Il 4 settembre

 

Essendo nato e cresciuto nel fiorentino , ne' avevo sentito parlare della
treggia, senza averla mai vista .  La vidi nel 1950 , quando ebbi l'incarico
di sottoagente alla fattoria  dei Ricci, in Mugello   sulla strada della
Futa.
 Questa fattoria  secoli prima era appartenuta ad un certo cardinale Ricci,
vi era una bellissima villa del secolo XV° , notevolmente sinistrata in
quanto era sulla linea Gotica , si era presa  diverse cannonate ed infine
una mina, attualmente è in fase di rifacimento , dovrebbe venire una opera
bellissima .
 La fattoria aveva 12 coloni , per circa 230 ha  di superficie in parte
bosco , si era alla fine  dell'altezza in cui viene fatto il frumento, la
fattoria subito sopra  Erbaia  seminava la segale , si era anche alla fine
dell'area   dell'olivo ed  il vino , non andava oltre i 9,5°/10°.
 Sotto vi era la fattoria Le Maschere , così chiamata per delle maschere che
vi sono  su' di una costruzione , era dei marchesi Gerini e considerata la
più bella azienda della zona.
La treggia era un carro agricolo senza ruote in quanto non vi erano viottole
nel podere dove un carro ruotato poteva transitare bene, la treggia  era una
slitta  ,  con due stanghe,che finivano in  una  dove venivano attaccati il
giogo dei bovini.
 Con essa il colono faceva i trasporti nel podere , portando  fieno, patate
,ricci delle  castagne , legname,mentre  frà le varie coloniche e la
fattoria vi era la strada bianca,usata dai carri.
 Sul pianale di essa veniva trasportato tutto quello che negli altri poderi
trasportava il carro agricolo, con il problema , se' usata molto la stanghe
che strusciavano  sul terreno si deteriorava in breve tempo.
 Il legno più usato era quello di castagno , meglio se' i rami finivano ad
"Y" In questo caso avevano l'attacco per il giogo
 Questo veicolo a strascico veniva di solito costruito dai coloni stessi,in
dei casi il pianale aveva una spalliera in modo da poterci caricare bene
prodotti voluminosi, come il fieno .
 Dato il terreno disagiato , a volte il carico poteva anche ribaltare, il
colono con calma lo ricaricava.
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Agno

 

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> Essendo nato e cresciuto nel fiorentino , ne' avevo sentito parlare della
> treggia,  [...]

 

Io la tregghia, così la chiamavano nelle marche, l'ho vista durante una
gita sui monti sibillini, in alta montagna, in località "La Maddalena";
era più o meno il 1972-73 ero in macchina su di una strada brecciata,
molto dissestata ed ho visto arrivare due vacche marchigiane, che
trainavano questa strana slitta di cui non conoscevo i dettagli tecnici,
però constatarne un uso anche su strada forse proprio perchè lì le strade
era così dissestate da essere arduo muoversi su delle ruote.

Avevo dei parenti contadini, che svolgevano un agricoltura molto povera e
ricordo chiesi loro lume su questo strano carro e mi diedero tutte le
delucidazioni del caso. Intorno alla loro casa vi erano ovunque attrezzi
agricoli di tutte le epoche (alcuni molto rovinati): aratri in legno ed in
ferro, seminatrice, toghe di botti accatastate con sopra tegole rosse a
costruire un semplice capanno e dentro ovunque polli di tutti i colori,
inotre un grosso tino sempre pieno di "verderame". Era un museo a cielo
aperto di un'agricoltura molto povera.
Loro avevano un carro, ne conservo ancora delle foto, di quelli tipici
marchigiani rosa con disegni ed era trainbato dalle loro due vacche che
erano usate sia per lavoro per carne, più tradi (1978-79), con l'avvento
della meccanizzazione ...  :-))  le utilizzarono solo per la linea carne.
Le mucche si chiamavano "Biancolina" e "Maravia", che credo significhi
"Meraviglia".
Ciao Luca