Il 2 marzo 2007 tigre31 ci racconta…:

 

Niente a che vedere con L. Salce , grande attore e regista della commedia
all'italiana, defunto anni fa , ma ad un albero che riforniva in esclusiva
di legami  e legacci vari i coloni.
 Questo albero era posizionato ai bordi  dei fiumi, torrenti, borri  oppure
vicino alle sorgenti di acqua, cosa a lui indispensabile, i suoi rami erano
rossicci e molto flessibili,si prestavano benissimo per ogni legaccio.
 Il suo legno aveva degli umori zuccherini, più volte o visto 5-7 cetonie
dorate che da noi vengono chiamati ronzoni o maggiolini , che gli
succhiavano  sui rami , in compagnia con altri insetti.
 Si parla sempre che nel millennio della mezzadria, (per la verità è un po'
di più in  quanto nell'anno di Carlo Magno in Italia, un abate dell'Amiata
stilo  un contratto mezzadrile con i suoi servi , era l' 800) era stato
messo a punto un sistema nel quale al mezzadro era impossibile oziare.
 Infatti incominciando   dalla metà di settembre, i coloni andavano alla
fattoria a vagliare il grano per la semina , subito dopo avevano gli
scielti, un ristretta vendemmia  di uve eccellenti da usare per la
rifermentazione del Chianti.
Poi  la vendemmia , la svinatura, infine la semina del grano, il lavoro
precedente con il vaglio  aveva eliminato le impurita' ed i chicchi mal
formati dalla sementa.
 La semina avveniva a spaglio , pochissime erano le seminatrici
meccaniche,che avrebbero fatto un lavoro migliore.
 Segue la raccolta delle olive e relativa frangitura,poi potavano i rami dei
salci , zucconandoli completamente.
 Fatti a fastelli questi rami venivano posto in carraia o nel loggiato,
quando capitava una giornata piovosa che era impossibile andare a lavorare
nei campi , nel novembre -dicembre queste abbondavano non come ora,
prendevano un fastello e lo portavano in cucina.
Le cucine delle abitazioni coloniche erano assai grandi , a parte che al
giovedì e domenica sera venivano usate anche dai fidanzati, diversi lavori
venivano fatti in esse , anche perché avendo il focolare erano gli ambienti
più riscaldati delle coloniche.
 Il capoccia ed uno o più dei suoi figli , prendevano un ramo  del salcio e
con le forbici da pota tagliavano tutti i rami .
 I più piccoli di circa 15 cm , servivano poi per legare le viti a quel
tempo i filari avevano un solo filo di ferro, grosso modo all'altezza di un
metro, erano necessarie una o due canne per piegarci i tralci della vite,che
veniva fissati con questi legacci.
 La misura superiore almeno doppia serviva per fissare le viti ai pioppi o
altri lavori , nell'orto o da altre parti.
 L'ultima era un ramo , serviva poi per legare i mazzi del fieno, nel caso
che vi fossero dei rami molto grossi il colono ,se aveva necessità di salci,
gli infilava nel terreno in località dove l'acqua abbondava.
 Da questi con gli anni si formava una vetrice , che successivamente lui
avrebbe innestato  a salci.
 La misura più piccola di questi rametti, veniva fatta a manate legate con
uno di essi , il colono quando andava a legare le viti se' la metteva in
cintola ed al bisogno ne' sfilava uno, essa  veniva confezionata  di solito
a pacchi  12 manate.
 Questa qualità  veniva venduta ai produttore di ortaggi , se' in eccesso
che la usavano nelle loro produzioni.
 I rametti intermedi veniva confezionati pure loro a manate , ma  di solito
da sei pacchetti, gli altri invece essendo grossi ed ingombranti , da uno.
Tutti questi salci , quando arriva la bella stagione  correvano il rischio
di seccare , di conseguenza non erano più adatti al loro impiego,  i coloni
gli tenevano nel pozzo che era vicino a casa e che usavano per bagnare l'orto.
 Oggi  si vedono ancora  i vecchi salci , ma più nessuno và  potarli  in
quanto è arrivata la plastica, economica e duratura.
www.enzopruneti.com

 

Ti stupirà ma io li uso ancora per legare la vigna. Ed ogni anno li
poto e ne pianto di nuovi.

Pruffola

 

Bravo Pruffola, mi fa piacere che si sia ancora qualcuno, con il sale nella
zucca, che continua a lavorare con sistemi non inquinanti e addirittura gli
pianti ancora  questi caratteristici alberi.
 Qui nella Toscana Centrale , quando devono legare le viti vanno ai pochi
consorzi agrari rimasti e prendono i fili di plastica.
 Continua .
 Saluti dal tigre.

 

> Qui nella Toscana Centrale , quando devono legare le viti vanno ai pochi
 >consorzi agrari rimasti e prendono i fili di plastica.

molto meglio la rafia naturale allora...
la 'plastica' usata per i legacci di solito e' il PVC
il PVC oltre a rilasciare diossine se non incenerito ad alta temperatura
e con particolari accorgimenti e' per natura rigido. Per renderlo flessibile
ed elastico si usano particolari additivi (plastificanti).
Gli additivi piu' comuni (ed economici) sono gli ftalati, che hanno una
struttura simile agli ormoni femminili e provocano malformazioni negli
animali e nell'uomo (ermafroditismo)
se il materiale usato per legare non e' una specie di tubicino elastico
ma ha l'aspetto della rafia (di solito e' venduto come rafia artificiale)
di solito non e' PVC
bye Alessandro

 

Caro Alessandro, nelle mie passeggiate nella campagna toscana vedo che gli
scarsissimi operai che trovo ,hanno in cintura mazzetti di fili  all'aspetto
di plastica, che poi siano trattati con ftalati od altro non lo so' .
 Molti sono senegalesi con i quali oltre un saluto non si và.
 La rafia era usatissima per gli innesti , sessanta anni fa , se' ora usano
questi fili di plastica è segno che essi alle aziende vengono a costare di
meno, con il Chianti a poco più 100 € ad hl , non possono scialare.

Tigre

 

come costo non credo ci sia molta differenza... pero' sono + comodi e poi
per l'elasticita' si adattano alla crescita dei rami senza strozzarli...
per l'uso hobbistico comunque sarebbe meglio optare per la rafia naturale
bye Alessandro