
di polizia è del tutto insufficiente: mancano i controlli e i pattugliamenti
normali, e gli interventi avvengono sempre su segnalazione, spesso soltanto per
prendere atto di determinate situazioni - dice
Maurizio Papetti, presidente del Picchio Verde -. Ora
che il Parco locale è stato ufficialmente costituito
si crei un coordinamento tra le varie polizie competenti per dare maggiore
efficacia alla loro azione». Il Parco si distende su tre province, con il
risultato che in territorio di San Colombano è competente la provincia di
Milano, in territorio di Graffignana e Sant’Angelo quella di Lodi, e in territorio di Miradolo e Inverno e Monteleone
quella di Pavia. E le forze di polizia non possono sconfinare durante le loro
operazioni, se non in presenza di flagranza di reato.
Così i già pochi controlli sono ulteriormente limitati dai problemi di confine,
peraltro non ben chiari. Alcuni bracconieri, un anno fa, furono scoperti nel
tentativo di utilizzare proprio lo stratagemma del passaggio di confine tra Miradolo e San Colombano per vanificare l’azione di
controllo della polizia provinciale di Pavia. Inoltre,
la polizia competente su San Colombano è quella della Provincia di Milano: sui
colli gli agenti non passano mai per caso, durante normali giri di routine, ma ci
devono venire appositamente. «Tutti questi problemi
lasciano intendere quanto sia difficile portare avanti
un’azione di controllo efficace, anche perché le polizie hanno anche altri
compiti e altri territori da verificare - prosegue Papetti
-. Un protocollo d’intesa che permetta però di
sconfinare ai corpi di polizia per le loro azioni, piuttosto che
l’incentivazione e la formazione di guardie volontarie, ecologiche o venatorie,
potrebbero essere strumenti efficaci per una migliore tutela del Parco». Il primo
indispensabile passaggio per prendere coscienza del problema e valutare le
possibili soluzioni rimane la convocazione di un tavolo tecnico alla presenza
degli assessori provinciali competenti o dei loro delegati. «Il 22 marzo scorso
abbiamo inviato una richiesta formale al sindaco Gigi Panigada
e all’assessore Gianfranco Tosi perché si attivassero in tal senso entro marzo
o aprile, ma a oggi non abbiamo ancora avuto nemmeno
una risposta», - conclude il presidente del Picchio Verde.
Andrea Bagatta