Il 4 marzo
2008 tigre31 ci racconta del…:
Non si
tratta di quello della Chiesa Cattolica e neppure quello
declamato
da Benigni quando recita
mà di un vero inferno agricolo toscano.
I frantoi di una volta , partirono da una macina di
granito,che schiacciava
le olive , fatta girare da un quadrupede , io ho fatto in tempo nei miei
anni verdissimi di vederne una , poi sono arrivati i frantoio Veraci,
mossi
dalla forza motrice che con due macine per 1 h frantumavano
le olive
riducendole in una poltiglia.
Questa ditta esiste tutt'ora credo di proprietà Pieralisi ,
azienda big del
settore a carattere mondiale ,da questa famiglia venne fuori Virna Lisi
brava e bella attrice ancora oggi sulla scena, era quella che con la sua
bocca poteva dire di tutto.
La poltiglia di olive finemente frantumata veniva
messa o nei fiscoli o frà
dei pannelli , poi stretta a 150 atm , fino a che
scorreva un liquido scuro
passato ad un separatore a quel tempo molto usato Alfa Laval.
Per effetto della forza centrifuga da una parte usciva il prezioso e
giallo
liquido, da un altra le acque di vegetazione, che con
una tubazione venivano
portate all'inferno, che è il ns. argomento.
Questo locale era costituito da una stanza con almeno 3 o 4
vasche .
coperte da un tavolato di legno, al bisogno
estraibile , esse comunicavano
, frà loro con una apertura a sifone, posta ad almeno
massimo del liquido.
Qui' l'acque di
vegetazione facevano scorrere la parte più pesante che era
costituita quasi esclusivamente acqua, rimaneva in alto una parte che ancora
conteneva dell'olio , il quale si scindeva dall'acqua con la stagione
calda
e affiorava a volte nella misura di 40-
nelle altre.
Questo olio veniva chiamato olio di inferno, una parte
andava a degli
oleifici che lo rettificavano , un po' rimaneva in fattoria , in quanto
erano in uso lampade con uno stoppino che finiva in questo olio , che
venivano usate nelle stanze dove mancava la luce elettrica e nelle botti .
Una curiosità , queste lampade erano identiche a
quelle originali etrusche
viste nel museo di Chiusi , si può dire che in quel settore non vi era stato
nessun progresso in oltre 2000 anni.
Durante il passaggio del fronte nella WW2, io e le mie donne, sorella di
3
mesi , mamma di 40 anni e nonna di 78 finimmo
nella stanza di un inferno di
un frantoio per una decina di giorni, era una posizione ben riparata dai
colpi del 105 inglesi , sopra a noi i resti dei para'
, della 1° divisione
tedesca i Diavoli di Cassino , scoprirono il pianoforte della proprietaria e
ci propinarono da mane a sera bellissimi valzer viennesi.
Di fianco avevano 4 mortai da 81 , che
controbattevano l'avanzata delle
truppe della VIII° Army.
Poi una sera vennero a dirci che per noi la
guerra era finita , toglievano
il disturbo , la mattina arrivarono gli indiani della VIII°
division e i
tedeschi dalla linea Paula gli salutarono con una salva di
proiettile prese la finestrella dell'inferno disgregandola , mà senza
colpirci in quanto le schegge finirono nel cortile .
Mentre rispetto ai cannoni inglesi eravamo ben
protetti ci trovavamo di
fronte ai cannoni tedeschi della linea Paula , ultima prima di Firenze.
I frantoi di oggi credo siano in grado di
estrarre tutto olio e non devono
aver bisogno dell'inferno
Tigre31