Il 19 novembre 2006 tigre31 racconta…:
Prato,
marzo 1952
E' un sabato sera. Sulla Calvana si scioglie l'ultima
neve di primavera.
Il proprietario entra nella falegnameria e raduna tutti gli operai:
"Lunedì," dice visibilmente commosso, "non
venite a lavorare: l'azienda
chiude il quanto è fallita. Il rag. Marchetti vi
contatterà a casa vostra
nei prossimi mesi ed avrete tutte le vostre spettanze compresa
la
liquidazione in quanto esse sono un credito privilegiato. Si diede una
soffiata di naso e rientrò nel suo ufficio. Così la vecchia falegnameria
chiudeva mandando a spasso insieme a tanti altri anche due giovani coloni
di
Campi: Marco e Giuseppe.
Mesti riferivano la sera l'avvenimento nella grande
cucina della casa
colonica. Il vecchio padre incominciò per primo: "Io ve lo avevo detto
di
rimanere nel podere. Ci ha sempre sfamato anche durante la guerra, gli altri
facevano la fame ma noi abbiamo sempre mangiato.
E' qui che dovete stare e
nella vita un pezzo di pane non vi mancherà mai."
"No, babbo", disse il più grande dei due fratelli, Marco, "l'agricoltura
è
finita il passato è morto e sepolto. Noi vogliamo guadagnare nell'industria,
comprarci una macchina, un appartamento, fare le vacanze a Viareggio. Con
la
terra non è vita e poi è troppo bassa e non rende niente. Vorresti che
facessimo come te?Nella vita sei stato una decina
di volte a Firenze. Noi
vogliamo vedere il mondo, realizzarci. Se questa
volta è andata male
proveremo altre dieci volte. Non vorremo fare la tua fine
piegato a 90° a
meno di 50 anni. Cosa abbiamo mangiato stasera? Una
teglia di baccalà con le
patate... noi vogliamo di più e lo avremo".
La sera Marco andò a fare all'amore dalla sua fidanzata.
Non pensate sia
andato a letto o roba del genere, no, stette a parlare
con essa sorvegliato
dalla suocera. La ricompensa fu un casto bacino alle 23
quando rientrò a
casa. Corinna cuciva degli strani pantaloni, una tela azzurra con bianche
impunture. Disse la ragazza: "Sono i pantaloni jolly, li produce un sarto
di
Massarosa che nell'ultimo anno di guerra ha lavorato
con gli americani. Essi
gli hanno lasciato anche delle macchine speciali per poterli cucire solo che
la richiesta è talmente forte che deve farli fare
anche con il lavoro a
domicilio. Vedi, Marco, l'effetto di queste macchine speciali lo ottengono
con un solo passaggio ripiegando la cucitura... io le ho viste lavorare con
esse il lavoro viene più preciso e più veloce. Nei punti di maggiore sforzo
vengono messi dei rivetti in questo modo il capo
dura anni. Si dice che i
cercatori d'oro americani, per intendersi quelli dei film dei cappelloni,
portassero questi pantaloni". Mentre parlava
la ragazza pedalava velocemente
con la vecchia Singer 1885. Marco allora le disse: "Senti, quando li
riporti
acquistamene uno della mia taglia. Voglio provarli. L'idea mi sembra giusta
però è meglio portarli".
Il sabato successivo Marco ebbe il paio di pantaloni richiesto. Era uno dei
primi jeans prodotti in Italia con il tessuto Massaua
Fossati. Lo indossò e
disse: "Questo è un capo che ne farà di strada", non sapeva però quanta ne
avrebbe fatta quel contadino di Campi.
La settimana successiva acquistò da un grossista fiorentino del tessuto
similare. Scucì il capo e ne ricavò il modello. Pensando ad un eroe dei
primi fumetti letti anni prima, Kit Karson, disse che i suoi pantaloni si
sarebbero chiamati "Karson".
Un mese dopo aveva già pronta una serie di capi in due colori. Un impiegato
di banca che poi sarebbe diventato un buon pubblicitario
gli aveva
realizzato delle etichette ad imitazione della produzione americana di jeans
che lui aveva visto in USA durante una gita aziendale.
Corinna era pronta a cucirli e come lei tante altre ragazze della zona:
mancava solo la richiesta.
Marco niente sapeva di marketing. Dovette aspettare gli anni Ottanta per
conoscere il significato di questa parola, però aveva il fratello Giuseppe
che in realtà era in gambissima e poi lo avrebbe
dimostrato. Però a vederlo
era il classico Bertoldo giovane ed imbranato contadino
toscano.
Giuseppe il sabato sera con in mano un foglio da diecimila lire passeggiava
per il mercato di S. Lorenzo e chiedeva ai venditori: "Ohh
che c'avete i
pantaloni con le suste Karsson?
"Oh che tu' dici?! Mai sentita questa marca...
noi abbiamo i Jolly che sono
la fine del mondo e si vendono a valanga", rispondevano i bancarellai.
Giuseppe: " O Karson o nulla, ce li hanno i
miei amici e sono di molto
ganzi. " Quaranta anni dopo
nothing". Il giovane colono rimise in tasca
le diecimila lire e sparì nella
folla del mercato. Lunedìi mattina eccoti Marco
con una bella borsa di
plastica nera, un copia commissione e due pantaloni
Karson.
"To'", disse uno dei banchi, "E'
la marca che un Bertoldo cercava sabato
sera... quelli che diceva sono ganzi quanto costano?"
"Solo 2500 lire", rispose Marco. Il bancarellaro
ne segnò 100 paia. Molti
altri venditori seguirono. Dopo un paio di settimane tutti avevano questa
marca, anzi quando qualche giovane chiedeva i Jolly
gli dicevano che il
pantalone del momento era il Karson che era anche
ganzo.
Un paio di sabati dopo riappare Giuseppe. Compra un paio di Karson
sborsando
5000 poi chiede per amici taglie grandissime e piccole.
I venditori non
avevano voluto rischiare e avevano acquistato solo le taglie centrali. Il
Bertoldo rimise in tasca le diecimila però diversi
gli offrirono di
procurargli anche queste taglie. Pochi giorni dopo ripassa Marco e comprano
anche queste taglie. Il Bertoldo non lo vedranno
più perchè il suo compito
era quello di seguire la produzione. Ormai il prodotto andava da sé.
Giuseppe da bravo falegname sotto la loggia aveva fatto un bel tavolo lungo
20 metri, su di questo aveva messo un cavo elettrico e con una bella
taglierina riusciva a tagliare giornalmente qualche migliaio di capi. Un
nugolo di lavoranti a domicilio cucivano, rivettano
e stiravano e prendevano
subito la via di vari mercati toscani. Il pantalone Karson
andava benissimo.
Il guadagno saliva e Giuseppe fu costretto a fare un altro tavolo per stare
dietro alla richiesta. Ora il tessuto veniva acquistato direttamente in
fabbrica, i colori da 2 erano passati a 6 e venivano prodotti anche capi per
giovanetti. Marco acquistò nella periferia del paese un bel pezzo di terra
per fare la fabbrica e tre appartamenti. Allora durante il periodo invernale
questo genere di pantaloni non venivano venduti.
I due fratelli produssero
giubbotti reversibili che ebbero un buon successo. L'anno di poi la Karson
arrivò a Trieste e Napoli. Ormai i due terzi d'Italia che consumava erano
nella loro rete di vendita. Marco era il salesman,
era lui che studiava il
mercato: sceglieva agenti e clienti. Giuseppe seguiva la produzione. Anche
lui si era fidanzato con una ragazza del posto che lo aiutava a tagliare.
Siamo ora al terzo anno di attività.
Lo stabilimento era in costruzione e gli utili erano stati ottimi, intanto
la richiesta si spostava sul tessuto denim più che
sul Massaua.
Quell'inverno i due fratelli non produssero giubbotti.
Era venuto a trovarli
un buyer americano e gli aveva promesso un ordine
di 500.000 paia di
pantaloni di flanella da 1 $. Non sbaglio il prezzo: si trattava di 630
lire. Il tessuto nero o blu era della più infima
qualità prodotta a Prato
con gli stracci si trattava di due gambuli ed un
elastico. Le signore
americane dell'epoca gli acquistavano a 2,85 US$.
Per fare le pulizie della
casa molte volte finivano in pattumiera senza averli mai lavati. Nella zona
vi erano 2-3 aziende che li producevano. L'utile era di
35-40 lire a capo
con pagamento contro L/C.
Mr. Kanvas, un ebreo chiacchierone, prometteva
ai due fratelli non il
raddoppio ma la quadruplicazione dell'ordine. Loro avevano iniziato con il
lavoro a domicilio però capivano che dovevano fare
un salto di qualità
passando alla lavorazione interna. Avevano preso da un'
importante azienda
milanese una quarantina di macchine americane, le più moderne dell'epoca.
Il
locale costruito poteva ospitare fino a 100 dipendenti,
in più in USA
avevano contattato acquistando un bel quantitativo di denim
originale.
Finita la produzione dei capi in flanella sarebbero
passati ai veri jeans in
denim. Mr Kanvas non convinceva Marco il quale prese precise informazioni
bancarie sul cliente. Il suo department store era sull'orlo del fallimento
che avvenne pochi mesi dopo. Non si potevano produrre i pantaloni di
flanella ma intanto 30 ragazze erano già state assunte.
Nella capanna vi
erano già molte decine di migliaia di metri di denim. Marco è d'accordo con
il bravo meccanico per iniziare per primi in Italia la produzione di jeans
in tela denim originale. I due avevano firmato una
marea di cambiali per il
nuovo stabilimento: tutti i soldi guadagnati nei primi quattro anni di
attività si erano volatizzati con le enormi spese
fatte. I due fratelli non
dormivano neppure la notte in quanto la massa di pantaloni saliva in
continuazione non sapevano neppure dove poterli mettere intanto la
tramontana spazzava
al suo primo impianto, se avesse dovuto smontare
le macchine e rimandarle in
ditta avrebbe perso il posto.
A febbraio iniziano le prime consegne. A marzo venne bello e soleggiato. Ad
aprile ogni scorta di Karson era esaurita e la richiesta
aumentava in
continuazione. I due fratelli chiese ed ottennero
il pagamento "pronta
cassa" e l'utile dell'annata fu eccezionale. Capirono che questo pantalone
in forma ridotta si poteva vendere anche in autunno-inverno.
Lasciamo i due fratelli felici e contenti.
Intanto a Massarosa il comm. Mazzini aveva fatto
una mega azienda, solo di
impiegati in un periodo nel quale lo Stato non pressava le ditte con tanta
carta come ora ne aveva 30. Allungò il tiro. Brando interpetrò
Fronte del
porto con un giubbotto a scacchi: lui ne produsse migliaia e fu un fiasco
colossale passo poi alle camicie ed infine ai vestiti da uomo. Con questi
fece un bel fallimento e sparì dalla circolazione.
Non tutti cara figlia furono miracolati in quel periodo.
Lo furono solo i
più bravi.
Nella zona del Karson nacque un altro fabbricante
di jeans. Lui non lo
possiamo inserire nei Miracolati perché era già partito
da anni da una
posizione di industriale tessile. Questi diventò più importante
della
Karson.
Siamo ora negli anni Sessanta.
I Karson si vendono molto bene. I due fratelli sono
rimasti in contatto con
i compagni della falegnameria. A Trieste facevano vendere dei paesi dell'Est
un pacchetto di 10 pantaloni assortiti che i frontalieri
facevano passare
d'accordo con i doganieri jugoslavi. Da qui finirono in tutte le nazioni del
blocco sovietico. Alla fine alcune organizzazioni statali, ricevendo la
richiesta di questi pantaloni, contattarono i due fratelli con ordini
mastodontici e pagamento in legname. I nostri ripescarono un loro ex
compagno che ebbe in gestione il magazzino del legname avuto in pagamento.
Ed anche questo scambio risultò vantaggioso.
Siamo agli anni Ottanta.
I due fratelli sono sulla sessantina. Avevano acquistato case in città ed
al
mare, perfino uno yacht e su questo portarono i loro
vecchi compagni di
lavoro.
Siamo negli anni Novanta.
Nell'azienda sono ormai i figli nuore e nipoti. Incominciano i primi
screzi.
Loro che erano sempre andati d'accordo si rivolsero
ad una azienda di
estimazione beni la quale fece due pacchetti: il
marchio Karson e vari
immobili, una ditta di import-export ed altri beni. Poi presero
un mazzo di
carte: chi alzava di più avrebbe avuto la facoltà di scelta. Giuseppe alzò
un 2, Marco il 3 e si prese
Chie
secolo di attività: "Quando potetti vendere i miei Karson
nel più bel
magazzino della V strada a New York. Solo allora mi sentì realizzato."
Da quel licenziamento del Marzo 1952 ne avevano fatta
di strada.
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