Il 18 aprile 2007 tigre31 ci racconta di…:

 

Il bellissimo albergo di Petriolo era tutto avvolto nella nebbia, mi venne
pensato che a Saie ,piccolo borgo più alto circa 400 metri potesse splendere
il sole.
 Presi la macchina e mi inerpicai sulla salita, nel viaggio la nebbia si
diradava, poi la trovai a banchi, oltre la strada un gruppetto di cinghiali
mangiavano le ghiande indifferenti alle macchine,se¹ fossi sceso sarebbero
fuggiti subito.
 Infine giunto ad alcuni km dal paesello  scesi ed iniziai la mia camminata,
mentre  marciavo facevo le mie riflessioni sui campi abbandonati da decenni,
ed il bosco che si riprendeva il suo territorio perduto forse un millennio
, il sole splendeva come a giugno, però era il 30 novembre del 2002.
Di tanto in tanto trovavo qualche vecchio  capanno  fatto in muratura,
utilizzando questa pietra giallastra tipica della Maremma.
 Gli confrontavo con quelli delle ns. zone , fatti con sei colonne di
masselli e con le turate in canneggiole, ed ormai quasi del tutto crollati.
Sul tetto di uno di questi capanni , notai dei vecchi ferri di cavallo o
forse di mulo ,animale che gli serviva per smacchiare i tronchi del bosco.
 Utilizzando dei vecchi rami secchi di una querce , riuscii a prenderne 3 ,
erano di almeno 40 anni fa e pieni di ruggine.
 Questi capanni   sono fatti per sfidare il tempo, qualcuno di loro penso
che abbia visto anche i Medici ....  a caccia di cinghiali,sicuramente il
Granduca.
 Dopo un curva su¹ di un rettilineo di diverse centinaia di metri ad una
cinquantina di metri da me, vedo un vecchio contadino con una sporta. Di
solito non ci faccio caso  ne¹ guardo ne¹ macchine  e ne¹ persone , mi godo
solo la mia passeggiata, però mi meravigliava che questo di tanto in tanto
cantasse e fischiettasse una vecchia canzone.
La mia velocità era maggiore della sua  e poco dopo lo raggiunsi, notai che
era alto almeno un metro e ottanta e con una linea perfetta.
Buon giorno gli dissi, gente allegra il Dio l¹aiuta.
 ³Buon giorno, rispose il vecchio, me il Dio mi ha sempre aiutato , sono
stato alpino in Russia²
 Gli risposi io che era stata dura?.
³ Altro che dura rispose il  colono, è stata tragica, io sono del 1917 e fui
inviato in Russia da Mussolini nell¹estate del 1941. dopo alcuni anni di
militare e guerra sul fronte greco.
 Partimmo oltre 200.000, alla fine del 1942 i russi sfondarono il fronte e
iniziammo a fare delle tragiche ritirate, per tre volte il mio reparto
riuscì a sfuggire all¹accerchiamento, facemmo strada nella neve , quando da
qui¹ a Napoli.
La temperatura arrivava anche a 40° sotto zero, con un cappottuccio di
Lanital, senza mangiare salvo qualche rapa o patata, di tanto in tanto.
 Dormire quando andava bene in qualche isba dei contadini russi ,che erano
tanto più poveri di noi, con  le ns.   scarpe di cartone , che si
disfacevano a pezzi.
Alla fine dopo tanto fuggire, lasciando dietro di noi una lunga scia di
morti ed assiderati, arrivammo ad una città , dove era già arrivata l¹Armata
Rossa che ci fece prigionieri.
 Dietro front facemmo buona parte della strada già fatta, fino a che non
arrivammo ad una stazioncina, dove salimmo su¹ di un tradotta. Per il freddo
e la fame anche in questo percorso lasciammo per strada molti altri
compagni.
 Partenza , destinazione Siberia, ci volle un mese di treno, nel vagone
eravamo un po¹ meno di una cinquantina  , si stava stretti anche per
scaldarci, ogni due o tre giorni si arrivava ad una stazione, scendevamo i
compagni morti e ci davano una specie di zuppa , fatta da acqua calda e
rape.
 Dio volle che  si arrivasse a destinazione , eravamo rimasti solo 18, io
pesavo meno di 50 kg.
 Il tifo petecchiale ed altre malattie assottigliarono ancora le ns. file,
io mi dicevo: Beppe non ti devi abbattere, uscirai vivo da questo inferno
, per nessuna ragione devi perdere l¹ottimismo ed il buon umore.
 Pensavo a quella casa là al podere Cerro, dove erano i miei genitori , ed
alla mia fidanzatina che mi avrebbe atteso, anche per tutta la vita.
 Come Dio volle, dopo  tre anni e mezzo, il ritorno in Italia,  era il 1946,
ritornammo in poco più di  11.000.
 Dai giornali poi seppi che della ns. armata eravamo partiti un più di
226.000, ai primi del 1943, ne Œ erano rientrati poco più di 100.000, il
conto è presto fatto, ci lasciammo circa 90.000 compagni, che finirono nelle
fosse comuni dei campi di concentramento e lungo le scarpate ferroviarie ³
³ Too , disse il vecchio i romani sono partiti ³ .
 Eravamo arrivati ormai alla periferia del paesino, di fronte ad una
colonica rimessa a nuovo. Casa da fine settimana con due enormi ruote da
carro ritinte in rosso, mentre sulla parete della casa , vi erano 30 o 40
ferri di cavallo o di mulo, inchiodati sul muro.
I ferri erano tanto corrosi e rugginosi,che gli equini loro proprietari, gli
avrò visti passare dal mio paese un cinquantennio .
Quasi settimanalmente passava da noi un commerciante di cavalli ,che si
chiamava Sciabolino, egli viaggiava su¹ di un calesse, con dietro una marea
di vecchi muli e cavalli, destinazione: un salumificio della zona di
Scandicci, dove le povere bestie venivano trasformate in mortadella.
 Io ricominciai  a parlare con il vecchio, che dice ³ Io vivo tranquillo con
mia moglie in quella casa laggiu, ora vado al paese a comprare lo zucchero ,
il latte e la farina.
 Per quanto riguarda le verdure ho un orto eccezionale, poi abbiamo tanti
polli e conigli. Ogni anno faccio molti funghi secchi  che poi mia moglie
cucina in tanti modi durante l¹inverno. Se¹ Dio ci dà ancora qualche anno di
salute siamo a posto, i ns. figli sono sistemati a Grosseto.²
 Ad un certo punto un pianto ed un grido ³ Non posso ,più campare², altre
voci delle quali non riesco ad afferrare il senso, eravamo di fronte ad una
vecchia casa cadente.
 Il vecchio spiega ³ E¹ la moglie di Cecco , lo abbiamo seppellito venerdì,
era di qualche anno più vecchio di me¹, questa è la sua vedova,che i figli
vogliono portare a Siena,con loro . Lei non ci vuole andare, però qui con
tutti i ricordi del marito ci campa male.²
 Eravamo ora  sulla piazzetta del paese, una  stele come monumento ai caduti
della I° grande Guerra, i nomi scritti sono tanti, molto di più di tutti gli
attuali abitanti del paese.
Prima che Beppe , mi lasci  gli chiedo di una bella villetta incontrata
durante il percorso ,  avevo notato una macchina di grossa cilindrata con
targa svizzera di fianco , di fronte alla  villetta vi è un totem in marmo
alto almeno 5 metri.
Beppe rispose ³ E¹ di architetto svizzero, che attualmente ha dei lavori in
Australia, mi disse che è un lavoro  da 2 miliardi, pensi signore che io e
la mia vecchia , per avere questa cifra con la pensione , dovremmo campare
ancora 220 anni.
 In cima al paese abita un famoso scrittore olandese, si vede raramente in
giro, ci sono poi anche tre famiglie di pensionati tedeschi. Dei vecchi
abitanti del luogo saremo circa 20, tutti oltre i 70 anni, i giovani sono a
Siena od a Grosseto a lavorare.
 Sono arrivato al negozio, arrivederci caro signore e grazie per la
chiacchierata.²
Beppe entro¹ nel piccolo negozio , dove vendevano alimentari,frutta e
verdura , tabacchi, giornali , biglietti per il bus,schedine varie,in più
era bar e trattoria  ecc,   cioè di tutto per una piccola comunità.
 Notai che per la sua età era ancora snello e vigoroso e camminava dritto
come un fuso, le tragedie belliche non lo avevano piegato.
Prosegui oltre il paese e mi inoltrai nel fitto di un bosco, raccolsi
svogliatamente qualche fungo e poi sentii un gran fetore, mi girai e mi
trovai ad appena  3 metri di distanza da un grosso cinghiale maschio, quasi
nero , che sgranocchiava le ghiande. Ci guardammo negli occhi, io rimasi
immobile , gli volevo dire che gli ero amico, ero un verde- verde e mai gli
avrei fatto del male.
Sempre guardandomi con attenzione incomincio¹ a fare la retromarcia e spari¹
nel bosco, era
oltre un quintale.
Prosegui la marcia, piu¹ avanti mi  trovai di fronte ad un cinghialino baby,
striato , dal peso apparente di 5-6 kg. gli dissi ³ Vai da tuo padre che ti
sta cercando ³ il cinghialino spari¹ nel bosco, con uno scalpiccio, sulle
foglie secche dei castagno. Rientrai nel paese da un¹altra parte, vidi
alcune macchine , con targa   D , parcheggiate presso un viaio usato per
lavare i panni.
* Lo stemma dei Lorena troneggiava sopra al pozzetto principale, con una
data   17.... , il resto era corroso dal tempo, bevvi l¹acqua pura e fresca
e ritornai all¹albergo, sempre immerso in una fittissima nebbia.
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