Il 29 luglio 2004 tigre 31 continua nel suo ricordare…:

 

GIGIONE
Prima di trattare del gatto, debbo descrivere l'ambiente, che era quello di
una tipica fattoria toscana, dove io lavoravo alla fine degli anni Quaranta.

Le fattorie dell'epoca erano in quasi tutti i casi così attrezzate: la villa
padronale (dove risiedeva diciamo una ventina di giorni all'anno il sig.
conte , marchese , barone od altro) con annessa la chiesetta o cappella.
Fino al secolo scorso, faceva chic avere il prete in casa e prendere la
Messa
in casa. Le vocazioni erano tante che per la Chiesa distaccare preti
in queste aziende non era un problema, tanto venivano trattati molto bene.
Poi c'era il corpo centrale della fattoria, con l'abitazione del fattore,
l'appartamento per la fattoressa (che non era la moglie del fattore come si
può pensare),appartamenti per i sottofattori (caso mio). Quindi grandi
magazzini per ogni genere di derrate, il frantoio per le olive, l'orciaia,
nel sottosuolo la cantina (di solito grandissima). Nel parco ci potevano
essere i pallai per i contadini (le piste per il gioco delle bocce),
l'eventuale peso pubblico (per quando dovevano pesare il legname ed altro).
Completava un grande pollaio e la conigliera.

I gatti in una fattoria avevano a disposizione da controllare un qualcosa
come 5O-6O stanze. In parecchie porte c'erano degli sportellini 1O X 15 cm
per poter permettere l'ingresso dei gatti nei locali e fare loro fare
colazione... se c'erano dei topi.

Insomma, i gatti erano parte integrante dell'azienda e di solito erano 8-1O
almeno. In questa fattoria i gatti erano rimasti solo in tre, in quanto
l'anno prima per sterminare le pantegane e i topi era stato sparso il
veleno. In queste situazioni i gatti venivano rinchiusi in magazzini per
almeno una decina di giorni. Il sistema del veleno era il seguente: veniva
messo in acqua zuccherata a rinvenire il grano per 2 giorni. Poi una parte
veniva trattata con polvere di carbone (era una mimetizzazione), l'altra con
arsenico, stricnina o altro . I primi tre giorni i topi (che sono di una
scaltrezza unica) venivano fatti pasteggiare con il primo preparato ma loro
lo facevano assaggiare agli "anziani", che funzionavano da cavie. Al quarto
giorno veniva messo il grano avvelenato, dello stesso colore: era una
strage! Ne ho visti di topi morti anche un centinaio.

A volte i gatti scappavano da dove erano rinchiusi e mangiavano i topi
avvelenati e decedevano pure loro.

A settembre in fattoria veniva passato al vaglio il grano per la semina. Il
vaglio era un cilindro forato dal quale uscivano solo i chicchi perfetti,
quelli piccoli o rotti passavano di sotto. Questi chicchi costituivano il
"granino", che serviva per gli animali da cortile ed era diversi quintali.

In questa fattoria veniva messo in un locale sopra al forno. Già la
fattoria, non l'ho detto, era autosufficente: ogni settimana veniva fatto il
pane (di gran lunga migliore di quello odierno).

Nella primavera venne un sensale a prendere dei campioni di vino e mi chiese
anche un sacchetto di granino. Appena aprì la porta vidi un brulicare di
topi, subito la richiusi.

Ora entrano in scena i gatti di questa fattoria.

C'era una grossa gatta certosina-soriana , chiamata da tutti la Vecchia, non
accettava complimenti e mostrava i denti quando ci si avvicinava, mai
trovata una gatta cosi' tremenda. Il secondo gatto, suo figlio Gigione,
simile alla madre, un maschio di 5-6 anni epilettico (mai visto nella mia
vita altri gatti con questa malattia)... di tanto in tanto mi capitava di
vederlo sdraiato in preda alle convulsioni. Il terzo gatto era chiamato
Cino, sempre figlio della Vecchia, poteva avere 2 anni ed era bianco e nero,
tanto agevole che la fattoressa, se lo metteva intorno al collo come
pelliccia (la testa e le zampe davanti sulla spalla destra quelle di dietro
sulla sinistra) e andava in giro con il gatto/pelliccia.

La fattoressa chiamò i gatti che subito accorsero. Democraticamente furono
gettati in questo locale affinché lo ripulissero dai topi.

Cominciò una grossa battaglia dalla durata di circa un'ora.

La Vecchia e Cino si diedero da fare ad ammazzare i topi, Gigione diede il
suo contributo mangiando teneri topini di nido. Siccome non esisteva alcun
foro alle pareti, si può pensare solo che una topa femmina si sia introdotta
nel brevissimo tempo in cui la porta era rimasta aperta e da lei in circa 7
mesi si fosse arrivati a qualcosa stimabile fra i 6O ed i 7O topi.

Il conto preciso non era possibile farlo in quanto Gigione aveva una pancia
che scoppiava.
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