Il 29 agosto 2006 tigre31 racconta…:
"
Grano grano non carbonchiare è la sera di Carnevale, che ti vengo ad
illuminare ecc. ecc. "
Questa era una lunga filastrocca usata 3 generazioni fa nelle ns. campagne.
Ho sempre parlato che ai coloni il bestiame era la cosa a cui
tenevano di
più , in quanto era loro al 50 % , però il grano
non era da di meno,era la
base del sostentamento.
I secondi nella civiltà contadina erano esigui , la regola era
quella di
fare " ammiccino ".
La mortadella arrivata dalle ns. parti intorno al 1935, veniva
acquistata
nella misura di 100 gr. , una
scatoletta di sardine di Nantes , bastava ad
una famiglia di una dozzina di persone , non parliamo poi di una aringa che
insaporiva il pane di una famiglia ancora più grande.
Un episodio che riguarda una famiglia di camparaioli
, i paria della
civiltà contadina e di un pranzo a mezzogiorno al quale assistetti io.
Dopo un piatto di minestra di pane , la massaia prese un uovo , lo sbattè
in un tegamino con molta acqua e farina e poi fece 4 frittelline
, una per
ogni componente della famiglia , con il contorno di insalata del campo
condita con pochissimo olio e molto aceto.
In totale un uovo per 4 persone di cui tre erano adulti.
Il pane era la base , il suo consumo per gli uomini
di casa andava vicino ad
un kg e mezzo , eguale era quello del vino , di conseguenza non doveva
carbonchiare, per questo nella notte del martedì
di Carnevale si vedeva i
coloni che con vecchi covoni di paglia dell'annata precedente giravano il
podere , facendo lume al grano.
Grano che in quel periodo essendo stato seminato in ottobre aveva lavorato
molto bene sotto terra con le radici , pronto all'arrivo della bella
stagione a partire alla grande ed a fare la spiga, però in quel momento era
solo una piccola piantina che aveva ben accestito.
Il carbonchio trasformava la granella in chicchi
di carbone , poi arrivò
una polvere chiamata Caffaro dal nome dell'industria
chimica , che eliminò
il carbonchio e finì anche l'usanza di fare lume al grano.
Tigre31