Il 13 ottobre 2006 tigre31 ci narra…:

 

Nel novembre del 1947, ero al  lavoro nella mia  prima fattoria, non avevo
accettato di andare in Calabria nella neonata riforma agraria della Sila ,
mi sembrava troppo lontano , poi nella vita  finirò addirittura in
Australia, come si cambia.
 A quel tempo il lavoro era qualcosa che cadeva dal cielo, averlo era un
miracolo , non ci  si permetteva di  chiedere l'importo del  salario,
assicurazioni , ferie ecc. , bastava averlo e dopo un mese e mezzo ebbi il
mio primo salario , due grossi fogli di mille rossicci.
 In tre fattorie neppure una marchetta INPS, tanto per gradire , mai ferie
XIII° assicurazioni, liquidazioni, come è cambiato il mondo.
 Finite le spartizioni del vino ho  l'incarico di fare un esatto censimento
di tutte le piante , viti , olivi e frutti  dell'azienda , sono al podere Le
Bronche , fuori della colonica  il patriarca Serafo, classe 1866, aveva 81
anni, alto magro con un grosso paio di baffoni più giallastri che bianchi ,
ed un cappello , che da decenni non aveva conosciuto lavaggi.
 Era al sole con un paio di gatti nei paraggi , il resto della famiglia
coglieva le olive.
" Bon giorno fattore ( io ero sotto fattore, pero' era troppo complicato
dire so' sottofattore , speravo di esserlo una decina di anni dopo) , icchè
la "
 Rispondo che faccio un censimento di tutte le piante sia del suo podere che
degli altri della fattoria.
 " Icche' segna anche le viti" , dice l'anziano, annuisco , lui mi dice, che
nella piaggia lunga vi è una vite di prima della filossera, quest'anno ha
prodotto 3 corbelli di uva  sangioveto "
 Mentalmente mi ripasso quello che mi avevano insegnato allo JAS , verso la
fine del XIX° secolo arrivò dall' America un afide , che pungeva le radici
della vite europea, queste marcivano e la vite seccava.
 Fu' un vero  disastro  , fu' cercato il rimedio con l'uva fragola o
americana , il cui vino di bassa gradazione piaceva a ben pochi.
 Questa vite della quale vi sono ancora , piante  residue non era neppure
colpita dalla peronospora, produce tantissime piccole ciocche di uva.
 Alla fine  si resero conto, che l'afido  pungeva la vita auropea nella
radici e quella americana nelle foglie , le galle contenevano fino a 500
uova dell'insetto, le galle rimanevano  verdi e la pianta faceva la sua
funzione clorofilliana.
 Comunque la parte aerea della vite americana non ci serviva per niente.
 Il rimedio era quello di creare il porta innesto americano e venne la 420
a, una delle barbatelle più usate e sopra innestati i ns. cultivar europei.
 Il cambiamento fu' epocale, inizialmente l'innesto era fatto sulla
barbatella di un anno , era una posizione scomodissima  nella quale
l'annestino di fattoria , sembrava un seguace di Allah.
 Infine i veneti arrivarono a creare gli innesti a tavolivo , scorciando di
una annata , la messa in produzione  di un vigneto.
 Andai a vedere il pioppo , Serafo  mi aveva detto che da piccolo vi era una
proda , forse fatta all'inizio dell'arrivo degli Asburgo- Lorena in Toscana,
era rimasto  solo un pioppo  però gigantesco , il tronco della vite , poteva
essere circa 50 cm di circonferenza, era veramente colossale.
 Pensai subito che l'insettino  vista la mole abbia pensato di proseguire
oltre e andare a cercare viti ben più modeste
WWW.ENZOPRUNETI.COM