Il 1mo aprile 2009 tigre31 narra de…:
Il 4 di febbraio i ns. esploratori partirono alla
conquista della Valle
degli Agli o come si dice ora Vagliagli , un paesino sopra la valle dell’
Arbia .che se’ ne parla dal XII° secolo.
Dopo dopo Castellina , prendemmo una strada bianca e poco prima di
Fonterutoli lasciammo la macchina ,
Faceva abbastanza freddo , Castellina è alta poco meno di 600 metri,
erano
le 8 del mattino e la brina costeggiava la strada, la tramontana spirava
nell’aria tersa , fresca e pura.
Eravamo in un bosco , a distanza si vedeva qualche casa colonica
abbandonata o trasformata in agriturismo, mà nessun segno di vita , salvo
che a un centinaio di metri , un animale attraverso a tutta velocità la
strada, non fummo in grado di capire cosa fosse , era una massa nera forse
un puzzolone.
Ore 9 la marcia è continuata su’ di un sali scendi , intorno ai 600-700 metri ,
nessun segno di vita.
Da dove eravamo si scorgeva in lontananza Monteriggioni ,Casole e poi Siena,
noi si rimaneva più in alto della città del palio.
La strada bianca era fatta sulla roccia, probabilmente dagli
Etruschi in
quanto a Fonterutoli , avevamo visto la segnalazione di una tomba
etrusca.
da visitare al ritorno, il fondo della strada fatto sulla roccia non
richiedeva alcuna manutenzione, questo per l’amministrazione delle strade senesi.
Si trova una lunga serie di terrazzamenti con olivi di circa un centinaio
di anni, in lontananza una colonica senza alcun segno di vita.
Penso alla fatica a creare queste terrazze , i massi di pietra non gli
mancavano , certo il lavoro non poteva essere neppure fatto con i bovi, quì
ci lavoravano di vanga e marrone e dati i sassi anche con il bidente che era
una zappa a due punte.
Oggi neppure con un piccolo motocoltivatore il terreno può essere lavorato,
la resa è esigua gli olivi sono stenti e macilenti.
Questa è la ns. quinta ricognizione nel Chianti , ad ora mai
abbiamo
visto un campo di grano, il coltivato è quasi esclusivamente composto da vigne.
L’amico disse se’ ero sicuro che questo paese esisteva, gli risposi che
esisteva nei paraggi anche una fattoria Dievole, della quale avevo bevuto il
vino nell’occasione di un invito a pranzo da un mio cugino,
Anzi il vino Chianti era superbo, era dell’annata 1999, io al parente gli
avevo portato del vino locale , lui disse che il prezzo del Dievole , era
esattamente di 10 volte tanto , quello della bottiglia che gli
avevo portato io.
Lo aveva pagato sua moglie all’enoteca locale ben 25 € , si presentava
rosso rubino impenetrabile alla vista, al naso sentori persistenti di frutta
rossa matura, in bocca è ricco e fiero di corpo e polposità di frutto .
Torna anche al gustativo il lampone maturo anche in confettura
perfettamente bilanciato dal ben presente nerbo acido.
Sulla etichetta vi era scritto che villa Dievole era a circa 1 km dal
paese, dunque coraggio continuammo a marciare alla fine arriveremo anche a Vagliagli.
L’amico chiede se’ ci sarà un bar , per un cappuccino , con questo
freddo
ci scalderà un po’, risposi che non ne’ avevo una idea .
I boschi continuavano , di tanto in tanto in lontananza una
colonica senza
alcun segno di vita , finalmente ci incrocia una macchina, poi troviamo un
vigneto in costruzione , accanto una casa strana , non poteva essere ne’ una
colonica , ne’ un monastero, tutti gli accessi erano murati.
Da una finestra di forma inconsueta uscirono vari piccioni che
volarono nel cielo.
La marcia continua e si trova delle coltivazioni di lavanda , non sapevo
che ci fossero nel Chianti, una vecchia pubblicità di 50 anni fà parlava del Col
di Nava.
Nel cielo veleggia un grosso nibbio, riusciva malgrado la tramontana
a
rimanere immobile nel cielo, con i suoi occhi acuti, osservava dove poteva fare
colazione.
Sono le 9,30 e sotto di noi vi è un monumento ad un partigiano morto il
14
giugno del 1944, ucciso senz’altro dai tedeschi e poi sotto di noi, finalmente
il paesotto.
Dall’alto si può calcolare in una quarantina i case, mentre scendiamo
troviamo un vecchio viaio, forse comunale , che serviva per il lavaggio dei panni
, ora abbandonato.
Su’ di un lato vediamo una bella costruzione distante circa un migliaio
di metri , sarà Dievole ?.
Siamo nel paese e puntiamo sull’unico bar, il barista è poco socievole
accanto ha una signora asiatica forse sua moglie.
Gli chiediamo degli agli, dice che una produzione di un centinaio
di anni
fà, gli chiedo se’ per lo scasso dei vigneti usano gli esplosivi , dato che
il terreno è costruito da massi giganteschi di pietra.
Dice che da 30 anni il sistema è stato abbandonato in quanto gli attuali
bull-dozer ed i grossi aratri hanno ragione dei massi del terreno.
Prendiamo due briosce stagionate e rinsecchite , paghiamo e andiamo a
vedere la chiesa segnalata, in parte del XIII° secolo e dedicata a tre santi
Crisostomo, Bernardino e Sebastiano.
Vi è anche un bell’affresco del XV° secolo , che noi non abbiamo visto.
Era chiusa , una rara passante dice che il prete deve venire da
Castelnuovo e lo farà alle 11, purtroppo non ci sono preti.
Gli dico che lo so’ siamo passati nell’arco della mia vita da 120.000 a
35.000 , la cui età media è di 60 anni , non ci resta che sperare nei
preti
africani, che dalla fame si dedicano a questa missione.
Il dietro della chiesa ha una tipica viuzza strettissima, che ci riporta
indietro di 200-300 anni , con una porta di una stalla, il passato che ritorna.
La ricognizione continua in un altra strada , quì vi è un carro carnevalesco
con il gallo nero , lo stemma del Chianti , ci facciamo le foto, non vi è
altro da vedere Vagliagli e tutto quì, nella valle dell’ Arbia,che rimane
più sotto vi è un bel nebbione di conseguenza non possiamo dire di aver visto
qualcosa.
Si ritorna verso la macchina, grosso modo è a 6-7 km di distanza, verso
le
11 siamo a Fonterutoli dove avevamo visto il segnale della tomba etrusca,
il mio compagno mi fotografa dentro essa.
Sul bordo troviamo in una cassetta metallica la sua storia in
quattro
lingue , messa dall’ Apt di Siena.
Vi erano tre defunti è del periodo orientaleggiante , cioè del settimo secolo
prima di Cristo.
Era il periodo d’oro degli etruschi grandi forgiatori del ferro,
avevano
gli altiforni di fronte all’ Elba , i loro utensili , spade, lance , corazze
, punte di aratro , erano vendute in tutto il Mediterraneo, si pensa in
tandem con i cartaginesi e loro riuscirono a farsi dei bei sarcofaghi ,
dove venivano raffigurati con le consorti.
Poi nel 90 a.c. furono assorbiti dai romani, dai quali ebbero la
cittadinanza , le loro lucumunie tutte indipendenti non potevano resistere
alle balde legioni romane , se’ avessero creato una loro nazione ,
probabilmente i romani avrebbe avuto un osso duro da conquistare.
Comunque nel 400 dopo Cristo a Roma vi erano ancora dentisti etruschi
che
con oro facevano delle bellissime protesi, nonchè indovini , i quali usando
il fegato di un animale riuscivano a fare i loro presagi.
La ricetta
INSALATA DI CAMPO
Nel Chianti si mandava a quel tempo la massaia nel campo a
raccogliere
attughini ,terrarepoli, tenere cicerbite, raperonzoli , piè d’uccello ,
radicchio e foglie di fava, sì quella che poi avrebbe prodotto i baccelli.
Accuratamente pulita e lavata, questa insalata veniva posta
in un grande
tegame, poi condita con olio estravergine di oliva, sale , pepe ed un pò di
aceto e serviva come contorno e .... buon appetito. Tigre31