Mauro Delogu, virologo del dipartimento
di Salute pubblica e veterinaria dell’Università di Bologna, da 12 anni
impegnato in ricerche nelle Oasi WWF sui virus aviari, vuole gettare acqua
sul fuoco della psicosi aviaria, e rassicurare gli italiani: non c’è nessun
pericolo, né con gli animali urbani, né nel frequentare le aree umide.
I nostri ecosistemi sono "blindati", il virus con tutta probabilità
si annienterà da solo, e soprattutto in questi mesi invernali lo scambio tra
le specie potenzialmente a rischio (cigni, germani) e specie urbane è praticamente nullo.
FAUNA URBANA. Piccioni, storni, passeri e gabbiani (comuni e reali).
"Il piccione è specie poco recettiva, che rischia
il contagio solo di virus altamente patogeni - dice Delogu
- . Storni e passeri sono specie più sensibili, ma la loro ecologia è diversa
da quella dei migratori acquatici. Lo storno non interferisce con le specie
potenzialmente vettrici, perché se anche di giorno
lascia i “dormitori” delle città per andare in campagna, si nutre nei campi
e non frequenta zone umide. I gabbiani non si muovono dalla città dove durante
l’inverno le temperature sono di qualche grado più alte
rispetto agli habitat naturali, sono ittiofagi e si nutrono anche di residui
alimentari dell’uomo. Rischio prossimo allo zero per i corvidi,
estremamente sedentari e dunque non soggetti a contatto.
Vale semplicemente la comune raccomandazione di non toccare o maneggiare animali
morti".
ANIMALI DA COMPAGNIA. "Chi ha
animali in casa acquistati da negozi (canarini o altre specie di uccelli da
voliera) non corre nessun rischio. Per chi fosse colto da dubbi, o avesse
acquistato magari animali da fiere o mercati, meglio un viaggio tranquillizzante
dal veterinario che non disfarsi dell’animale in
modo incontrollato. Per chi ha voliere in esterno, detto che i piccioni non
costituiscono un pericolo, si possono per precauzione aumentare le barriere
fisiche tra specie domestiche/selvatiche: basterà dotare le voliere di una
doppia rete protettiva".
UNA GITA AL LAGO. "Non esiste in letteratura un solo
caso di trasmissione del virus da animale selvatico all’uomo. Frequentare
stagni o laghi e zone umide non ci espone assolutamente a nessun rischio".
I CIGNI. "I cigni sono animali solitari,
i contatti con altre specie sono minimi. Non allontanate o spaventate
cigni, si provocherebbero comportamenti anomali o la loro dispersione incontrollata,
mentre gli habitat naturali dove essi vivono fungono da
barriera alla diffusione. Nessun allarmismo in caso di cigno trovato morto
(al di là dell’ovvia precauzione di non toccarlo):
moltissimi animali muoiono per saturnismo (ingestione di pallini di piombo
da caccia, è la prima causa di morte per i cigni) o per l’impatto con
le linee elettriche".
IL VIRUS "In Italia è confinato ad una sola specie
di provenienza da est, ma la diffusione è assai improbabile e la resistenza
del virus in ambiente non è illimitata. In genere la malattia si autoestingue, il contagio da specie a specie è rarissimo:
anche per i virus poco patogeni è difficilissimo trovare una strada di uscita. In due anni di ricerche abbiamo monitorato l’eventuale
relazione del virus con i fagiani, che pure vivevano a stretto contatto con specie infetteed
abbiamo verificato che, non si sono mai infettati. C’è poi un sistema di monitoraggio
continuo: quello del ministero della Salute che ha già effettuato 5.500 controlli. Gli studi dell’Università di Bologna
all’Oasi WWF di Orbetello,
hanno campionato oltre 800 animali dal 1° gennaio
WWF Italia