Il Cittadino 17 gennaio 2007 Centro Lodigiano pagina 16
L’operazione
chiesta dai cacciatori dopo i danni che un vivaista ha attribuito alla
fauna selvatici.
La
provincia dimezzerà le lepri sui colli
Prima
cattura dopo mezzo secolo: gli ambientalisti locali insorgono
San Colombano. Entro quindici giorni sarà effettuata la prima cattura di lepri nell’oasi protetta collinare da cinquant’anni a questa parte. La decisione della provincia di Milano, però, non è condivisa e gli ambientalisti locali la contestano apertamente. La decisione è nata da una richiesta di rimborso presentata lo scorso novembre dall’azienda agricola Negri Anna Maria di Chignolo Po per danni subiti alle colture florovivaistiche dalla fauna selvatica. Così, il comitato di gestione dell’Atc 3, l’Ambito territoriale della caccia di San Colombano al Lambro, ha fatto domanda per la cattura di lepri nell’oasi protetta, quasi al confine con il comune di Chignolo Po. A metà dicembre, la provincia di Milano ha svolto un censimento delle lepri presenti e ne ha rilevate 50, stimandone in totale sull’intera superficie circa 80-90 esemplari. Quindi ha richiesto all’Istituto nazionale per la fauna selvatica, l’ente statale competente in materia, l’autorizzazione a procedere. Avuto parere positivo, ha stabilito la cattura di 30 lepri entro il mese corrente (prima che si chiuda la caccia) ma solo nella porzione meridionale dell’oasi, nei pressi dell’azienda danneggiata, per la quale la procedura di valutazione dei danni è tuttora in corso. Le associazioni ambientaliste di San Colombano, però, contestano la scelta e le modalità con cui è maturata. «Nel nostro territorio e all’interno dell’oasi protetta i cacciatori sono liberi di fare e disfare - dice il presidente dell'associazione ambientalista Picchio Verde, Maurizio Papetti -. Magari la cattura è doverosa, ma si sarebbe potuto stabilirlo insieme, dopo avere fatto un censimento insieme. Invece non siamo stati coinvolti per niente». Anche la decisione in sé lascia molte perplessità: «Questa sarà la prima cattura da cinquant’anni a questa parte nell’oasi, e produrrà uno stress notevole sugli animali - dice Giovanni Leporelli, membro del comitato di gestione dell’Atc 3 in rappresentanza del Wwf -. Inoltre la stagione è molto calda, e può darsi che ci siano delle coppie già formate o che addirittura alcune lepri abbiano già partorito, con il rischio così di separare la mamma dai figli. Il risultato sarà di rompere un equilibrio perfetto e di realizzare un forte decremento delle nascite nei prossimi anni». Tuttavia, dal servizio gestione attività venatoria della provincia di Milano «si conferma di aver operato nei termini delle leggi vigenti», e si ricorda che la gestione dell’oasi protetta fa capo direttamente alla provincia e che al censimento era presente anche un rappresentante dell’associazione naturalistica Natura e Vita. «Associazione non locale e sconosciuta ai più - fanno presente però Papetti e Leporelli. - Non vorremmo si trattasse dell’ennesima associazione ambientalista “fasulla”, fatta appositamente dai cacciatori per poter sbandierare una condivisione che invece non c’è». Non è stata ancora stabilita l’esatta procedura della cattura: probabilmente le lepri verranno trasferite in altre zone in cui la popolazione di questa specie viene ritenuta carente dagli esperti incaricati dalla provincia. Andrea Baratta
Più
fortunati gli esemplari delle Monticchie Lodi
garantisce l’immunità dalle doppiette
Somaglia Mentre a San Colombano monta la polemica per la cattura delle lepri, alla riserva naturale delle Monticchie, nel comune di Somaglia, provincia di Lodi, ne sono già stati catturati 100 esemplari in poche ore, sabato scorso, con un pieno accordo tra cacciatori e ambientalisti. Gli animali, una volta esaminati e contrassegnati, sono stati poi liberati in varie zone di ripopolamento e cattura (territorio in cui non è consentita la caccia libera) secondo un piano di riparto messo a punto da una commissione provinciale composta dai tecnici della provincia e da rappresentanti delle associazioni ambientaliste, agricole e venatorie. Le lepri sono state liberate in 5 zone dell’Atc Nord e in 3 del Sud, nei territori comunali di Castiraga Vidardo, Mairago, Massalengo, Mulazzano, Corte Palasio, Maleo, Orio Litta, Borghetto, Caselle Landi e Corno Giovine. Tuttavia, non saranno perse di vista: agli animali, infatti, è stato apposto un bottone auricolare, un contrassegno che permetterà di distinguerli nel caso di successive catture nelle zone di ripopolamento. In base a uno specifico accordo tra provincia e Riserva, infatti, l’intervento straordinario nelle Monticchie prevede che tali lepri non siano liberate nel territorio aperto alla caccia, ma rimangano in zone protette per andare a ricostituire il patrimonio animale autoctono. Infatti, le lepri catturate hanno caratteristiche genetiche molto interessanti, perché rappresentano un campione di popolazione che nella Riserva non ha subito interferenze, immissioni o prelievi da almeno trent’anni. Per tale motivo, sono state effettuate anche visite e prelievi del sangue da parte del servizio veterinario dell’Asl di Lodi, per permettere approfondimenti scientifici. La proposta di cattura era partita direttamente dal comune di Somaglia, che gestisce la Riserva naturale, sulla base di alcune richieste di danni a colture agricole, ed è stata programmata dalla provincia,per proseguire nella direzione dell’autonomia di immissione di capi selvatici nel territorio.