Il 6 marzo 2006  tigre31 narra…:

Dalle avventure di un bosco delle ns. parti,lasciamo l'agraria da una
parte e facciamoci una risata.

Una sera a 20 km dal nostro bosco, nella Chinatown di Campi Bisenzio, si
teneva la riunione della mafia cinese.

Per primo si alzò Too Yee, il capo dei capi dell¹organizzazione: ³Bisogna
trovare una casa colonica in un posto molto decentrato e crearci un¹azienda
che possa produrre delle false borse Luis Vuitton. La casa dovrebbe essere
non la colonica che piace ai fiorentini, costosa e in vista, ma una casa
modesta, dimessa e poco in vista. Faremo come al solito: la abiteranno
ufficialmente 5-6 nostri dipendenti i quali saranno regolarmente registrati
al comune e così via. Ma in realtà vi lavoreranno da 8 a 9 multipli di essi.
In caso di controlli risponderanno i nostri dipendenti ivi residenti. Nel
lavoro da effettuarsi in 168 ore settimanali si avvicenderanno tutti gli
altri secondo la nostra regola: 8 ore di lavoro e 4 di riposo. Gli ispettori
della Vuitton ci stanno dando la caccia. Sarebbe da pazzi produrre questi
falsi nella zona di Campi e dintorni, bisogna andare più lontano e in una
casa poco in vista. Ricordatevi che il Drago Giallo non perdona, chi sbaglia
paga e chi lavora poco finisce sotto terra. Ten Zao si interesserà per la
ricerca della casa, vedendo di pagarla ben poco. A fine agosto l¹azienda
dovrà essere in grado di produrre le borse così ben contraffatte che neppure
il suo vero titolare dovrebbe distinguerle dalle originali. Passiamo ora al
dipartimento prostituzione. Va ristrutturato. I locali apprezzano le donne
dell¹Est, le negre sono
già passate, idem le nostre donne. Per quanto
riguarda la droga andiamo forte nei night... impasticcarsi è già diventato
un verbo ed è tutto materiale nostro!²

Cara nipotina, i cinesi usavano 5-6 persone dei due sessi e dietro a
ciascuna di essi ce n¹erano altri 8-9 non denunciati. Giocavano sulla
somiglianza, sulla ferrea omertà che legava tra loro gli appartenenti
all¹organizzazione, ai ricatti verso i familiari che erano rimasti nel
Celeste Impero. In pochissimi anni questa mafia che produceva i falsi tutti
per mezzo del lavoro nero e che usava i ³vu¹ cumprಠper smerciare i
prodotti aveva racimolato enormi capitali. Non va dimenticata l¹operosità di
queste popolazioni che erano gli ³ebrei dell¹Asia². Migliaia di aziende
regolari finirono con il fallire per colpa dei prezzi che queste
organizzazioni potevano praticare. Tu, cara nipotina, dirai: cosa c¹entrano
i cinesi con il nostro bosco? Lo capirai in seguito.

   Era una calda serata ai primi di luglio. I due amici, ossia Hayak e
Gianni, erano in una radura nel bosco e chiaccheravano del più e del meno
avendo cura di non far cadere il discorso sulle albanesi e sul suicidio di
Branco. Accanto al lupo arrivava un piccolo serpente, il lupo si ritrasse
pensando che fosse una vipera e temendone il morso. Il solito uccellone gli
disse: ³è una serpe. Le vipere sono corte e tozze, la testa è triangolare,
l¹occhio è ellittico e sulla testa hanno delle piccole placche irregolari.
Nel caso del loro morso si vedono come due puntini che sarebbero i segni dei
due denti con i quali inocula il veleno. Tanti anni fa era rarissimo il
trovarle in quanto i coloni avevano i maiali e li lasciavano a giro per il
bosco. Per loro la vipera era una leccornia.²

³Da noi² disse il lupo ³esiste la vipera Ursini, che è ancora più corta
delle vipere della vostra zona.²

³Come tutti i rettili sono animali a sangue freddo, se la temperatura non li
aiuta si muovono lentamente ed è facile riuscire ad evitare il loro morso.²
Questo disse il nostro uccellone ³Poi noi notturni siamo in netto contrasto
di orario: quando loro noi siamo in giro noi si dorme e viceversa.²

³Senti enciclopedia² disse Hayak ³Ho visto dei piccoli nidi appesi agli
alberi. Da essi esce una specie di topino con una grossa coda. Da noi non ce
n¹erano. Chi sono

³Sono i ghiri² rispose l¹uccello ³è come me, un animale notturno e molte
volte ci faccio colazione. Sono buonissimi. Gli antichi romani, degli umani
di 2000 anni fa, ci andavano matti se li mangiavano arrosto che era una
meraviglia. Ve ne erano molti anche nel mio bosco di Colle. Quanto ti ho
detto era scritto nei documenti del Lucumone della zona di Volterra. La loro
caratteristica è quella di dormire da ottobre a maggio, cioè 8 mesi filati.
Mi è capitato di mangiarne uno uscito dal nido, proprio qualche mese fa: era
tutt¹ossa. Si nutre di noci, ghiande, fichi e bacche varie. Ha una
caratteristica: come le lucertole perde la coda senza una gocciola di
sangue. Io lo artiglio alla testa e poi ci pranzo; se lo si chiappa per la
coda ti rimane la coda tra gli artigli e l¹animale fugge. Nel nido si
avvolge completamente dentro la coda, che è sempre molto grossa e gli fa da
cuscino.²

Si era all¹imbrunire e infatti un ghiro uscì fuori dal forellino del nido.
Gianni con volo silente se lo fece suo, lo mostrò al lupo e poi ci fece
colazione.

Hayak rientrò in tana, Sibilla si avvicinò a lui, gli strusciò il muso e gli
disse: ³Caro paparino, stasera c¹è la luna. Io avrei tanto piacere di fare
una bella ululata. Mi basta una mezz¹ora, in modo che un bel lupo bianco mi
senta e venga a prendermi.²

³Cara la mia bella lupacchiotta² le rispose il padre ³Se ululi ti sentono
gli umani e fanno una bella cacciata a noi lupi con cani ed elicotteri.
Quando saremo sulle Apuane, in zone dove non c¹è nessuno, potrai ululare
quando
vuoi. Qui è pericoloso. Al riguardo del lupo bianco io penso di
essere unico e raro di questo colore. Si pensa dipenda da una legge
dell¹ereditarietà oltremodo rara.² Poi guardò la volpina che dormiva
placidamente e disse che l¹avrebbe portata con loro sulle Apuane.

³Sai Sibilla cosa ho scoperto alcuni giorni fa vicino al torrente? Le cinque
volpi di cui parlava la volpina
. Erano morte di rabbia. Il sacrificio dei
suoi genitori non è stato vano, la malattia si è fermata.² Karina brontolò i
due chiacchieroni che non la lasciavano dormire. La vecchia daina, che
costituiva la ³dispensa², era già a metà. Però Karina aveva preso un paio di
leprotti giovani giovani ed erano stati messi accanto alla daina. Hayak si
mise a pensare alla partenza rimandandola ormai alla fine dell¹estate. Gli
dispiaceva perdere Gianni con il quale si era fatto una cultura notevole.
Nulla sfuggiva alla volpina che era come le reporter Carolina di 50 anni
prima. Non so se era il caso oppure la sua acutezza ma non si smuoveva
foglia che la volpina non la vedesse.

   Un giorno arrivarono al torrente con una macchina due cinesi.
Parcheggiata la macchina osservarono con il cannocchiale tutte le
costruzioni della zona, poi a piedi presero la viottola che porta in cima al
bosco. La volpina li osservava sempre ben rimpiattata dentro il bosco quando
i due arrivarono alla casa di Cecco e Rosa. Nella loro lingua fecero delle
esclamazioni di contentezza: era quello che cercavano. Nessun weekendista
fiorentino l¹aveva comprata, le ragioni erano due: la posizione poco felice
(era stata costruita di fianco ad una scarpata alta almeno 20 metri). I
fiorentini volevano case sulle colline, con ampi panorami. Questa era tutto
l¹opposto. La seconda ragione era che da quando erano partiti per Milano i
due proprietari nessuno sapeva più il loro indirizzo anzi da anni correva
voce che fossero morti. Passarono pochi giorni che ritornarono i due cinesi
con un prete, sempre sorvegliati dalla volpina. Sentiamo il loro colloquio:

³I mi¹ zii, pace all¹anima loro, andarono a Milano a vendere la segatura
tanti anni fa. Mi ricordo che ero piccino piccino e abitavo alle Fornacette,
poi andai in seminario a farmi prete. Un paio di anni fa sono stato chiamato
da un notaio. Ero stato designato erede di questa casa, venni a vederla e
data l¹ottima posizione ci volevo fare un campeggio estivo per i ragazzi
della mia parrocchia a S. Ellero. ma i soldi mancano sempre e per ore non ne
ho fatto niente. To¹, l¹è aperta la porta...²

I tre entrarono all¹interno e trovarono parecchi vestiti vecchi di Rosa e di
Cecco più altri bei vestiti di una boutique sarda. ³E si vede che l¹è ben
frequentata² aggiunse il prete.

Don Palmiro era un prete di circa 65 anni, alto 185 cm e pesante almeno 130
kg. Era sufficientemente scaltro e affarista come il suo defunto zio.

³Come vedete, cari giallini, questa casa è ben frequentata. Capi da milioni
di lire. Il livello della clientela è di 5 stelle lusso ed extralusso. Le
coloniche ora
si vendono da 500 milioni in avanti, non di meno.²

Intanto con quei soldi pregustava di rimettere a posto la sua malandata
chiesa di S. Ellero  e tirava al massimo.

³Noi siamo dei poveli cinesi. Soldini ne abbiamo pochi. Noi possiamo
allivale a 20-25 milioni. Noi poveli.²

Il nostro prete, mescolando il dong cinese con lo yen, rispose: ³25 milioni
di yen fanno 375 milioni di lire. Con questi soldi non ci si compra che una
capanna, qui siamo al centro della Toscana.²

³Noi poveli, diciamo 25 milioni di lile, non yen. 30 al massimo.²

³E mi avete fatto venire via da S. Ellero e ci avevo un funerale di prima
classe! È morto un barone del luogo e ho dovuto richiedere rinforzi da
Reggello. Me lo dovevate dire che non avevate una lira!²

La volpina dalla sua macchia ascoltava senza capire niente e pensava:
³Potrebbero parlare in lupik! Così non capisco niente e sento solo una voce
baritonale dell¹umano vestito di nero ed un cinguettio dei due piccoli umani
gialli.²

Cara nipotina, la trattativa iniziò la mattina alle 9. Ora il sole stava
tramontando e la trattativa continuava ancora.

³Noi boat-people, noi povelissimi. Noi compliamo vecchio ludele pel liunile
alcune famiglie cinesi in giro pel Eulopa. Voi uomo di fede, complendele

³Io comprendo tutto. Voi acquistate una casa colonica del Seicento, del
periodo dei Medici, nel centro Toscana vicino ad un tempio di Diana (La
storia di Val di Cielo l¹ho letta da piccino). Qui ci abitava un famoso lupo
amico di San Francesco, a 3 km c¹è la Fi-Pi-Li: in mezz¹ora si va
all¹aeroporto di Pisa, in 15 minuti a Firenze. Cari miei figli del Celeste
Impero, siete troppo tirati. In lire si deve arrivare a 450 milioni, non di
meno.²

³Calo uomo in nelo, noi vollemmo dale tanti soldini ma non li abbiamo. Pel
quanto ligualda i medici noi abbiamo l¹agopuntula e ne facciamo a meno
. Per
la Fi-Pi-Li non sappiamo cosa farne, c¹è semple l¹autovelox. Pel Diana noi
fedeli a nostla moglie, niente altle donne. Facciamo tlecento milioni e non
se ne palla più.²

Palmiro era sfinito. In seminario nei 12 anni di studio e nei 6 ripetuti gli
avevano dato tutti i consigli, tutte le risposte ad ogni circostanza ma mai
gli avevano insegnato che con gli asiatici ci si siede e una trattativa del
genere può durare settimane. Aveva perso il trasporto, la messa, il vespro,
la dottrina ai ragazzi. Aveva una fame da lupo ma i gialli non si smuovevano
più. La sua pressione era sopra a 200, se la cosa continuava gli veniva
l¹infarto.

³Gialli, facciamola finita. 350 milioni e non se ne parli più.²

³Plego filmale calta bollata, poi noi paghiamo in contanti.² Uno dei due
prese
dalla macchina una valigetta e contò 35 pacchetti di fogli da 100000 a
10 milioni per pacchetto. Don Palmiro rimase di stucco e si accorse di
essere stato fatto fesso. Con cinque o sei panini e 2 litri della sua amata
Santal arancia avrebbe potuto resistere un¹altra giornata, però non ce la
faceva più. Mentalmente ringranziò lo zio Cecco, si fece buttare i milioni
dentro la tonaca, prese il suo foglio di carta bollata e andò alla macchina
con il ³malloppo² sopra alla sua grossa pancia.

Da Mattina, supplemento de L¹Unità, 15 luglio 1997:

PRESO SULLA A1 UN PRETE RICETTATORE

Ieri una solerte pattuglia della Stradale ha bloccato a Firenze Sud un prete
con 350 milioni nella tonaca. Si presume trattarsi del furto fatto al
mattino alla Carsmat di Prato di apri importo. Il prete lestofante in
cattive condizioni di salute e prossimo al collasso per il fermo, ha
spiegato che era l¹eredità di un suo zio morto anni fa e proprietario di un
rustico a Val di Cielo. È stato fatto accomodare a Sollicciano.

Da Mattina, supplemento de L¹unità (giornale fascista definito da Occhetto),
16 luglio 1997:

RILASCIATO IERI A SOLLICCIANO IL ³PRETE RICETTATORE²

Grossa gaffe fatta dalla Stradale che ieri aveva fermato il prete di
S.Ellero con in macchina 350 milioni, stessa somma e stessi tagli di un
colpo ad una banca pratese. Al mattino il robusto prete è stato messo in
condizioni di spiegare la provenienza della somma dovuta alla vendita di un
rustico ad una società estera mostrando l¹atto di una scrittura privata che
sarà regolarizzata nei prossimi giorni. Il buon parroco ha spiegato che
l¹intera somma sarà devoluta per restauri alla sua chiesa.

Da La Nazione, 18 luglio 1997:

é morto don Palmiro, l¹ottimo prete della chiese di S.Ellero. proprio ora
che grazie ad una eredità di 350 milioni poteva risistemare la sua chiesa
romanica di prima dell¹anno 1000 in cattive condizioni di manutenzione.
Probabilmente il soggiorno di una notte a Sollicciano ha avuto cattivi
riflessi sulla salute del parroco.

Dalla pagina economica:

Grande scalpore ha suscitato in città la notizia del fallimento della SIBA
ELECTRONICS. Il titolare, intervistato dal nostro corrispondente nel
monastero buddista di Tokyo, ha dichiarato: ³Mi hanno rovinato le donne e
l¹EDP:²

   La sera, in tana, al volpina espose tutto quello che aveva visto e non
capito riguardo ai cinesi e al prete alla casa di Cecco ai tre canidi e
all¹uccellone. Gli animali sembravano preoccupati.

Gianni disse: ³Mai visti tanti umani gialli; neri sì li ho visti: pelliccia
(abito) e pelle nera
. A Colle avevamo un Don Basilio e un Don Vicentini. Qui
all¹epoca che era in vita mia moglie Gianna c¹era un certo Ciantelline.
Presumo che Don venga dal suono delle campane, con le quali chiamano a
raccolta i loro fedeli. Sulle campane sono un esperto in quanto per diversi
anni ho abitato in un campanile.²

Sibilla chiese: ³Cosa sono

³Hai visto un bicchiere, immaginalo grande e rovesciato ed in metallo che si
chiama bronzo. Dentro c¹è un batacchio che sbattendo sulle pareti fa
don-don. Da qui il titolo per questi uomini neri.²

Hayak disse la sua: ³Io vorrei sapere come gli umani abbiano fatto a
conquistare il mondo e ad esserne i padroni, usurpando a noi lupi la carica.
L¹altro giorno mi raccontavi i loro costumi sessuali che sono quanto di più
riprovevole. Le umane per la ³valuta², tagliandi di carta, vanno in calore
in qualsiasi periodo dell¹anno mentre noi lupi ci prendiamo 4 settimane per
fare queste cose e poi facciamo vita normale, idem gli uccelli. Si possono
accoppiare umani maschi fra loro e umane femmine fra loro, sempre in cambio
di valuta. Sorvolo su altri particolari che il nostro uccello mi ha
raccontato, in quanto ci ascoltano Sibilla e la volpina che sono minorenni.
²

³Per quanto riguarda gli umani con la pelliccia nera² disse il Gianni ³Posso
darvi altri schiarimenti. Essi studiano in tane appropriate per ben 144
lune, poi vengono messi in locali grandi, muniti di campanile e relative
campane. I loro capi gli vietano di accoppiarsi con le femmine umane, i capi
sanno quanto sono velenose e quanto danno potrebbero arrecare. Quando
nascono i cuccioli umani li aspergono con acqua, così pure alla fine della
loro vita quando vanno nei colombari dei cimiteri a noi tanto cari. Una
volta la settimana chiamano a raccolta i fedeli con una funzione particolare
alla quale ho assistito senza capirci un granché, comunque ci sono vari
campanelli, raccolta di valuta e vari canti.²

Karina ci mise bocca dicendo che gli usi e costumi di umani e animali non
vanno criticati: a ciascuno i suoi. La volpina volle sapere degli amori di
questa specie.

³Gli umani² disse l¹uccello ³maturano tardi, intorno alle 300-320 lune. Non
fate esclamazione perché i topi dopo due lune fanno i cuccioli, ogni specie
ha i suoi usi, lo abbiamo detto prima. Viene fatto un curioso balletto che
dura 30-40 lune, alla fine una cerimonia con l¹uomo in nero del quale si
parlava prima. La femmina in bianco ed il maschio con la pelliccia di
diversi colori
. Non ho mai capito perché in bianco: non credo che la
velenosità c¹entri qualcosa. Poi fanno un ricco banchetto con tutti i loro
parenti. A questo punto partono per altre zone, per un periodo di circa
mezzaluna. Probabilmente è un¹usanza della specie come raccontava il vostro
trisnonno che quelli della montagna andavano ad abbronzarsi al mare e
viceversa. Per quanto riguarda gli umani di pelle nera ci sono alla fine del
bosco. So che vengono da un posto che si chiama Africa e dove ci fa tanto
caldo, per questo hanno preso una forte abbronzatura. Per quanto riguarda
gli umani gialli, quelli a cui si riferisce la volpina, non li ho mai visti
e non li giudico. Probabilmente ci porteranno guai.²

L¹uccello volò al suo nido e i quattro canidi fecero un ulteriore spuntino
prima di addormentarsi. Un paio di giorni dopo un carro-gru sistemò tra la
casa e la scarpata un generatore SAME-Marelli. La mafia era scaltra: in
questa maniera spendeva come con l¹Enel però nessuno poteva sapere quanta
elettricità avrebbe assorbito questa casa. Il giorno di poi arrivarono sei
cinesi, quattro uomini e due donne, tutti sui 25-30 anni di età. Si rifecero
da una parte e ripulirono tutti i locali: dalla cantina tolsero le vecchie
botti e apprestarono circa 20 giacigli; ripulirono la soffitta, tolsero i
caratelli del vin santo infuocatissimo e anche qui posizionarono altrettanti
giacigli. Dalla capanna tolsero le vecchie gabbie per i conigli, il fieno
vecchio di 50 anni, gettarono via i vecchi arnesi di Cecco e anche qui
sistemarono altri letti di fortuna. Vennero altri gialli con martello e
compressore e ricavarono dalla parete in tufo una specie di grande stanza
per il generatore di corrente (che così riparato avrebbe fatto minor
rumore). Nella notte successiva un autocarro scaricò una trentina di
macchine da cucire, molti cavi e tutta l¹attrezzatura per l¹azienda
confezionistica. I sei cinesi attrezzarono il tutto per l¹imminente inizio
della lavorazione. La notte successiva arrivarono 36 cinesi. Di 6 in 6 erano
perfettamente indistinguibili con i primi sei arrivati e cioè erano 24
uomini e 12 donne. Il giorno di poi fu avviato il generatore e la produzione
dei falsi in borsette prese
il via. Melvin Lee, che era il capo, si accertò
che il generatore facesse il giusto rumore in modo da non farsi notare. Per
fortuna oltre un chilometro non si sentiva niente
. Le prime 24 ore, ché non
si poteva parlare di giornate, il lavoro era continuo e produssero 970
borse. Nei giorni successivi si stabilizzarono sulle 3000 borse identiche in
tutto e per tutto alle Vuitton originali. Venivano quindi vendute ai
³senegali² a 50000 lire, questi le rivendevano a 70000-100000 lire a seconda
del cliente. Il fatturato mensile era pari a 4,5 miliardi, la mafia centrale
diceva che doveva arrivare minimo a 5. I lavoratori avevano un contratto
stipulato prima della partenza dalle nazioni asiatiche e vi si conveniva che
per 3 anni dovevano lavorare per 100000 lire mensili, vitto alloggio
vestiario gratis, dopo di che il lavoratore era libero di intraprendere
qualsiasi lavoro desiderasse svincolato dalle grinfie della mafia (ma non
accadeva mai). Per l¹alimentazione veniva usato pesce e riso, fra l¹altro
molti pesci venivano messi a seccare fuori della casa e ammorbavano
l¹ambiente. Casa, gasolio, tessuti vari stampati a Prato e mano d¹opera non
arrivavano a 5 milioni al mese, l¹utile si avvicinava a 5 milioni per 100...

La volpina aveva seguito tutto mentre dalla tana, che era a un paio di
chilometri dalla casa di Cecco, l¹unica cosa che si potesse notare era un
discreto puzzo di pesce quando il vento era a favore.

Nel bosco l¹estate era notevolmente calda, sebbene di tanto in tanto
arrivassero dei bei acquazzoni. Il lupo e l¹uccello andavano al borro a
dissetarsi.

³Questo borro mi ricorda i borri del bosco di Vignamaggio, dove abitavo
quando
ero quasi implume² disse l¹uccellone ³Allora cuccioli di umani
pescavano i gamberi di fiume con uno spago ed un pezzo di baccalà salato. La
caratteristica di questi crostacei è che per vivere hanno bisogno di acqua
purissima nei borri e nei torrenti. Qui non ne ho più visti da anni, la
colpa è
dei diserbanti e degli insetticidi.²

Il lupo disse che non sapeva che ci fossero gamberi di fiume, sapeva solo di
quelli di mare. L¹uccello seguitò: ³Questi crostacei abitavano in tane sotto
i massi, nell¹acqua anche profonda. Quando sentivano l¹odore o il sapore del
sale del baccalà uscivano dalla tana e vi si aggrappavano. L¹umano con un
retino li prendeva e poi li cucinava. Diventavano colore aragosta e dovevano
essere egualmente buoni, per lo meno il profumo era invitante. Io non ne ho
mai mangiati.²

I due amici fecero ritorno alla tana dove la confusione era notevole.
Sibilla discuteva che lei non voleva più rimanerci: ³Oltre all¹arca di Noé
siamo diventati lo zoo! Mancava la civetta del malaugurio!²

³Moorea!² disse l¹uccellone Gianni ³Credevo che fossi morta da anni, non ti
avevo più vista a cacciare.²

³Ciao Gianni, anche tu sei della compagnia?² rispose la civetta ³Abitavo
nella casa di Cecco e mi mangiavo di tanto in tanto una talpa così non avevo
più bisogno di cacciare. Poi sono vecchia... ora ho dovuto sloggiare perché
ci sono degli umani, piccoli e giallini, che lavorano ad annata intera.
Sembra che producano dei sacchi per le umane.²

³Quante cacciate abbiamo fatto insieme!² esclamò Gianni ³Ti ricordi di
quella volta a Morzano, quando si presero due talpe per ciascuno, e non
quelle di fogna, che fanno schifo, ma quelle vere che stanno nel terreno e
che hanno le manine come gli umani e una bellissima pelliccia... Io questa
civetta la conosco da almeno 50 anni. Era piccola piccola e carina, fece
girare la testa anche ad Alcibiade, che era il più bel civetto della zona.
Raccontaci come è morto e pace all¹anima sua.²

La civetta, rinfrancata dal fatto che aveva trovato un amico in Gianni il
barbagianni, si diede una lisciatina alle penne, guardò i quattro canidi e
raccontò la breve storia:

³Sì, ero veramente una bella civetta. Male non sono neppure ora, però negli
anni Cinquanta ero tutta un¹altra cosa. Con Alcibiade facevamo una coppia
perfetta: nel periodo dell¹amore andavamo a fare cuccumio cuccumio sul tetto
della vicina fattoria e precisamente ci si piazzava sul piccolo campanile
della cappellina. Il fattore era notevolmente superstizioso... un po¹ tutti
gli umani lo sono, pensano che i nostri canti d¹amore portino loro male.
Dopo i nostri canti, il padre dell¹umano che faceva il fattore venne
investito da una macchina. L¹anno di poi la madre morì di malattia, quello
di poi ancora sua sorella scappò in Africa con uno dei primi vu¹ cumprà che
erano arrivati in Italia. Il fattore ci minacciò che se fossimo tornati a
fare cuccumio sul suo tetto l¹anno seguente ci avrebbe preso a fucilate.
L¹anno seguente, non ricordandoci più della minaccia, la nostra alcova era
di nuovo quella. Il fattore fu di parola: salì sul tetto e ci sparò una
fucilata facendo secco il povero Alcibiade. Ma forse il rinculo del fucile
fece cadere dal tetto il fattore che per il massimo della sfortuna rimase
infilata su una frullana (una falce fienaia) lì sotto e decedette sul colpo.
Sua moglie pianse lui e io piansi Alcibiade. L¹inquinamento e altre cause
hanno fatto sì che mai siano più capitati civetti in zona. Gli anni
passarono, una notte scoprì che si poteva entrare nella casa di Cecco
passando dall¹abbaino del vinsanto. Nella casa, abbandonata da anni, c¹erano
talpe in abbondanza. Non sono andata più a cacciare, infatti sono anni che
Gianni non mi vede, prima eravamo amici e concorrenti. Sono arrivati gli
umani piccoli e gialli, lavorano a mesi interi facendo un gran fracasso. Era
una vita impossibile e sono scappata. Mi ricordavo della tana del lupo e
sono venuta qua pensando fosse abbandonata invece ci ho trovato una famiglia
di lupi e una volpina. Ho deciso che mi troverò un altro posto.²

³Moorea² disse Gianni ³Ti offro un nido accanto al mio. Siamo due uccelli
vecchi: ci faremo compagnia, cacceremo insieme fino alla fine dei nostri
giorni.²

   Melvin era molto depresso dopo le sgridate del capomafia che non era
contento della produzione delle borse falsificate. La richiesta era
addirittura quintuplicata e oltre le 3000 giornaliere era impossibile
andare. Memore di quando era ragazzo nello Yunan e andava nei boschi a
caccia di serpi, si fece un bacchetto che finiva a forcella e con un
sacchetto di plastica e si inoltrò nel bosco. Poco dopo incontrò una serpe
lunga almeno un metro e trenta centimetri, con un balzo la prese con il
bacchetto all¹altezza del collo e la immobilizzò. La mise nel sacchetto di
plastica, altre non fu possibile trovarle. Ritornato alla casa di Cecco con
un rasoio affilato gli tagliò il collo e spremette tutto il sangue in un
bicchiere, poi lo bevve pensando di sentirsi molto meglio. È un¹usanza
tipica cinese, il sangue del serpente rinvigorisce il fisico e la mente.

Cara la mia nipotina, i locali classificano come cinesi tutti gli asiatici
con occhi a mandorla, giallini, capelli neri, ecc. Non so quando, ma
sicuramente da diversi secoli, questi bravissimi lavoratori erano sciamati
in tutta l¹Asia ed anche l¹America. A fare le grandi ferrovie degli Stati
Uniti furono molti di loro. In Malesia, nelle Filippine, in Thailandia, in
Birmania, a Singapore e in molti altri paesi dell¹Est l¹intellighenzia è
cinese, non parliamo poi di Hong Kong e di Taiwan. Melvin Lee era un membro
della delegazione cinese che era andata in Canada: un giorno non si era
ripresentato più all¹albergo dove questa delegazione soggiornava. Aveva,
come si diceva un cinquantennio fa, ³scelto la libertà². Scegliere la
libertà nel sistema capitalista significava scegliere di morire anche di
fame o di diventare miliardario, forma oltremodo rara nel sistema. Melvin fu
avvicinato dalla mafia cinese la quale credeva nel giovane funzionario,
colto e poliglotta, e lo rifilò a Campi Bisenzio. Ebbe incarichi di
responsabilità sempre maggiore, finché gli venne assegnata... la casa di
Cecco, un qualcosa che teoricamente doveva produrre falsi per una sessantina
di miliardi (quanto una media impresa italiana) e solo con 42 volenterosi
cinesini. La maggior parte dei cinesi della casa di Cecco era vietnamita,
comunque c¹erano più o meno esponenti di tutte le nazioni asiatiche. La
lingua inglese, conosciuta da tutti, permetteva la convivenza. Il ritorno di
Hong Kong alla madrepatria avveniva in quei giorni e tutti ne erano
inorgogliti, insieme al fatto che per il terzo mese consecutivo il
principale partner degli USA era stata la Cina. Melvin diceva che nel 2005
la principale potenza economica del globo sarebbe stata la Cina grazie ad
oltre il miliardo e 200 milioni di attivissimi lavoratori. Aveva richiesto
altri 6 lavoratori sebbene le macchine fossero occupate per 24 ore di fila.
La centrale della mafia diceva che era difficile far entrare in questa
nazione lavoratori irregolari dato il cambiamento politico e l¹alta
disoccupazione. Bisognava produrre di più con i mezzi disponibili al
momento. Le consegne delle borse avvenivano sempre di notte: gli autocarri
arrivavano dal paese e poi scendevano verso il torrente, sempre per dare
meno nell¹occhio. Solo una volta venne un vigile urbano alla ricerca di
aziende che dovessero pagare l¹ICIAP. Melvin disse che erano dei poveri
cinesini... il vigile non notò né generatore né altro. Quel vigile non si
era accorto che quella era la seconda impresa produttiva del paese! La
³stilista², che si chiamava Jessie Hung, era una giovane cinese che
proveniva dal Vietnam. Trenta anni prima quella nazione era un enorme
bordello per le truppe USA che in quelle annate ammontavano ad oltre 600000
soldati. La mamma di Jessie ³lavorava² a Saigon, ora città Ho Chi Min. Nel
1975 si ebbe il crollo del corrotto sistema sorretto dagli americani, Jessie
era piccolina. La sua mamma negli anni seguenti fece il possibile per
fuggire dal Vietnam; con la piccola e suo marito furono tra i primi
boat-people a finire a Hong Kong. Gli inglesi crearono dei campi di
concentramento nei Nuovi Territori: la mamma di Jessie diceva che era meglio
lì che tra i viet. Dopo qualche anno riuscirono ad andare a Bangkok. La
mamma divenne una sarta e la piccola Jessie crebbe tra tessuti e macchine da
cucire. L¹organizzazione mafiosa cinese, visto che era una ragazza in gamba,
pensò di inserirla nel suo organico in Italia e seguendo la strada di
Annibale 2000 prima prima arrivò attraverso le Alpi nell¹hinterland
fiorentino, dove da varie parti erano confluiti migliaia di cinesi di ogni
nazione asiatica. I meno numerosi erano i cinesi della Cina continentale a
causa dei problemi politici. Jessie si diede da fare in vari falsi di
abbigliamento e fu subito segnalata come aiutante di Melvin per la
fabbricazione delle borse. Era una graziosa e minuta donna, dai modi gentili
e una volontà di ferro: era lei che spingeva verso i massimi livelli la
produzione. Dopo un paio di giorni durante le quattro ore consentite di
intervallo fece una scappata dentro il bosco per poter cogliere dei fiori ed
incappò in tre bei lupi. Sua nonna Eliza, prima di andare a Saigon, abitava
sui monti vicino alla Cambogia dove sarebbe passato il sentiero di Ho Chi
Min per sostenere la guerriglia nel Vietnam del sud. Veri posti da lupi e
moltissimi lupi in effetti ci abitavano. Nonna Eliza insieme alle novelle le
aveva insegnato anche il linguaggio dei lupi, cioè il lupik. La donna non si
perse d¹animo seppure circondata dai tre lupi, i quali avendo mangiato un
grosso fagiano erano calmi e tranquilli. Jessie, con un dolce e sommesso
ululato, disse: ³Mi chiamo Jessie e sono una cinese che lavora nella casa
appena fuori del bosco. Io amo gli animali e più che altro voi lupi che
siete bravi ed intelligenti nonché belli, in special modo la signora e la
signorina (si riferiva a Karina e a Sibilla). Mi piace il bosco e i suoi
fiori. Sono venuta a sgranchirmi un po¹ le gambe. A voi piacciono i pesci?
Noi ne abbiamo d¹avanzo, stasera posso mettere fuori della casa un vassoio
di pesci e del riso, forse voi non lo avete mai assaggiato.²

³Gentile signora umana² disse Hayak ³Noi siamo onoratissimi delle vostre
gentili parole e nel modo che voi vi esprimete, la nostra lingua
internazionale. Noi siamo tre lupi di passaggio diretti sulle Apuane. Ci
siamo fermati in questo bosco perché da qui proveniva un nostro avo ben
cinquanta anni fa. Noi siamo lupi buoni e perbene, non disturbiamo gli
umani. Di tanto in tanto per campare dobbiamo mangiare qualche capo di
selvaggina ma scegliamo sempre quelli più vecchi e deficienti. Ben
volentieri stasera passeremo a prendere le vostre leccornie. I pesci
sappiamo cosa sono però è difficile mangiarli. Il riso, è vero, non sappiamo
cosa sia.²

Così finì l¹incontro tra i lupi e Jessie.

Sul far della sera all¹interno della tana i nostri canidi discussero insieme
a Gianni e a Moorea dell¹incontro con Jessie. Ecco cosa disse Gianni: ³Gli
umani usano esche avvelenate quando vogliono far fuori noi animali o gli
insetti. Voi mi dite che questa umana è seria e affidabile... non lo metto
in dubbio, però è meglio stare in guardia. Propongo di fare una prova: io,
che ho oltre 100 anni, e Moorea, che di primavere ne ha assai, fungeremo da
cavie. Quando sarà notte fonda sorvoleremo la casa di Cecco e vedremo di
cosa si tratta. Poi assaggeremo queste leccornie degli umani gialli. Se al
mattino siamo vivi e vegeti, mangerete il resto.
²

I quattro canidi approvarono in pieno la proposta. Quando fu buio i due
uccelli, silenziosissimi grazie ai loro speciali piumaggi, sorvolarono la
casa e subito individuarono una scatola Luis Vuitton con molti pesci e palle
di riso. Cara nipotina, i cinesi non cucinano il riso come tua madre bensì
appallottolato per poterlo mangiare con i bastoncini. Segnalarono la
posizione ai canidi i quali con i denti trascinarono la scatola dentro al
bosco: qui i due uccelli si rifocillarono. Al primo mattino i due pennuti
entrarono nella tana cogliendo tutti nel sonno: erano sani come i pesci
mangiati la sera precedente. I lupi e la volpina procedettero a farci
colazione ed ecco i loro commenti: Hayak disse che un bel fagiano era di
gran lunga meglio, le due lupe apprezzarono pesci e riso, l¹uccello precisò
che era una pianta acquatica (l¹aveva vista vicino a Petriolo), la volpina
fece come al solito e criticò il tutto (però si riempì la pancia). La
scatola con il suo marchio fasullo fu messa all¹interno della tana sul lato
sinistro per utilizzarla in seguito come dispensa. La giornata era
notevolmente calda. Hayak consigliò alla sua tribù di rimanere nel bel
fresco della tana.

   Nel frattempo Melvin si rigirava nel suo letto: l¹impegno dell¹azienda
era grosso, il Drago Giallo non scherzava, bisognava produrre ma più di 168
ore settimanali non erano in grado di farle neppure i suoi bravissimi
dipendenti. I senegali volevano sempre più merce perché la Louis Vuitton era
la più venduta in assoluto, un falso perfetto che costava meno di altre
borse di importazione. Quando si fece giorno prese il sacchetto e la sua
forcella: voleva rinforzarsi bevendo il sangue di alcune serpi come fanno al
suo Paese. Fatti 100 metri nel bosco incontrò un bel serpone
semiaddormentato e se lo fece suo; un altro lo trovò in una piaggia verso il
torrente (erano diventati animali rari in quanto diserbanti e insetticidi
avevano ucciso loro e il loro cibo). La sera Melvin fece il solito
trattamento già fatto ad un loro confratello e subito dopo si addormentò di
colpo. Cominciò a sognare: si rivide nello Yunan, poi alla scuola del
partito, infine ad Ottawa dove Mr. Kung, capo bastone locale del Drago
Giallo, gli spiegava comunismo, capitalismo e mafia. Lui era un giovane
funzionario della delegazione cinese che doveva acquistare dei macchinari,
Mr. Kung un cinese di circa 65 anni che aveva ³scelto la libertಠ30 anni
prima passando alla mafia. Il vecchio cinese gli spiegava che dei due
sistemi a loro non gliene apparteneva nessuno. Cinquemila anni fa, quando
loro erano già civili nel resto del mondo vivevano in caverne. Mao fu
costretto ad appoggiarsi all¹Unione Sovietica; spesso diceva: ³Il nemico del
mio nemico è mio amico².(siccome Chang Kay Schek si era appoggiato agli USA,
Mao fu costretto ad appoggiarsi alla Russia. La sua Rivoluzione Culturale
portò i contadini ad insegnare all¹Università e i professori a vangare nei
campi: lo fece per distruggere la burocrazia. Però burocrazia e cosiddetto
socialismo vanno a braccetto e vinse la burocrazia. Mr. Kung diceva che un
tantino meglio era quella capitalista, sebbene per la loro organizzazione
potevano andare bene entrambe. Il sistema capitalista crea più ricchezza:
più la torta è grossa, più ne tocca a tutti. Alla sua domanda di come in
Russia la mafia fosse uscita dal sottosuolo in pochissimi mesi (arrivando a
fatturare oltre 300000 miliardi di lire) Mr. Kung disse che era 70 anni che
lavorava sotterraneamente e per quello al crollo del comunismo era stata
pronta a prenderne il posto. Il vecchio cinese gli predisse che sarebbe
successo la stessa cosa in Cina: ³Noi siamo la forma più avanzata del
capitalismo. Il popolo vuole donne giovani e noi con la nostra rete di
prostituzione gliene forniamo; il popolo si vuole stordire con la droga e ci
siamo subito noi pronti a fornirla; i generali vogliono il plutonio per fare
le atomiche, idem; qualcuno vuole dei Rolex a 50 dollari, idem.
L¹elenco è
infinito, noi siamo
sempre in grado di accontentare tutti. I politici
vogliono i voti e noi gliene facciamo avere, poi si sdebiteranno.² Melvin
nel sogno vedeva questo vecchio cinese sempre più suadente e fu così che
³scelse la libertಠpure lui. Il sogno era angoscioso, quasi un incubo
dovuto senz¹altro al sangue dei rettili, infatti una legge della natura dice
che l¹ambiente fa il prodotto e mentre in Cina questo sangue era un
ricostituente, qui era un allucinogeno. Ora nel sogno si trovava a Taiwan in
un¹azienda che produceva abbigliamento falsificato; poi veniva mandato ad
Amsterdam in Olanda e da qui nella Toscana centrale dove c¹era una nutrita
colonia di cinesi provenienti da diversi paesi asiatici. Erano stati fatti
infiltrare con vari sistemi perché produrre i ³falsi² sul posto era meglio
che produrli a 10000 km, si seguiva meglio il mercato. Per il giovane cinese
questo era il primo incarico di responsabilità dal successo della ³Casa di
Cecco² avrebbe
avuto un fulgido avvenire nell¹organizzazione mafiosa, non
voleva sbagliare. Gli piaceva Jessie, la quale era però inavvicinabile. Dal
suo rapporto informativo sembrava che avesse subito violenze in campo di
concentramento ad Hong Kong.

Da Il Sole Ventiquattrore, 27 luglio 1991:

Gran consulto alla sede della Louis Vuitton, sugli Champs Elises a Parigi: i
falsi rovinano le vendite di questa casa in Italia.

Dopo il ritorno di Madame Brigitte, moglie del titolare della prestigiosa
azienda, da una villeggiatura in Italia al Forte dei Marmi è scoppiata la
tempesta in azienda. Madame ha portato una borsa modello Bastille, la più
venduta nel mondo, il cui prezzo fisso in Italia è di lire 378000. Madame
l¹aveva acquistata sulla spiaggia da un senegalese a lire 80000 il quale si
presume che l¹avesse pagata a sua volta intorno alle 60000 lire o meno. La
borsa è perfettamente identica a quelle della produzione Vuitton, imitata
perfettamente in tutti gli accessori tanto che si può pensare che molti
concessionari Vuitton si approvvigionino a questo mercato parallelo (le due
borse sono impossibili da distinguere). Ai dettaglianti la casa vende quel
modello di borsa a poco meno di 180000 lire e non ha un utile così enorme
come possono avere i falsificatori. Se ne deduce che questi riescano a
produrre a costi esigui. Dalla perfezione della lavorazione si esclude che
la borsa venga prodotta nei NJC (Paesi di nuova industrializzazione). La
pratica è stata passata alla Guardia di Finanza italiana. Segue un servizio
sui falsi nel mondo e il loro fatturati astronomici.

Dopo un bel temporalone estivo, il lupo e l¹uccello sul far della sera si
incontrarono presso la tana. Un piccolo animale passò attraverso la radura:
era una donnola. Il piccolo mustelide, che somiglia ad un grosso topo,
conformato però come un bassotto, l¹attraversò veloce. ³Ecco la concorrenza²
esclamò Gianni ³Se non ci fossero loro sai quanti uccelli in più e quanti
topi ci sarebbero! Gli antichi greci le usavano al posto dei gatti. Sono
degli animali eccezionali e mangiano di tutto, addirittura anche i rospi.
Gli umani di qui le chiamano donnole e dicono che puzzano assai.²

   Alla casa di Cecco Jessie incontrò Melvin e gli raccontò del suo incontro
con tre lupi di cui uno bianco. Gli disse di averci dialogato nella loro
lingua, il cinese fu sorpreso di sapere che si potesse parlare con i lupi.
La donna gli spiegò che era tutto merito di sua nonna che le aveva insegnato
ad ululare. Melvin pensava già ai 4 kalasnikov che erano nascosti nella casa
per farli fuori. Jessie gli disse che non era il caso, erano lupi ³buoni².
Il cinese le fece leggere il resoconto sul Sole e le disse di stare in
guardia al massimo. Nessuno doveva sapere che la fabbrica dei falsi era lì e
che vi veniva fatta una enorme mole di lavoro. Il fatto che le borse fossero
perfette gli faceva molto piacere. Nei giorni successivi le Fiamme Gialle
dragarono tutto l¹hinterland fiorentino pescando falsi di Dolce & Gabbana e
di Armani, però borse falsificate della Vuitton niente. Intanto il solleone
batteva forte sulla casa di Cecco dove i 42 cinesini lavoravano
all¹impazzata. Nel bosco i nostri canidi e i 2 uccelli passavano la giornata
nelle rispettive tane, poi la sera si davano da fare per rimediare il pasto.
La daina era finita, qualche lepre e qualche fagiano servivano di tanto in
tanto a rimpinzare la pancia. Un giorno il barbagianni affrontò con Hayak la
faccenda della gerarchia che tra i lupi era tenuta in grande considerazione
e costituiva una caratteristica della razza. Così rispose il lupo: ³Lo so, i
tempi sono cambiati per noi e in peggio. Mio nonno mi raccontava che ai suoi
tempi era diverso: se uno era dominante mangiava per primo, idem per gli
accoppiamenti, aveva la precedenza in tutto. Se andiamo di questo passo avrò
del fesso anche da mia figlia. Già al tempo del Lupo di Val di Cielo questo
sistema era notevolmente allentato, figuriamoci ora. Più che altro è usato
dai branchi, non nelle famigliole come la mia
. Nei cani non esiste più e
forse non essendoci gerarchie vedono nell¹umano padrone il loro capobranco.
Ti voglio parlare del cane-lupo, io ne ho conosciuto uno sul monte Cetona.
Sono stati selezionati in Germania, forse da 100-150 anni. Con noi lupi non
è alcuna parentela, è solo un cane fessacchiotto, nient¹altro. Quello che
ho conosciuto io era stato gettato giù dalla macchina del suo padrone sulla
A1, altezza di Chiusi. Dopo aver passato 2 giorni in attesa del suo ritorno,
rischiando vari investimenti, si decise, stremato dalla fame, di venire sul
monte. Noi gli servimmo un bel cosciotto di pecora (tanto noi siamo specie
protetta, paga la regione) e lo rifocillammo. In canik aveva 5-6 abbaii, in
lupik diceva
ancora meno. Guaiva per il suo padrone che non vedeva più. Io
gli dissi che lui era stato un servo ed uno schiavo, era giunta l¹ora di
unirsi a noi e diventare un vero cane-lupo. La settimana dopo era già
defunto, non resisteva
alla nostra vita difficile. Mio fratello Dago, che lo
aveva in simpatia, se ne rammaricò molto.²

Karina e Sibilla rientrarono nella tana, ciascuna con uno scoiattolo morto.
³Ci faremo cena² disse la giovane lupa ³Anche se per la verità è un po¹
poco.² La stagione era oltremodo calda, gli animali stavano rintanati in
attesa che i tre lupi se ne andassero sulle Apuane. Ecco perché i pasti
erano esigui
. La più grassoccia era la volpina che aveva trovato una zona
ricchissima di ombrichi: dopo avere raspato un po¹ si riempiva la pancia.
Gianni, data l¹età, consumava poco e si allontanava a volte anche di 10 km;
qualche talpa la prendeva, le arvicole erano ormai rarissime, i prodotti
chimici le avevano distrutte. A volte le passava anche a Moorea la quale
cacciava poco a causa della vecchiaia. Il nibbio intanto si era trasferito
sul Monte Amiata.

Da La Nazione, 28 luglio 1997

IL GAVY HA FATTO CARRIERA COME MONACO

Un ex dipendente della SIBA Electronics in villeggiatura agrituristica a S.
Casciano, dice di aver riconosciuto il suo ex direttore e proprietario in un
monaco arancione presso la villa Viridiana. Il dipendente, da mesi senza
paga, né cassa né liquidazione (in quanto il Gavy era finito in Giappone
presso un monastero buddista e il dottor Silvio in Australia) si è armato di
un nodoso randello e ha affrontato il monaco che sorridendo ha continuato a
parlargli in giapponese. Secondo delle persone del luogo il monaco è appena
arrivato dalla casa madre e sta prendendo le consegne come direttore della
filiale toscana degli arancioni. Secondo l¹ex dipendente è l¹intraprendente
Gavy, che in pochi mesi avrebbe scalato tutte le gerarchie religiose e si
sarebbe fatto inviare nella natia Toscana. I prossimi mesi sapremo la
verità.

Tu, cara nipotina, ti innervosirai ma ora deve fare l¹ingresso nella nostra
storia un altro personaggio mentre i nostri canidi rimangono tranquilli
nella loro bella e confortevole tana (un suo pregio tra l¹altro era di
essere fresca, cosa importantissima perché l¹estate 1997 sarà rammentata per
la sua calura e per la sua lunghezza).
WWW.ENZOPRUNETI.COM

 >  Dalle avventure di un bosco delle ns. parti,lasciamo l'agraria da una
 >parte e facciamoci una risata.

ma che bosco e' ? A giudicare da quello che hai scritto si direbbe
che ci crescano funghi allucinogeni...
a parte l'assurdita' del racconto in se, visto che hai voluto infarcirlo
di nozioni pseudo-erudite, non credo proprio che ci siano mammiferi in
grado di praticare l'autotomia (ovvero ghiri in grado di amputarsi
la coda) e tanto meno in grado di farsi ricrescere gli organi
auto-amputati
poi io che ho vissuto per 6 anni nel sud-est asiatico posso assicurarti
che non c'e' bisogno di appallotolare il riso per poterlo mangiare
con le bacchette... il riso che si appallottola e' quello glutinoso
che si mangia con le mani immergendolo nelle salse come se fosse un
pezzo di pane...
sorvolo poi su tutti i luoghi comuni sui cinesi, dipinti come buoni
solo a copiare sotto gli ordini di mafiosi (una descrizione che forse
si adatta molto meglio agli italiani)...
infine non mi pare che da quando siamo sotto il tallone (il tacco rialzato)
del nano ridens gli immigrati clandestini siano calati di tanto...
certo se l'italia continua di questo passo presto non ci saranno + sbarchi
perche' saranno gli italiani a dover emigrare (un ennesimo successo del
piu' grande statista italiano)
bye
Alessandro

Anche se Tigre31 non ti ha risposto mi permetto di risponderti io, non per
litigare, ma per fare alcune considerazioni ("pallose,
"pseudo-intellettuali", "da chi pontifica", ecc. ecc.").
Si capisce ben chiaramente da ciò che scrivi che sei colto solo te, che la
cultura è solo quella tecnica e che tutto il resto o ha un senso concreto o
non serve niente! Il problema è sempre quello e cioè che per gli
anti-intellettuali l'unico lavoro valido sia quello che fanno loro, tutto
ciò che loro non capiscono, o non conoscono non esiste ed è inutile: diventa
"pseudo-cultura".
Allora io credo bisogna stare attenti quando non si conosce il reale valore
delle cose a giudicarle. Qui si trascura una questione fondamentale che
questo newsgroup si chiama "it.discussioni.agricoltura" e non:
"it.scambio.consigli.agricoltori", "it.condivisione.lagnanze.inutili",
"it.assistenza.tecnica.agricoltura", "it.sfogonevrosi.agricoli", questi sono
solo aspetti di un tutto che è la discussione, che per andare avanti credo
richieda rispetto reciproco, fantasia, creatività, apertura mentale.
Il newsgroup è un posto libero e l'unico vincolo (peraltro qui non
rispettato da molti) è di attenersi al tema agricoltura, dopodichè si può
parlare di qualsiasi cosa e credo che ciò sia molto importante; per questo
ho pensato di risponderti, perchè è un di volte che "mordi qualcuno".
Scrivere qui può dare anche un significato a molte persone: tanti tecnici in
pensione, studenti universitari ed altre varie casistiche umane, che
meritano il rispetto di tutti. Inoltre non essendo credo un confronto tra
tecnici sui livelli delle loro conoscenze ci sia anche la licenza di dire
cose inutili, o sbagliate (specialmente considerando che è molto difficile
cancellare dei post, che magari dopo giorni, o mesi uno si domanda: ma
questo l'ho scritto io?) .. però ci stà anche questo; qui non si la gara,
qui si discute e discutendo tra umani si può anche sbagliare, o scrivere
semplicmente qualcosa che di agricolo, che in quel momento si ha voglia
di scrivere; il manifesto del newsgroup lo conosco bene e credo di non
essere andato "fuori tema". In caso smentitemi.
Per questo ti riconosco che questo messaggio lo hai scritto dopo esserti
svegliato male, capita a tutti, prima, o poi.
Se non si prende coscenza di questi aspetti credo ci si avvita tutti in un
contronto personale, il linguaggio diventa sempre più formale, meno
immediato, le informazioni trasmesse più opinabili, in quanto ognuno tende
ad imporre il proprio punto di vista e modo di vedere l'agricotura; questo è
già successo altre volte qui.  Invece per discutere è necessario avere una
grande apertura mentale, disponibilità al confronto, rispettando tutti gli
interlocutori, indipendentemente da quello che si ritiene essere il livello
del loro sapere tecnico e da quello che sia il punto di vista, perchè
discutendo viene fuori non solo il sapere tecnico, ma anche il punto di
vista e la propria cultura, o se preferisci "pseudo-cultura".
Spero di leggere ancora gli interessanti interventi di "Tigre" anche nelle
discussioni, come ho notato poche volte ha fatto.
Aggiungo per precisione che non intendevo fare un attacco personale a te, ma
ho voluto cogliere l'occasione per sottolineare alcune cose, che credo
sbagliate e che vedo qui si ripetono ciclicamente, togliendo il piacere di
discutere spensieratamente; tra queste cose vi sono appunto gli attacchi
personali.
ciao a tutti Ag Free

 

 >Si capisce ben chiaramente da ciò che scrivi che sei colto solo te, che la
 >cultura è solo quella tecnica e che tutto il resto o ha un senso concreto o
 >non serve niente!

:-D ... e da cosa lo deduci ? Spiegamelo perche' non riesco proprio
a capirlo...

 >Il problema è sempre quello e cioè che per gli
 >anti-intellettuali l'unico lavoro valido sia quello che fanno loro, tutto
 >ciò che loro non capiscono, o non conoscono non esiste ed è inutile: diventa
 >"pseudo-cultura".

ROFL... ma sei sicuro che ti riferisci al mio messaggio ?
e tra l'altro quale sarebbe il mio lavoro ?

 >Allora io credo bisogna stare attenti quando non si conosce il reale valore
 >delle cose a giudicarle.

ancora non riesco a capire a cosa ti riferisci...

 >Qui si trascura una questione fondamentale che
 >questo newsgroup si chiama "it.discussioni.agricoltura" e non:
 >"it.scambio.consigli.agricoltori", "it.condivisione.lagnanze.inutili",
 >"it.assistenza.tecnica.agricoltura", "it.sfogonevrosi.agricoli", questi sono
 >solo aspetti di un tutto che è la discussione, che per andare avanti credo
 >richieda rispetto reciproco, fantasia, creatività, apertura mentale.

insomma critichi il tuo messaggio o il mio ??? :-)

 >Il newsgroup è un posto libero e l'unico vincolo (peraltro qui non
 >rispettato da molti) è di attenersi al tema agricoltura, dopodichè si può
 >parlare di qualsiasi cosa e credo che ciò sia molto importante; per questo
 >ho pensato di risponderti, perchè è un di volte che "mordi qualcuno".

a parte le mie critiche all'assurda favoletta non mi risultano altri
'morsi' come li chiami tu...


 >Per questo ti riconosco che questo messaggio lo hai scritto dopo esserti
 >svegliato male, capita a tutti, prima, o poi.

e qui contraddici quanto hai scritto all'inizio... comunque non si tratta
di essersi svegliato male... l'amena favoletta e' stata solo la classica
goccia che ha fatto traboccare il vaso... lo scrivente era quello che
in fondo aveva meno colpe ma ha fatto da parafulmine...

 >già successo altre volte qui.  Invece per discutere è necessario avere una
 >grande apertura mentale, disponibilità al confronto, rispettando tutti gli
 >interlocutori, indipendentemente da quello che si ritiene essere il livello
 >del loro sapere tecnico e da quello che sia il punto di vista, perchè
 >discutendo viene fuori non solo il sapere tecnico, ma anche il punto di
 >vista e la propria cultura, o se preferisci "pseudo-cultura".

allora se uno scrivesse che in pianura padana si seminano i pomodori
in pieno campo in ottobre bisognerebbe rispettare il suo punto di vista ?
Una cosa sono le opinioni e un'altra i fatti.
Se si scrive un racconto con tanti riferimenti pseudo-pedagogici
sballati non ci si puo' non aspettare qualche critica
. Se lo
avessi fatto io sarei stato contento delle critiche. Sono sempre
disposto ad imparare qualcosa di nuovo, purche' non mi si voglia

spacciare una balla per oro colato.
grazie comunque per questo divertente messaggio
bye
Alessandro