Il
Cittadino 10 Agosto 2007 Centro Lodigiano pagina 15
I volontari saranno impegnati ad avvistare i volatili
Sulle colline a osservare i
rapaci: torna il campo del Picchio verde
Si svolgerà
dal 19 agosto al 3 settembre, sulle colline banine,
il progetto “Migrans”, messo in piedi per il terzo
anno consecutivo dall’associazione ambientalista locale Picchio Verde, dai
volontari del Grol - Gruppo Ricerche Ornitologiche
Lodigiano e dal Wwf. Per quindici giorni volontari si
alterneranno in un punto d’osservazione collinare per avvistare e censire i
rapaci di passaggio per la migrazione verso sud. Il campo banino
è l’unico in tutta la pianura padana, nella quale i rapaci si riversano dalle
vie note delle Alpi per disperdersi in vari percorsi non ancora conosciuti. Proprio
San Colombano potrebbe rappresentare una tappa fissa
in uno di questi percorsi migratori, dal momento che i
censimenti degli anni passati hanno dimostrato la non casualità degli
avvistamenti: nel 2006 furono visti più di mille uccelli diretti in Africa, di
cui oltre 700 rapaci, perlopiù falchi pecchiaioli, ma
anche rondoni e gruccioni. I campi d’osservazione si tengono regolarmente dal
2005, dopo una prima rilevazione avvenuta per opera di alcuni
volontari del Grol che a fine agosto 2004 osservarono
il passaggio di oltre 200 falchi in poche ore. Da lì la
”scoperta” della collina banina come balcone
d’osservazione ideale, e la collaborazione con l’associazione locale Picchio
Verde per dare regolarità al censimento. «Quest’anno
saremo presenti dalle 9,30 del mattino fino alle 17 circa, e come sempre il
campo d’osservazione è aperto a nuovi arrivi - spiega
Maurizio Papetti, presidente del Picchio Verde. - Chi
vuole venire a osservare i rapaci in cielo può
contattarci, sia per aggregarsi solo per qualche ora sia per dare la
disponibilità a partecipare ai turni d’osservazione». Una rilevazione non scientifica, ma condotta secondo criteri di oggettività, al
punto che anche la regione Lombardia comincia a dimostrare qualche interessare
per San Colombano come possibile rotta migratoria
inserendola come luogo di tutela della biodiversità
in una propria pubblicazione. «Avremmo voluto dare un carattere ancora più
rigoroso all’osservazione, con un periodo più lungo e turni più ampi, proprio
per valorizzare l’aspetto naturalistico della collina, oggi che è diventata Parco - spiega Papetti.
- Per questo abbiamo chiesto un contributo alla provincia di Milano e al comune
di San Colombano: la provincia, però, ci ha risposto
che i fondi vengono destinati ai comuni e non a
singoli progetti, rimandandoci quindi all’ente locale. Il comune di San Colombano, invece, non ci ha nemmeno risposto, nonostante
due richieste. Noi andiamo avanti lo stesso, da soli, con le forze che riusciamo a mettere in gioco, sperando di avere altri
risultati incoraggianti come negli anni passati».A. B.