L’8 luglio 2009 tigre31 racconta...:

 

Mentre i ns. quattro moschettieri del vino Chianti si davano da fare a giro
per il mondo a vendere il loro vino, in particolare sul mercato americano ,
proprio da lì arriva  la controffensiva , un piccolo insettino  un afide
attacca le coltivazioni della vite.
Tutti conoscerete i pidocchi delle piante, che sono afidi , molti di questi
hanno scarsi problemi di locomozione , sono le formiche che gli portano sui
fiori  e sulle piante e poi vanno a  mungerli delle loro  secrezioni
zuccherine  delle quali ne sono ghiotte , fanno come l¹uomo con le mucche.
 Questo afido venne dall¹America , grazie alle  navi a vapore che in una
decina o poco più di giorni attraversavano  l¹Atlantico, con quelle a vela
sarebbe morto  durante il viaggio ,prima di arrivare, in quanto durava molto
di più. 
Bastava una  sola foglia di vite americana con decine e decine di galle ,
nelle quali vi erano in ciascuna  circa 500 uova per invadere la Francia .
 Successivamente fu¹ invasa tutta Italia ed il Chianti fu¹ colpito in
pieno, con la produzione quasi azzerata.
 Questo insetto  che  ha una serie di mute , in una attacca le foglie della
vite americana , non succede niente in quanto le galle sono verdi e la
foglia può fare la sua  funzione clorofilliana.
 La femmina in una muta riesce a produrre le uova  fertili senza la
fecondazione del maschio il che è un bel vantaggio.
 In un altra muta scende nelle radici della vite europea , le punge e
succhia la linfa, la radice marcisce e la pianta muore.
 Cosi¹ successe negli ultimi decenni del secolo XIX° , una tragedia , un
vecchio colono della mia prima azienda , mi diceva  ³ L¹America , ci ha dato
il granturco, le patate,  il pomodoro ,il tabacco e tante altre piante utili
per noi , però nel secolo XVI° ci diede  la sifilide e in quello passato la
filossera.
 Pioppi bellissimi , file di prode di viti ,  le vigne erano esigue ,
finirono tutte morte, con un aumento di miseria per i coloni e le fattorie.
³
 Gli agronomi incominciarono a pensarci cosa fare, la prima idea fu¹ quella
di fare nuovi impianti con la vite americana , in particolare la  qualità
fragola.
 Non viene  colpita ne¹ dalla peronospora , ne¹ dallo oidio, faceva
moltissime  piccole ciocche , il vino era di  bassa gradazione  e  non
piaceva per niente.
 Vi sono ancora rare viti di questa qualità , gli operai ,(i coloni oggi non
esistono più), fanno  attenzione a non vinificare queste uve con le nostrali
, ne¹ andrebbe della qualità del prodotto.
 Un altro agronomo , disse  se¹ l¹insetto attacca della vite americana le
foglie e non le radici, noi bisogna  fare i nuovi vigneti con la vite
americana innestando  sopra la nostrana.
 Era il giusto  rimedio ,  anche se¹ si presentava come la fatica di Sisifo
,la fine dei reimpianti si ebbe intorno al 1920, dopo un quarantennio di
crisi la viticultura  europea si riprendeva.
 Il prof. Napoleone Passerini dello JAS  creo il calcimetro , con questo si
poteva trovare la giusta barbatella americana in base alla qualità del
terreno , la più usata era la 420 A , almeno  sessanta anni .
 Ogni fattoria creo un piccolo vigneto di piante madri americane, poi ad
ottobre , venivano  presi i tralci o sarmenti  di circa 60 cm   e messi in
un terreno sabbioso.
 L¹anno di poi queste talee , che  avevano  radici e foglie , venivano messe
a dimora nei nuovi vigneti .
Un anno dopo  l¹annestino di fattoria , tagliava la barbatella all¹altezza
del terreno e ci inseriva l¹innesto , cioè un rametto di una vite europea
con uno o due occhi .
 L¹innesto veniva fissato con la rafia e ricoperto dal tufo, facile a
sfondare per i nuovi virgulti .
 Era un lavoro faticosissimo in quanto si  doveva lavorare nella posizione
della preghiera dei fedeli di Allah il Grande  , per una intera giornata, e
questo lavoro veniva fatto   per molte settimane.
 Era fatta , dopo qualche anno la vigna entrava in produzione e la
filossera... doveva cambiare mestiere.
 Dopo spremendosi le meningi alcuni agronomi , arrivarono alla
determinazione, che l¹innesto si poteva fare a tavolino, senza fatica e con
risultati  ancora migliori.
 Un paese del Veneto  S.Giorgio  nei dintorni di Pordenone , con i vivai di
Rauscedo divenne la capitale delle barbatelle di tutto il mondo , con
milioni di esse , ora innestate a macchina.
 Il risparmio sull¹inizio della produzione di uva era di una annata
,l¹attecchimento sfiorava il 100 %.
 Mentre prima erano prode e pioppi , ora per  avere una forte produzione si
era passati alle vigne.
Nel Chianti  esse erano più difficile  a  farsi , perchè il terreno era
roccioso , lo strato  agrario era appena  di 20-30 cm , mentre lo scasso
doveva arrivare a 100 cm ,  si ricorse a gli esplosivi.
 Enormi massi pietrosi furono spostati fuori della vigna con grossi
bull-dozer  e furono fatte anche terrazzamenti , mentre i pezzi piccoli di
pietra sotto l¹azione degli agenti atmosferici si sarebbero disgregati ,
passando le loro sostanze alle radici delle piante, per fare l¹ottimo vino.

Tigre31