Sintesi dello studio "ecologia della malattia nelle Oasi WWF".
Il
WWF invita il Ministro Storace a fare chiarezza su cosa intende nella
sua ultima Ordinanza aviaria con il concetto “abbattimento” di
animali sospetti.
Fino ad oggi infatti questo tipo di provvedimento non è mai stato intrapreso per le specie selvatiche, ma solo per quelle domestiche destinate all’alimentazione.
Al contrario, tra le cautele intraprese negli altri paesi c’è stato il divieto di caccia nelle grandi aree umide europee, come nel caso del Delta del Danubio. Chi deve abbattere gli animali sospetti, come e dove? Si tratta di uccidere gli animali una volta riscontrato il virus all’interno dei centri di recupero o si sta parlando di abbattimenti in natura? In quest’ultimo caso il WWF sarebbe fortemente contrario: non esiste infatti nessun presupposto scientifico.
Con abbattimenti incontrollati e improvvisati in natura si rischia di uccidere animali selvatici sani e squilibrare la popolazione selvatica favorendo paradossalmente così la propagazione del virus. Insomma, un rimedio peggiore del male stesso. Il WWF ricorda che le aree naturali che ospitano le popolazioni selvatiche nel caso dell’aviaria svolgono una funzione strategica per far sì che il virus si “risolva” all’interno di esse. Sono una cintura di sicurezza che allontana l’uomo e le specie domestiche dal contatto con gli esemplari potenzialmente malati, sono aree dove svolgere i controlli e il monitoraggio della propagazione del virus.
Urgenti invece le misure per quanto riguarda le indicazioni da dare ai cittadini: evitare ogni contatto con specie selvatiche (questa è tra l’altro una prassi consolidata delle aree naturali gestite correttamente, tra cui le stesse Oasi del WWF) ed evitare anche di dar da mangiare agli esemplari selvatici che mostrano particolare confidenza con l’uomo. Alzare quindi la guardia soprattutto nelle aree urbane e periurbane dove i selvatici possono rifugiarsi.
Il WWF invoca fortemente il rafforzamento di una rete di monitoraggio nazionale composta, in massima parte, da tutti quegli operatori specializzati in fauna selvatica, gli stessi che hanno infatti consentito in questi gioni di segnalare i primi casi di aviaria comparsi in Italia. Alcuni mesi fa il WWF aveva dato la sua disponibilità per collaborare con il Ministero, fornendo l’esperienza creata in 40 anni di gestione di fauna selvatica e aree protette e in oltre 15 Centri recupero specializzati, ma ad oggi non si è avuto nessun riscontro. E certo non è un bel segnale.