Il 2 ottobre 2009 tigre31 racconta...:

 

Siamo arrivati al 18 febbraio , era una di quelle giornate da rimanere a
casa a letto invece di andare a fare gli esploratori nel Chianti.
 Anni un mio bravo rappresentante mi diceva “ Ci sono delle giornate che
è  meglio non uscire  , che andare a visitare la clientela.
 Se’  devo farmi regolare gli insoluti , trovo  tutti i clienti che hanno
staccato poco prima l’ultimo assegno del blocchetto , se’ voglio vendere,
riesco ad avere un ordine del 20 % invece che il 70-90  % di un'altra giornata .
Non credo all’astrologia , però ci sono giornate no, che è meglio evitare. “
 Questa era cosi’ , si incomincia  con la stradina privata bloccata da una
macchina alla fine si parte , la giornata è nuvolosa e assai fredda , questo
non è un problema, noi dobbiamo portare in fondo la ns. ricognizione su’ San
Gusme’, posizionato nella zona sud-orientale del Chianti.
 Abbiamo ancora altre 4 ricognizioni nel Chianti , però nella zona di Greve,
il lavoro di esploratori è pesante,in questa zona molto meno , è il Chianti
fiorentino  più moderno e civilizzato.
 Passiamo Radda e si scende nella valle del Massellone , poco più avanti
sulla sinistra si trova Gaiole , notiamo un altro grosso  impianto di noci
fatto fare dalla Cee , una ventina di anni e tutte le piante sono piene
di licheni tronco compreso .
 Si dice che sia un segnale di aria buona, però un po’ possono nuocere ai
noci, non ho dati  scolastici su’ questo argomento, dei licheni si parlava
solo come alimento per le renne.
 Si prende la via dei Castelli ,  le spallette del ponte sul torrentello ,
sono state  danneggiate probabilmente da un grosso camion , che andava la
castello di Meleto , poco sopra a ritirare il vino.
 La strada continua in salita, in dei punti ci sono castagni ed i paletti
per la neve , si dovrebbe essere oltre gli 800 metri , l’aria  e’ fresca ,
pungente e pura si continua frà un saliscendi di colline , case rare e senza
alcun segno segno di vita, idem di  macchine .
 In un punto uno scasso per una nuova vigna , altezza sui 500 metri e bella
esposizione solatia, vi è un grosso bull-dozer CAT , più un altra macchina
sempre Caterpillar , con un braccio lungo di almeno sei o 7 metri ,
terminante in  una specie di grosso martello acuminato.
 Si capisce subito come viene fatto lo scasso nel Chianti , dove il terreno
agricolo è di 15-25 cm e sotto dura roccia, quella che poi darà  gli umori
all’uva e di conseguenza al vino con   i suoi sapori eccezionali.
 Questo attrezzo funziona come un gigantesco e robusto martello pneumatico ,
la roccia viene  colpita frantumata e poi estratta e portata i lati del vigneto .
 Qualche masso può essere oltre le 2 tonn. , sono questi   giganteschi
macchinari possono fare lo scasso , ecco perchè nell’ultima ricognizione ci
detto che non usavano più gli  esplosivi per frantumare la roccia .
 La marcia prosegue , siamo in una strada bianca, un cartello della
provincia di Siena , segnala che ora in avanti, non vi sono  più cartelli
della segnaletica.
Le ultime segnalazioni trattavano che eravamo nella strada di Monteluco di
Lecchi , infatti sulla destra si vede un castello che domina la ristretta
valle del Massellone.
 Nel 1182 questo castello divenne un possesso dei Ricasoli da Cacchiano,
data la sua posizione strategica interessava ai senesi, purtroppo era stato
ceduto nel 1176 ai fiorentini i grandi nemici di Siena.
 Da li si vedeva bene Ama , dove andammo in ricognizione mesi e dove non
trovammo alcun segno di anima viva, gli abitanti sono pochi e la domenica
mattina dormono.
Si scende a S. Polo in Rosso , pieve ricordata nelle carte di Coltibuono e
confermata dal vescovo di Fiesole  nel 1102, era un patronato dei Ricasoli
che la fortificarono, facendone un importante nodo del sistema difensivo fiorentino.
 La strada bianca è stretta e sconnessa  si scende e si arriva a  S.
Vincenti, siamo secondo il catasto Granducale di Toscana  di 2 secoli   a
1422 braccia , pari a 425 metri di altezza sul livello del mare, vi è una
chiesa che risale  al VII° secolo , nel ns. viaggio di pellegrini a Roma ,
solo la chiesa di  Vetralla aveva l’asbide dell’ VIII° secolo  era la più
vecchia , il resto dell’ XI° secolo  fermiamo la macchina e facciamo alcune foto.
Nessun segno di vita a parte delle ristrutturazioni edilizie, la sera  mi
capita poi di leggere sulla Nazione che in questa località sono in vendita
appartamenti a 180.000 €, forse.... ai lupi locali.
 Abitazioni già viste nella mia infanzia anche dalle ns. parti molto vecchie
, il frontale della chiesa  ed il piazzale non danno segni di umani da anni
, la porta della  chiesa è ben chiusa , l’avrei visitata volentieri.
 Nessuna traccia di San Gusme’ , ci trovavamo  frà la valle dell’Arbia e
quella dell’Ambra ,siamo in  una montuosità  della giogaja che separa il
Chianti dal Vald’Arno Superiore.
 A distanza di 5-7 km , si vede un paesotto posizionato in cima alla collina
, siamo rincuorati , finalmente vediamo   San Gusme’, errore.
 Si scende in una valle ,  ci sono dei ponticelli con le spallette di molti
secoli prima , si risale verso il paese, è un ambiente  dove l’uomo non è
presente da decenni , siamo senza alcun cartello indicativo, comunque si
prosegue verso il paesotto segnalato.
 Si arriva, un cartello segnala che si tratta di Montebenichi, frazione di
Bucine un comune aretino del Val  d’Arno, il mio compagno dice che ci aveva
fatto una fiera con gli uccelli un ventennio prima.
 Anche quì nessuna persona , vi è castello vecchissimo e malandato, lo
fotografiamo  senz’altro quello in più cattive condizioni che mai avessi
visto, diamo una occhiata  al cartello che spiega la località e ci fotografo il partner.
 Si tratta di un insediamento longobardo , nel quale vennero accolte delle
popolazioni etrusco-romane, Benicolo è un diminutivo  di Benuald, abbiamo
dati dell’ VIII° secolo quando la località era contesa frà i vescovi di
Arezzo e Siena.
 Nella pieve fu’ trovato un sarcofago romano in travertino che si trova
nell’Accademia del Poggio a Montevarchi.
Nel 1385 il castello che apparteveva a gli Ubertini , fu’ ceduto in
accomandigia alla repubblica fiorentina , essendo sulla terra di frontiera
con Siena , spesso teatro di scontri e saccheggiato.
 Nel 1478 , gli aragonesi e l’esercito papalino misero sotto assedio Brolio
, poi tocco’ anche a Montebenichi , che dopo una strenua resistenza, fu’
occupato e distrutto .
 Gli uomini fatti prigionieri e le donne al solito violentate.
Una targa spiega  la via dove eravamo  mi sembra l’unica , cioè Capitan
Goro, si tratta di Gregorio Stendardi, capitano di ventura che militò con
Giovanni dalle Bande Nere, e dopo la rotta di Gavinana passò al servizio dei Medici.
 Insomma a Montebenichi la storia era passate eccome , però noi avevamo un
altro itinerario e non questo  , anche se’ appena fuori al Chianti.
A distanza si vede una signora , che spazza un piazzale di una vecchissima
casa , l’amico gli chiede di S. Gusmè , mai sentito menzionare dice , arriva
il marito e ci dà le istruzioni, eravamo a circa 5-7 km.
Ci meraviglia il fatto che la donna non conoscesse un paese vicino ,
probabilmente era una famiglia di weekendisti.
 Partenza per il ns. obiettivo , passiamo per strade sperdute , nessun segno
di vita , ne’ coloniche , finalmente arriviamo al paese, il partner mi
fotografa, al cartello.
 Il paese aveva la chiesa di San Cosma , da cui deriva il toponimo, era un
villaggio non fortificato dei signori della Berardenga, durante le guerre
con gli Aragonesi incendiato e devastato, nel 1640 era abitato  da 269
abitanti,oggi di meno.
 E’ a 465 metri di altitudine, si conservano due porte che davano accesso al
castello, in una ci sono io in una foto , nella piazzetta  dell’ex castello il mio amico.
 La chiesa è dedicata alla SS. Annunziata  e pure questa chiusa, troviamo un
bar e negozio unico  di ogni  prodotto di ogni scibile umano, prendiamo come
di solito un cappuccino passabile .
 Ritorniamo alla macchina erano le 10 e notiamo un ruota sgonfia, in 24 anni
che  abbiamo questa Mercedes mai avevo forato le gomme sono tuboless, mi
accingo a cambiare la ruota quando mi accorgo che nel vano arnesi,  pieno di
carte, lampada, catene , pressometro,chiavi  ecc, non vi  è il crick , penso
che nei vari garage dove la macchina era stata portata qualcuno se’ lo era fatto suo.
 Eravamo già irritati , eravamo a 120 km da casa e non avevamo fatto neppure
un minimo di camminata ,di solito  facciamo 50-60 km in macchina  e 15 a
piedi , il fatto di trovarsi lontano e con una gomma con  pressione molto
bassa ci irritava.
 La località non aveva l’ombra ne’ di distributori , officine od altro,
decido a velocità ridotta di puntare su’ Castelnuovo Berardenga, sperando di
trovare un distributore aperto,
 Arriviamo a questa località  distante non tanti km , un passante ci dice
che l’unico distributore  del paese aveva chiuso anni ,a non molti km vi
era la Siena Bettolle , ne’ avremmo trovati due prima di Siena , uno sarà
senz’altro aperto .
 Si riparte a velocità ridotta 50 -60 km/h  troviamo il primo disposto a
self service , però gasolio ne’ avevamo per altri 500 km , a noi serviva
l’aria, le bocchette vi erano non il tubo.
 Rimpiango per il periodo del militare quando  il Dodge 3 Tonn della Folgore
aveva un lungo tubo che dal compressore si poteva gonfiare le gomme, proprie
ed altrui  senza problemi.
 Si prosegue per Siena , sempre a bassa velocità , stessa situazione,
imprecando sul fatto che i distributori erogano il carburante ma non l’aria,
l’amico dice che probabilmente le tubazioni  gli e le rubano.
 A Poggibonsi troviamo altri due distributori tutti e due a self service e
niente aria per la ns. gomma che essendo tuboless, proprio a terra non era andata.
 Poi un colpo di fortuna un distributore di gas metano , che era aperto con
il proprietario il quale ha detto non voglio niente però gonfiatevi la ruota
da voi , cosa che abbiamo subito fatto e siamo ripartiti verso casa .
 Nel percorso abbiamo parlato del ns. sesto itinerario  chiantigiano, il più
lungo e periglioso , mai credevamo nel  centro della Toscana di trovare zone
così disagiate e neppure cose del tardo medio evo ed oltre, così vecchie che
mai avevamo mai  trovato da altre parti .
 Ci siamo resi conto delle difficoltà a fare gli scassi e delle macchine
usate , anche queste mai viste da  altre parti.
 La zona del Chianti visitata è la più selvaggia, la meno coltivata , con i
monti più alti, a mal pena avevamo trovato un paio di persone .
 Per il colmo delle difficoltà , mentre la gomma di scorta è sul lato
sinistro, sul destro , si è uno scomparto con una completa  serie di
medicinali , bende ecc,ed il click , ci eravamo disperati per niente, me’ ne
rendo conto a casa , la giornata  no’ era finita.

Tigre31

 

Oh Tigre, ma una cartina topo-geografica prima di partire no ?
pipo