|

San Colombano
Grande risultato per gli ambientalisti banini
il cui impegno alla fine è stato premiato. Infatti
dopo mesi di discussioni, petizioni, appelli,
incontri con i politici, raccolte firme inviate
alla provincia di Milano arriva la conferma del
mantenimento dell'oasi collinare di San Colombano
al Lambro, un'area che dovrà essere la perla del
parco.
Il nuovo piano faunistico venatorio prevede la
conservazione dei tre ambiti territoriali caccia
del milanese, istituisce una nuova area protetta,
il bosco del Roccolo tra Busto Garolfo e Canegrate,
oltre all'oasi in questione. Gli ambientalisti
saranno quindi tranquilli fino al 2009 visto che
quella è la data di scadenza del documento approvato.
A dare la buona notizia è Maurizio Papetti, presidente
dell'associazione Picchio verde che nel giro di
un anno ha raccolto attorno a questa battaglia
oltre 115 soci e decine di associazioni del territorio
a partire dal Wwf Alto Lodigiano. «L'altra sera
- spiega Papetti - la giunta provinciale ha votato
il nuovo piano faunistico-venatorio, approvando
la conservazione dell'oasi». Certo si è trattata
di una mediazione e qualcosa si è dovuto cedere.
È infatti stata ridotta la zona di ripopolamento
e cattura. «Sono stati tolti 170 ettari collocati
nella zona Regona, sulle rive del Lambro, in pianura
in territorio di Graffignana». Si è trattato di
un compromesso in quanto l'oasi di San Colombano
aveva una percentuale di territorio dedicata al
ripopolamento più alta delle altre oasi lombarde.
«Siamo soddisfatti del risultato raggiunto - spiega
Papetti -. Dobbiamo sicuramente ringraziare il
presidente della provincia Filippo Penati. Ma
a prendere davvero a cuore le nostre richieste
sono stati l'assessore ai parchi Pietro Mezzi
e il consigliere provinciale Massimo Gatti, non
voglio neppure dimenticare l'assessore alla caccia
Alberto Grancini». Comunque l'impressione che
si ha è che gli ambientalisti abbiano raggiunto
solo una prima tappa, ma che non considerino affatto
concluso il loro lavoro. Anzi l'acquisizione dell'oasi
appare come un punto di partenza per nuovi obiettivi:
«Infatti - spiega Papetti - ora occorre un nuovo
progetto, provvedere ad un censimento degli animali
rari e si stabiliranno dei paletti chiari per
i cacciatori». In realtà la grande attesa è per
la costituzione dell'ente parco.Il piano prevede
genericamente che vengano curati boschi, sentieri
e filari di verde; dà indicazione per la gestione
e conservazione delle specie d'interesse e dell'habitat
di molte di queste, come le zone umide ad esempio
e richiede infine una relazione sullo stato della
frammentazione delle aree ecologiche. Questo lascia
spazio al lavoro delle associazioni ambientaliste
che avevano chiesto il mantenimento dell'oasi.
Cristoforo Vecchietti
|