Il 29 giugno 2005 tigre31 continua a raccontare…:
Si
presume che solo nella seconda metà del XIX secolo questa
importante
figura della mezzadria potesse frequentare giuste scuole di agraria che gli
dessero il massimo di capacità nel suo lavoro fornendolo di tutte le giuste
cognizioni.
Nella Toscana Centrale le scuole per fattori erano due e cioè:
l'Istituto
Cavalcanti, nella bellissima villa di Castelletti vicino a Signa,
e lo
J.A.S. di Scandicci.
Sembra che fra tutte due, le scuole, nei primi decenni del XX secolo,
licenziassero con il diploma di agente agrario circa 30-35 giovani ogni
anno.
Parliamo dello J.A.S. Istituto Agrario Scandicci, fondato dal conte
Napoleone Passerini.
Il conte era un garibaldino, fanatico di agricoltura,
proprietario di
aziende agrarie e ideò anche vari strumenti per l'analisi dei terreni.
Verso il 1880 egli trasformò una bellissima villa di Scandicci
alto in una
scuola di agraria.
Ai primi del XX secolo era senz'altro una delle scuole
più avanzate per
l'agraria. Aveva un parco di macchine
agricole eccezionale, non parliamo poi
delle sue aule di fisica, chimica ecc. con delle raccolte da far invidia ai
migliori gabinetti scientifici e musei. Raccolta di concimi ed
antiparassitari da tutte le parti del mondo, compresi prodotti
antiparassitari naturali di origine africana che
oggi diremo biologici.
Sembra che la qualità dei suoi diplomati a quel tempo sia stata considerata
alla pari dei laureati della scuola delle Cascine e finivano
in molte parti
del mondo oltre all'Italia...
La durata della scuola era di tre anni di avviamento a tipo agrario e due
di
istituto tecnico. L'orario era di quattro ore al
mattino e due al
pomeriggio, anche con esercitazioni pratiche nel podere sperimentale.
Nell'ultimo anno gli allievi avevano ben 16 materie.
Io ho visto studiare i miei compagni di notte fino alle 2-3 nei corridoi,
in
quanto nelle camerate la luce spariva alle 21, cose che attualmente
avvengono solo in Giappone. La ragione di ciò era che le interrogazioni
avvenivano solo nelle due ultime settimane del trimestre
prima con allievi
volontari ben preparati e poi tutti a tappeto.
Oltre alle materie tipiche di tutti gli istituti tecnici
il programma
verteva su indirizzi utili in agricoltura.
A parte contabilità, il futuro fattore doveva imparare la patologia vegetale
in modo da essere in grado di individuare le malattie delle piante al loro
primo insorgere;industrie agrarie, cioè tutto quanto
riguarda l'enologia,
l'oleificio, il caseificio, il tabacco ecc.; poi legislazione rurale, in
modo da saperne nel suo settore quanto un legale; poi topografia,
costruzioni, agrimensura, in modo da poter fare progetti di coloniche,
concimaie, calcoli del cemento armato, nonché squadri dei campi, per
impianti di frutteti , oliveti , vigne ecc.; zootecnic
, qui lo studente
veniva portato ai macelli fiorentini dove gli veniva data la testa di un
bovino appena macellato od un cavallo e lui aprendo la bocca e controllando
la dentatura doveva indicare l'età della bestia. Doveva sapere poi come
curare i bovini ed operarli nel caso di meteorismo per salvare il bestiame.
Sarebbe troppo lungo parlare delle altre materie... citiamo l'apicultura,
che affascinava i più .
I due istituti, con la crisi dell'agricoltura, chiusero i battenti.
Fino ai primi anni Cinquanta il fattore spiccava nella campagna toscana
per
il suo tipico abbigliamento. Generalmente vestiva di velluto marrone a
coste, portava stivali o gambali in pelle, nella
mano sinistra aveva la
mazzetta, in testa il cappello a larghe falde che lo riparava dal sole.
Si muoveva nel secolo XIX con il calesse ed il cavallo. Breve parentesi per
un fattore famoso, il padre di G. Pascoli autore della poesia
"La cavallina
storna" che fu ucciso da una fucilata sparatagli da dietro una siepe
al
ritorno dal mercato. Era sul calesse, tirato dalla
famosa "cavallina".
In questo secolo il fattore si spostava in moto e dopo guerra in jeep.
Parafrasando Mao, si muoveva tanto bene nell'ambiente
agrario, come un pesce
nell'acqua. Non si spiegherebbero diversamente le sue conquiste femminili:
padroncine, figlie di proprietari terrieri, maestre e figlie
dei benestanti
della zona. Solo nell'ultimo periodo della mezzadria il fattore sposava le
belle figlie dei coloni, prima guardava di fare il matrimonio ... anche
economico. Insomma faceva nel suo piccolo quello che facevano
i suoi
proprietari terrieri.
Difficilmente un fattore era magro e bassino, di
solito si trattava di pezzi
d'uomo di oltre un quintale perchè nelle fattorie il culto della buona
cucina era al massimo.
Anche ora nei centri storici delle nostre belle città ci sono trattorie dove
si mangia bene e le loro insegne sono: "
fattoressa", ecc.
Le tendenze politiche del fattore erano generalmente di destra,
fascistissimo nel periodo fascista, solidale al
massimo con i suoi "padroni"
e pronto a fare muro contro muro verso i suoi coloni, generalmente rossi.
Uno dei suoi compiti era quello di andare a fare il mercato a Firenze mentre
il suo colono il mercato lo faceva al suo paesello. Al mercato si incontrava
con i suoi colleghi di altre aziende, generalmente ex allievi delle due
scuole di cui sopra. Parlava con i sensali dei prodotti da vendere o da
comprare, portava ai gabinetti di analisi campioni
di vino e di olio ecc. A
Firenze la loro zona fu per centinaia di anni via Condotta, una stradina
vicino a piazza della Signoria.
gli scrittoi e quanto serviva per la contabilità aziendale. In questa strada
fu decisa la sorte di decine di migliaia di famiglie
contadine. I giorni
erano il martedì ed il venerdì dal mattino. Verso mezzogiorno se' il fattore
era ancora in buone condizioni sessuali poteva darsi che con gli amici ,
facesse una capatina in "case compiacenti".
Vediamo ora la piramide aziendale sulla quale lui siedeva.
Sotto di lui a
diretto contatto, vi erano un paio di sottofattori, poi un paio di
apprendisti sottofattore (si trattava di allievi
delle due scuole, freschi
di diploma) poi il terzo uomo. Non pensate sia un titolo di un film famoso,
il "terzo uomo" era un capo operaio al quale il fattore o il sottofattore
dava le istruzioni per i lavori. Infine uno o più guardia che controllavano
che i bracconieri non entrasserro nella riserva.
L'abitazione del guardia di solito era nel bosco
o al centro della riserva.
Il guardia si dedicava all'allevamento di fagiani
ed altra selvaggina.
Quando questa diventava adulta la lasciava andare
nella riserva. Ho visto
l'allevamento dei pulcini dei fagiani, sono animalini
di una fragilità
estrema, vengono nutriti con uova sode di gallina
e radicchio sminuzzato poi
uova e larve di formiche, prese dal guardia a chilometri di distanza.
Il guardia era sempre una persona di massima fiducia
ed al bisogno veniva
utilizzato anche per spartizione prodotti e consegne.
Nel complesso aziendale vi era sempre presente un giardiniere. Di gran conto
venivano tenute le piante di limone, vi erano sempre
limonaie per l'inverno.
C'era un cantiniere che nel periodo della frangitura delle olive diventava
frantoiano.
Del falegname ne abbiamo già parlato, di solito una
fattoria media aveva
anche il muratore. Tutte avevano pochi o tanti operai fissi che servivano
per le nuove piantagioni, riparazioni delle strade poderali ecc.
Nelle grandi fattorie vi era la monta taurina: un toro gigantesco si
prestava alla bisogna. La gestione della monta era affidata ad un bravo
colono che con un super bifolco accudiva la bestia.
Era generalmente fonte
di reddito in quanto le piccole aziende od i coldidretti
non avevano
convenienza ad avere il maschio da riproduzione.
Della fatttoressa ne' abbiamo
già parlato.
Solo nell'ultimo periodo i fattori sposarono belle colone che diventarono
poi fattoresse. Prima invece il fattore sposava una maestra, la figlia di
un
possidente, di un dottore od altro e lei viveva nell'appartamento
del
fattore ma senza occuparsi delle cose dell'azienda.
Nei paesi e piccoli centri il fattore era una delle persone più importanti,
assieme al podestà, al dottore, al farmacista, al prete.
Molte persone gli chiedevano consigli per i loro problemi. Dopo
Guerra
Veniamo ora al proverbio del capoverso all'inizio del paragrafo sul
fattore.
E' vero che il fattore tangentasse?
Si può dire di sì, salvo eccezioni rarissime di persone ultraoneste e
disinteressate.
Vediamo come poteva avvenire. Due esempi: un fabbro rimette una fattura
all'azienda per varie riparazioni. L'importo è di lire 11500,
il fattore
portafoglio alla mano va a pagarlo. Il fabbro anche nel futuro ha bisogno
di
continuare a lavorare con la fattoria, gli quietanza la fattura prendendo
solo 11000 lire. Il fattore nel suo scrittoio registra la fattura per 11500
lire, intasca 500 lire, che era il mensile di un
operaio.
Secondo esempio: la vendita ad un cliente affezionato ed amico di una
partita di vino, poniamo di 54 quintali a lire 120 al quintale.
Il fattore
in cantina ha un'eccedeenza di vino di 4 quintali , fa la fattura di 50
quintali ed intasca 480 lire.
Questi sistemi oggi non rebbero praticabili a causa
delle bolle, della
contabilità, degli assegni e dei conti correnti.
A quel tempo si usavano in grandissima parte contanti.
Se gli arrotondamenti
erano limitati, come nei due casi segnalati, al maestro di casa od al
proprietario era quasi impossibile scoprirli . Se
invece erano macroscopici,
il fattore veniva scoperto ed al fattore ,non restava che cambiare mestiere
perchè non avrebbe più avuto alcuna azienda da amministrare.
La paga del fattore era normale, non era eccezionale, però il fatttore aveva
moltissimi "fringe benefits",
come si chiamano ora. Non pagava affitto,
telefono, luce, trasporti, aveva vino, pane, olio, animali da cortile,
cacciagione ecc. Con qualche arrotondamento poteva andare in pensione e
comprarsi un podere ed un casetta.
Tigre 31 Copyright 1999-2005
Mio nonno
fu un alunno dell'. Istituto Agrario di Scandicci, divenendo
poi fattore in un azienda vicino Peccioli.
Dein