Il 14 gennaio 2007 tigre31 racconta…:
Con un
amico cittadino e coetaneo , sono in
una strada bianca di una
fattoria del centro Toscana in questo pazzo gennaio
una vigna , a sinistra un oliveto, dove il terreno l'aratro non lo aveva
visto da almeno 20 anni.
Dice l'amico " Non incontriamo mai alcun fattore in queste campagne
, per
la verità non incontriamo , ne' coloni e ne operai, gli chiederei per quale
ragione , hanno seminato delle piante nel vigneto , hanno tanto terreno
incolto"
" Caro Pietro fattori non ne' incontrerai , gli ultimi sono
andati in
pensione o nel mondo dei più una ventina di anni fa , ora le fattorie sono
amministrate da dei periti o dottori in agraria , nel mio peregrinare
ne'
ho incontrati nei campi ben pochi.
La coltivazione che vedi a filari alterni , non è
altro che il sovescio,
cioè un concime e le piante non sono altro che fave , o come diceva
il
Limneo , oltre 2 secoli fa <Fava Vicia >, lui che si prese la briga di dare
un nome a tutta la flora e fauna del globo.
Esse sono leguminose e nelle radici apicali , vi sono degli eccezionali
batteri , che prendendo l'azoto dall'aria , lo trasformano in nitrico ,
facilmente assorbibile dalla pianta .
Inoltre ne' lasciano a sufficienza nel terreno in pieno campo per la
cultura successiva dell'anno di poi.
Queste fave ad aprile , saranno falciate ed interrate durante l'aratura
della vigna ed apporteranno tanto nutrimento ecologico e biologico per la
vite.
"Questa proprio non la sapevo, disse l'amico è come se'
andassi in
trattoria e facessi una grossa ordinazione, ed una buona parte la lasciassi
per l'avventore che mi seguirà, il quale potrà mangiare pure lui, senza
spendere un euro. "
"Proprio così, dissi io , non è una istituzione
di questi giorni , negli
anni '30 e ' 40 il sovescio era usatissimo nelle poche vigne dell'epoca.
In precedenza l'uva veniva prodotta nei filari delle prode , con
di tanto
in tanto dei pioppi, con questo sistema l'uva maturava ottimamente , sui
pioppi vi erano le ciocche di uva ad altezza d'uomo.
I fattori si accorsero che per avere una buona produzione ci volevano
i
vigneti , ed ad ogni colono iniziarono a fare le vigne , grosso modo circa
1
acro , cioè
anche
Le fave erano usatissime per la rotazione delle culture nei campi ,
in
questi terreni argillosi seminare il mais era rischioso salvo che in una
estate piovosa poteva fare la spiga,diversamente non produceva niente.
In base al bestiame , poi veniva seminato il prato(erba medica-
lupinella
-trifoglio), le coltivazioni di fave erano notevoli anche perché
creavano
caloria per il frumento,che le seguiva l'anno di poi.
I coloni le usavano per la loro alimentazione , mangiavano
i baccelli
freschi con un po di sale e pane , a proposito vi
era un detto se' uno
trovava sette fave in un baccello nella vita sarebbe stato eccezionalmente
fortunato.
Era la stessa storia del trifoglio a 4 lobi e le lucertole con
la coda
biforcuta,un mio amico che ebbe una lucertola con la doppia coda, fini' in
manicomio a 14 anni.
Con le fave le massaie facevano anche dei favolosi stufati. "
L'amico chiese se'
questa pianta aveva varie malattie.
" Mi sembra :la ruggine sulle foglie , poi gli afidi portati dalle formiche,
che gli usano come gli umani le mucche , ed infine l'orobanche, una specie
di asparagio parassitario.
Questo parassita dal nome genere Wall Street , aveva un seme che rimaneva
nel terreno per un decennio, quando nei suoi paraggi si trovava la radice
di
una leguminosa . vi si
attaccava succhiandole la linfa.
In giugno i coloni toglievano dal terreno le piante di fave , le portavano
all'aia e poi con i correggiati le trebbiavano,
Le fave erano collegate anche al culto dei morti le cocevano in
novembre."
Poi cercai all'amico di spiegarli gli OGM e le biotecnologie e la
possibilità di impiantare nelle radici del frumento i batteri delle
leguminose , facendo in modo che questo potesse crescere bene anche senza
concimi, non trovai corrispondenza,disse erano cose troppo difficili per un
pensionato bancario.
www.enzopruneti.com