L’11 novembre 2007 tigre31 racconta…:

 

Chi viaggiasse in Toscana fino a 40 anni fa poteva vedere intorno alle
fattorie , presso i coloni  e nei campi  delle grosse balle reggettate,
pesanti anche più di un quintale , se' l'osservava da vicino si trattava di
stracci e mucchi di pelo, da qui' il termine peluria.
 Venivano da Prato  dove Malaparte , l'autore di moltissimi libri best-
sellers , diceva che " Tutte le glorie , finiscono a Prato , siano divise ,
bandiere ed altro", ed era vero  la cittadina riciclava stracci di ogni
genere e di ogni nazione , moltissimi  però erano di provenienza Usa, dove
il consumismo era arrivato prima che da noi.
 Un assaltatore pratese della Folgore di quasi un sessantennio fa mi diceva
, che lui fino da ragazzino era addetto alla scelta degli stracci, le sue
dita erano allenate a sentire al tatto la qualità delle fibre tessili.
 Non potevano riciclare la lana , se' era mescolata allora con il cotone ,
il suo compito era quello separare le due fibre.
. Mi diceva che  a volte dagli indumenti uscivano monete " i cents " come
quello di zio Paperone , che erano rimasti nelle tasche.
 Con apposite lavorazioni si aveva il  filato cardato che non era altro che
lana riciclata e con questo facevano i  tessuti assai economici, che allora
avevano un buon mercato.
 Dal lato agricolo a noi interessa il materiale di scarto "la peluria" , che
essendo di lana, contenendo caseina interrata nel terreno diventava un buon
concime.
 Successivamente arrivarono le fibre artificiali , che partivano in molti
casi dalla cellulosa e successivamente quelle sintetiche , che partivano dal
petrolio , per le piante non vi erano sostanze nutritive.
 I contadini mi dicevano , che anni prima sotto  la chioma degli olivi ci
avevano sparso  la peluria, poi avevano arato il terreno  e dopo diversi
anni l'avevano ritrovata intatta , non si era disgregata  per niente.
 Non lo poteva fare in quanto specie nylon ,poliestere ed altre fibre
sintetiche rimangono inalterate nel terreno,non apportando sostanze
nutritive
 A questo punto i fattori che si contendevano queste balle di scarti di
produzione avendo  capito come stavano le cose le lasciavano andare in
discarica e la peluria non si vide più .
 In precedenza era apprezzatissima per gli olivi, 10 kg di peluria e poi in
altro periodo un secchio di ottimo pozzo nero, garantivano corbelli di
ulive. Vi era anche un altro utilizzo quello di distenderla  nelle
asparagiaie , da dove in primavera spuntavano belli , rigogliosi e puliti
gli asparagi.
Non mi risulta che venisse usata come concime nelle vigne, veniva fatto il
sovescio ed in qualche caso il solfato ammonico.
www.enzopruneti.com