Il 29 aprile 2007 tigre31 racconta…:
All’ingresso del bosco di Chiarentana, una ghiandaia mi accorse con il suo
ghe-ghe amichevole, sapeva che ero un amico , ne’ avevo parlato sempre bene
di questi uccelli, gli avevo inseriti nelle storie del Lupo di Val di Cielo,
in ottima posizione.
Quattro anni prima , ne’ avevo investito una, poco dopo
bella mattinata di sole di primavera, da Chianciano volevo fare un
itinerario di trekking sull’ Amiata.
Avevo notato che due di questi uccelli amoreggiavano sulla strada davanti
a
me, il maschio si abbasso’ sulla strada e poi picchiò il suo capino su’ di
una fiancata della macchina , rimanendoci secco.
Lo raccolsi, mi resi conto che sono dei bellissimi
uccelli, lo portai a casa
e lo misi in magazzino. Il giorno dopo era sparito, la mia gattina lo aveva
nascosto in uno scaffale , senza però mangiarlo,
lo trovo’ la magazziniera
una settimana dopo.
Alimentata a scatolette , non avrebbe saputo da dove incominciare, per
spennarlo.
E’ una bella domenica mattina di metà giugno del 1994, eravamo con la mia
metà piu’ bella a fare un week-end al Moderno,
cosa che con il passare dei
anni , si rarefece sempre di piu’, fino a che ci andai da solo, ogni 2 o 3
mesi.
Il profumo degli olivastri , mi stordiva, chiusi gli
occhi e mi rividi bimbo
, circa 50-55 anni fà a portare i secchini del ramato al babbo nella sua
vigna, che confinava con un boschetto dove vi erano moltissime di queste
piante, che sono i precursori degli attuali olivi.
In fondo alla vigna mio padre aveva creato un pozzino in mattoni di circa
1
mc, dentro al quale faceva la poltiglia bordolese, un
prodotto
anticrittogramico che agisce bene contro la peronospora della vite.
Di fianco a questo pozzetto nacque una pianta di sanguine, il cui fiore è
apprezzato dai ronzoni , quanto quello di olivastro.
Alla base di questa pianta ci aveva fatto la sua tana un grosso
ramarro.
La mia nonna mi aveva terrorizzato per anni con le
storie di questo rettile,
che si attaccava ai capelli delle persone e che per staccarlo ci
voleva il
suono delle campane.
Ogni volta che arrivavo al pozzetto , vedevo
questo, verde e grosso rettile
, che mi osservava con i suoi occhietti gialli, poi si rintanava sotto il
sanguinello.
Io dovevo riempire i due secchini di circa
, che con la irroratrice sulla schiena , faceva il
trattamento alle viti.
Il ramarro aveva paura del mio babbo , il quale lo avrebbe ucciso senza
problemi , io avevo invece il terrore di lui.
Dopo aver portato il ramato al babbo , passavo da questo boschetto e
controllavo se’ sia sui fiori dell’olivastro e sul sanguine fossero
arrivati i ronzoni o maggiolini , come si chiamano in italiano o anche
Cetonia Dorata.
A volte ne’ prendevo anche una decina, che a erano a nutrirsi con i fiori
di queste due piante, la nonna , mi aveva fatto un sacchettino in tela, che
ne’ conteneva fino ad una ventina.
Vi erano le ronze, che noi ragazzi si consideravano le mamme, grosse e
pesanti, poi le camicie nere, questi ultimi avevano la parte più alta
dell’addome nel colore viola scuro, mentre gli altri erano tutti verdi.
Gli chiamavamo cosi’ in quanto erano i piu
combattivi e battaglieri e nel
volo i più resistenti, era il periodo del fascismo, tutto il meglio era dato
a loro.
In guerra poi le camicie nere, quelle vere , non so’ se’ fossero state
più
valorose degli altri soldati dell’esercito.
Vi erano poi i ronzoni tutti neri, eravamo già razzisti in erba, si
consideravano i piu’ scadenti , come volatori, non ci piacevano ed i miei
compagni gli inserivano una spina di acacia nell’addome, la superstizione
voleva che essi sarebbero andati al mulino a farci inviare un sacco di
farina , invece dopo essere partiti in volo , poco dopo incominciavano a
deragliare e poi cadevano a terra morti.
Infine vi erano gli scacaioli, si trattava dello stesso insetto piccolo ,
punteggiato , nero e grigio,loro si posavano su’ tutti i fiori e non
disdegnavano di posarsi sulle cacche umane, questi ultimi non venivano mai
presi in considerazione.
Secondo i principi della aerodinamica , questi
insetti non dovevano neppure
volare , invece facevano delle belle acrobazie in aria.
Io a partire da maggio , gli apprezzavo molto; nel mio dna , devo
avere
anche qualche particella di egiziano, in quanto loro erano passionisti
degli scarabei , i loro ronzoni o maggiolini , e come me amavano i gatti,
avevano addirittura una dea Bastet, che era una donna con la testa di gatta.
Siccome la paghetta ai ragazzi ,era ancora da inventare, anche perchè i
genitori non avevano il liquido, divenni un commerciante di ronzoni , che
riuscivo a prenderli con facilità, gli mettevo nel sacchettino e poi gli
vendevo ai ragazzi del paese,che non erano capaci a prenderli.
Il prezzo era per uno di cent. 5 , oppure nella formula 3x2. che usavamo
già 60 anni fà . tre maggiolini per 10 cent. (In
€ 0,07)
5 cent erano il valore allora di una caramella , non credo di
essere stato
uno strozzino.
Tutti i ragazzi gli legavano con il filo di refe ad una zampina, poi gli
facevano volare, io sempre innovativo , provai a legarne due o tre e poi
farli volare, secondo me’ si doveva creare il bimotore ed il
trimotore.
Il sistema non funzionava , sia perchè avevano tempi di volo diversi ,
sia
perchè si intrecciavano i fili e poi finiva che i volatori ci
rimettessero
la zampina.
Riapro gli occhi e mi avvicino a questo enorme
cespuglio di olivastro del
bosco, convinto di trovarci diversi di questi graziosi insetti, invece
niente neppure uno.
Trovai qualche coccinella e delle grosse lucciole, non più nel
periodo
amoroso, mà dei graziosi amici della mia infanzia non vi era ombra.
Nei giorni successivi scambiai due chiacchiere su’ questo argomento
con
dei coetanei.
Uno disse “ Hanno fatto la fine delle grille “, esse non erano altro che
le
cavallette, altro insetto , questo autunnale , molto in uso nei ragazzi
degli anni ‘ 40 .
Esse venivano trovate a decine ai muri o nei filari di vite, i ragazzi le
prendevano , le mettevano in una scatolina e poi le liberavano a scuola per
far paura alla maestra, in quanto volavano nell’aula ed era difficile il
sapere chi l’aveva liberate, gli allievi erano tutti provenienti dalla
campagna.
Da noi non erano il flagello di Allah come in
Africa io non ho mai visto
danni fatti da loro, però se’ ne’ trovava tante.
Il poeta Pasolini, già una ventina di anni fà aveva notato la scomparsa
delle lucciole. Nelle notti di maggio le loro femmine ,
si mettevano
nell’erba , alzavano l’addome e lanciavano i loro segnali luminosi verso
il
cielo.
I maschi che volavano, riuscivano a decifrarli atterravano e si
accoppiavano, i ragazzi dell’epoca non sapevano di ciò e pensavano che le
femmine , fossero cadute per sbaglio nell’erba.
Maschi e femmine venivano raccolti e posti sotto un bicchiere, era
tradizione che producessero i soldi.
Anche io ho trovato al mattino 5-10 cent. e le lucciole morte e per
anni
ho creduto che le monetine fossero opera loro.
Lo scorso anno nelle Mandrie , nella occasione di una
passeggiata trovai
degli operai agricoli , che dopo aver arato un campo, ci spargevano il
diserbante, distruggendo le erbacce ,ma anche ogni forma vivente, mi sono
reso conto del perchè sono sparite lucciole, grille ,ed i ronzoni.
Continuo la marcia e vicino mi passa un ronzone,che
volando ondeggiava a
destra e sinistra, sembrava un pilota ubriaco.Gli dissi “Auguri maggiolino
speriamo che l’uomo si ravveda e smetta di sterminare
voi e se stesso”
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