Il
Cittadino
Centro Lodigiano
20 gennaio 2012
pagina 25
Gli ambientalisti non ci stanno:
<<È un’area protetta ormai da più di 60
anni>>
L’oasi nel mirino delle “doppiette”
I cacciatori chiedono di svolgere
l’attività nel parco collinare
San Colombano I cacciatori vogliono mettere le mani sull’oasi
della collina di San Colombano e ne chiedono la
trasformazione in territorio di caccia. La trasformazione dell’oasi in
territorio aperto alla caccia, sia pure con l’indicazione ad area di
ripopolamento e cattura era già emersa sette anni fa ed era stata bloccata
allora da un movimento di cittadini da cui poi era scaturita l’associazione
ambientalista Picchio Verde. A distanza di anni i cacciatori ci riprovano: sono
iniziate infatti le procedure per il nuovo Piano
faunistico venatorio della Provincia di Milano, e tra le richieste dei
cacciatori figura proprio lo spostamento dell’oasi. L’oasi protetta di San Colombano è un’area interclusa alla caccia da circa 60 anni nella zona sud della collina, a ridosso della
provinciale 234 verso Chignolo, in zona Malpensata. I
cacciatori chiedono invece di spostarla dall’altra parte della collina a
ridosso del centro abitato trasformando l’area dell’oasi in zona ripopolamento
e cattura aperta alla caccia. Contrari gli ambientalisti ma anche molti
cacciatori che non vedono l’utilità di uno spostamento del genere. «L’oasi è un
ambiente protetto da più di 60 anni, non è che
spostandolo sulla carta si può pensare di riprodurlo - dice Giovanni Leporelli del Wwf e del Picchio Verde -. I cacciatori
vogliono mettere le mani sul patrimonio faunistico eccezionale che è conservato
nell’oasi, non ci sono altre valide motivazioni per una sua trasformazione».
Dello stesso parere è addirittura qualche cacciatore. «Non
si sente un’esigenza specifica di aprire quel territorio al ripopolamento e
cattura - dice un associato dell’ambito di caccia di San Colombano
-. Gli equilibri sono delicati: quando si è cambiata la destinazione venatoria
della zona di via Regone, nel giro di una stagione la
fauna è sparita. In tanti pensiamo che sia meglio lasciare le cose come
stanno». Sarebbero almeno una dozzina i cacciatori che
hanno già manifestato apertamente la loro contrarietà al progetto. «Ma di deciso non c’è nulla, è un’ipotesi al vaglio - dice
Pietro Luigi Borella, presidente dell’Ambito di
caccia -. Spostare l’oasi risponderebbe a diverse esigenze: ci sarebbe un miglior irradiamento della fauna e una maggior
protezione ambientale anche alla luce del percorso naturalistico individuato
dall’amministrazione in Val Panate». Intanto, per
domenica prossima