L’8 giugno 2007 tigre31 ci racconta delle…:
Chi mangia le more , muore, chi non
le mangia , gli si schianta il cuore²
Proverbio toscano di un paio di secoli fa.
Le more in settembre , insieme ai fichi, costituivano
il magro pasto per i
lavoratori delle campagne toscane , infatti mia nonna , alla fine del secolo
XIX° , diceva a mio nonno ³ Santi ,prendilo un
pezzettino di pane, dalla
madia², Il nonno diceva di
no, il pane lo dovevano mangiare i suoi
numerosi figli, lui avrebbe mangiato fichi e more.
Il buon uomo andava a vangare la sua magra terra , con un nutrimento
talmente esiguo , che non capisco come potesse lavorare.
Anche io in questo fine di agosto del 2003, sono andato a mangiare
le
more, che nessuno più raccoglie.
L¹abbandono dei campi ha fatto si che dalle
siepi , posizionate di solito
nei ciglioni, od all¹inizio delle scarpate, i loro
arbusti siano potuto
entrare nel terreno agricolo, molto più fertile.
Attualmente, ci sono arbusti , che sono diventati quasi degli alberi, con
more gigantesche anche di un paio di centimetri,che soddisfazione sarebbe
stata per il nonno...
Mi ricordo che ai fichi 60 anni fa al loro tronco veniva fatta una corona di
spine eccezionale, in modo che nessuno potesse salire sulla pianta a
prendere le dolci inflorescenze.
Per una famiglia era una ottima risorsa, due vecchie bigonce trasformate
in
recipiente per le bicce ed i borsoni, era un
buon secondo durante
l¹inverno, quando con 10 olive secche , due bicce di fichi secchi ed un
magra e vizza meletta del campo, erano un pranzo per
un abitante delle ns.
parti.
Uno dei problemi era quello delle tignole, che verso ottobre incominciavano
a nascere in questi fichi , la mia mamma se¹ ne¹ meravigliava ogni anno, da
dove questi insetti potessero arrivare, lei le bigonce le chiudeva
ermeticamente.
Io ero ancora piccolo ,non avevo studiato ancora agraria , diversamente
gli
potevo dire, forse con il suo scetticismo, che l¹ovino
dal quale era nata la
tignola, era stato deposto in estate da una farfallina, la quale , munita di
ovopositore alla fine dell¹addome poneva un uovo su¹ ogni fico , che stava
seccando al sole, su¹ i suoi tralicci.
Ma ritorniamo alle more , l¹argomento del mio
racconto, a quel tempo tutte
le massaie mandavano i loro figli , con un panierino a raccoglierle sulle
macchie, i più erano attrezzati di una canna con un uncino di ferro, che
serviva ad avvicinare il ramo e poterle cogliere.
Con esse poi le donne di casa facevano la marmellata , il cui termine era
quello di ³Conserva di more ³, anche per distinguerla
da quella di pomodoro.
Dal tardo autunno e per tutto l¹inverno essa
veniva spalmata
parsimoniosamente su¹ una fetta di pane, era la mia
merenda e quella di
tanti coetanei.
Uno dei problemi dei 3-4 grossi vasi di conserva della mia mamma, era quello
che vicino al tappo , gli si formava un po¹ di muffa, il farmacista gli
disse di metterci un velo di alcol puro ed il problema non si verificò piu.
Sono partito per andarle a mangiarle nelle Mandrie, zona non frequentata
dalle macchine , che nelle strade bianche , fanno
alzare la polvere ,che poi
si deposita su¹ di esse.
Sono arrivato alla fonte del Masso , una delle poche
rimaste,
fatto una caccia folle alle fonti di campagna, che attualmente sono quasi
tutte chiuse.
Un paio di generazioni fà,
ogni uno o al massimo
la qualità dell¹acqua poteva essere discutibile, però
ogni anno era
amorosamente ripulita dalle radici delle piante, o dalla terra che vi era
penetrata ,dai coloni.
Nei paraggi di esse sempre vi era un bicchiere, sbocconcellato, in modo
che
il viandante potesse bere.
Altro particolare , se¹ la fonte era
stata fatta nel secolo XX° , ci
poteva essere la tubazione in eternit, ora tragicamente
cancerogeno, ed io
quante volte ci ho bevuto.
Attualmente si può fare anche
questo ente dice che l¹acqua è sempre inquinata.
Mi ricordo che a lezione di chimica allo Jas , un professore ci spiegava,
che il terreno agricolo aveva una capacità di filtraggio eccezionale, per
esempio ci citava i fossetti che
partivano dalla concimaia , con un
liquido brunastro ,
Dunque bevvi questa acqua pura e fresca e ripresi la
marcia in direzione
del Virginio.
Un mini-leprotto impauritissimo, mi taglio¹ la strada rifugiandosi in una
macchia, piu avanti tocco¹
a dei fagiani giovani e vecchi a scappare
impauriti.
Penso che nel loro DNA , da tempo immemorabile , vi sia una grande paura
per questo bipede implume, che ha l¹abitudine di
farli arrosto.
Ho notato che hanno meno paura delle macchine a volte mi sono
trovato ad
essere in auto, fermo da diversi minuti e loro si sono avvicinati a
guardare questa buffa scatola , senza immaginare che in essa vi era il piu
grande strupatore dell¹universo.
Mangiate le more, grosse e succose , ho
incontrato cavalieri ed amazzoni
in gita, ho sentito quanto cattivo odore emanassero le loro cavalcature.
Essi dall¹alto del loro animale ,
guardano con superiorità il vecchietto
,che faticosamente arrancava sul terreno.
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