Il 29 novembre 2009 tigre31 racconta...:

 

D U D D A

 

Alle  7 del mattino del 15 Aprile eravamo a S. Casciano , la giornata era
bellissima  con temperatura di una primavera avanzata .quest¹anno non
abbiamo avuto l¹inverno e la primavera si è fatta viva molto tempo prima del
previsto.
 Il territorio era già abitato dagli Etruschi , abbiamo la conferma dalla
tomba dell¹ Arciere posta a Montefiridolfi, scoperta nel 1978 durante i
lavori agricoli.
 Probabilmente sarà stato come in altri casi un aratro trainato da un
trattore che l¹avrà scoperchiata , a quel tempo avevo fin troppe cose da
fare  per seguire la cronaca regionale  e la notizia non la notai.
 Essa risale  al VII° secolo a.c. , cioè al periodo orientaleggiante, cioè
quello in cui gli etruschi erano veramente ricchi  e misura 5 metri per
lato, il suo nome è stato dato da un lastrone a bassissimo rilievo , ora
posto nel museo di arte sacra della cittadina.
 Altri segni della presenza etrusca si anno a Valigondoli con gli scavi di
Poggio la Croce.
 In epoca romana era una stazione di posta (mansio) al decimo miglio da
Florentia.
 Il toponimo Decimo è rimasto nella vicina pieve di Santa Cecilia , già
citata  dal 1043.
 Fu¹ feudo di vescovi fiorentini i quali concessero nel 1241 i primi statuti
civili, nel 1278  passò alla repubblica fiorentina.
 Non essendo provvista di alcuna difesa cadde in preda di vari avventurieri
ed a seguito di cio¹ la repubblica fiorentina decise di fortificare il borgo.
 Potete vedere una porta delle mura con il mio partner fotografato, altra
foto di esse  ancora in buone condizioni con il cassero ed un cervo in cima
alle mura,si possono vedere nell¹altra foto.
 Non conosco la ragione di aver messo un cervo in quel posto , forse perchè
ve¹ ne sono nella campagna.
 La forma delle mura è  vagamente poligonale , nel 1494 Carlo VIII° re di
Francia si accampo¹ in prossimita¹ del paese senza però penetrarvi.
 Nel 1512 all¹ Albergaccio in Sant¹Andrea in Percussina inizio¹ l¹esilio di
Nicolo¹ Machiavelli i cui genitori erano del  ns. paese.
 Quì scrisse la Mandragola ed il Principe, in questo libro dava i consigli
di come amministrare gli stati, sembra che esso  faccia testo anche oggi per
i politici.
 Nella notte del 27 luglio 1944 la cittadina occupata dalle forze neo
zelandesi , che da qui¹ potevano tagliare in due la linea Paula , ultima di
resistenza tedesca per Firenze .
 Questa conquista costrinse , pochi giorni dopo il comando tedesco ad
abbandonare  la linea di difesa e ritirarsi sulla città.
La popolazione era di quasi 12.000 abitanti nel 1861, salì a quasi 15.000
sessanta anni dopo, con la fuga dalle campagne nel 1951 discese a 14.000 e
attualmente è a 17.000 abitanti.
 Il museo di Arte Sacra presso la chiesa di S. Maria del Gesu¹, ha dei veri
e propri capolavori di Coppo da Marcovaldo e del Lorenzetti , ed altri
sempre dei secoli XIV° e XV°.
 La pieve di Decimo è citata da un documento carolingio del 774, è a tre
navate e pesantemente restaurata nel 1728.
 Con l¹amico procediamo ad una ricognizione nella cittadina per oltre un ora
e poi ripartiamo in direzione di Dudda con la macchina.
 Man mano che ci portavamo verso questa località il coltivato della campagna
diminuiva a vantaggio del bosco, la campagna diventava sempre meno bella.
 Siamo al castello di Mugnano, qui¹ fu¹ firmata la pace nel  frà Firenze ed
i comuni limitrofi, che segno¹ nel 1198  la Lega Toscana.
  trasformato in fattoria ed agriturismo rimane all¹imbocco della valle
Rezzate, una valletta in direzione del Valdarno.
 Qui¹ rimaniamo stupiti dal fatto che vi sono tante case coloniche ,
qualcuna risistemata a casa del week-end  però  molte sono  abbandonate.
 La valle che è parzialmente coltivata poteva dare ai coloni solo 3-4 ha di
terreno agricolo per famiglia , esiguo per poterci vivere  , anche se¹ dal
bosco vicino potevano avere  con l¹allevamento dei maiali un po¹ di
sostentamento.
 La strada che è la 222 prosegue con alti e bassi fino a  Dudda , che è una
piccola borgata con un laghetto.
 Vi è una discreta chiesa  con tanto di parroco , i fedeli erano una dozzina
, tutti di età avanzata, secondo il cardinale Antonelli , in Toscana vanno a
messa il 15 % della popolazione, questo vuol dire che il piccolo centro ha
dai 70  gli 80 abitanti.
Come succede da altre parti  vi è un negozio , che vende di tutto  ed è
anche bar e trattoria  prendiamo il ns. solito cappuccino, la linea non
concede di più .
Si ritorna alla macchina lasciata circa 5-6 km indietro e poi attraversiamo
il crinale che ci porta a Greve, località già visitata nelle domeniche
precedenti.
Il nome del paese è latino e viene da sofferenza, pesantezza, viene
attribuito ad una tremenda peste  del periodo, che colpì gli abitanti di
Montefioralle allora Monte Ficalle i quali scacciati dal castello andarono a
vivere accanto al fiume,creando il paese che poi sarebbe diventato una
cittadina.
 Facciamo una piccola passeggiata al passo dei Pecorai, si tratta di una
vecchia strada etrusca che univa Luciana , Tolano e Ciciano con l¹attuale
fattoria di Nozzole.
La strada mostra in alcuni punti la vecchia pavimentazione del tempo, cioè
di oltre 20 secoli
 Passi dei Pecorai in Toscana abbondano , però questo è veramente
importante.
 Infatti nella antichità da qui¹ passavano le greggi che andavano in
transumanza sulla alta collina da dove eravamo venuti noi.
 Qui¹ avevano la possibilità di lavare le greggi , in quanto la Greve anche
ora ha un bel flusso di acqua  perfettamente pulita.
Un altra relazione , frà Greve ed il Passo è riscontrabile nell¹attuale
stemma comunale, il blasone è rappresentato in uno scudo torneario, una
pecora con aureola portante la bandiera crociata rivolta ad essa.
Lo stemma risale al secolo XVI° ed è simile a quello  della Corporazione
della lana  fiorentina, non dimentichiamo che la città del Giglio era famosa
per i suoi ³panni² , a questi probabilmente concorreva anche la lana delle
pecore grevigiane.
 Mentre prima del XII° secolo non si anno notizie di Greve , era ben
conosciuto il passo dei Pecorai .
 Nei paraggi  vi è una importante cantina sociale , che si chiama Castelli
di Val di Greve , infatti la zona è piena di castelli.
 Non lontano  dopo quello di Verrazzano del quale ne ho parlato nella
escursione di Greve , vi è quello di Gabbiano, fonti del secolo XI°
informano che l¹edificio venne  alla luce con la costruzione della torre
quadrata  come baluardo difensivo sulla strada lungo la Greve una delle vie
più importanti tra Firenze e Siena .
 Nel secolo XIII° i Bardi importanti banchieri fiorentini ampliarono la
fortezza costruendo le mura merlate perimetrali.
 Invece le 4 torri di influenza francese poste a gli angoli del castello
furono costruite nel 1505 .
 Un po¹ lontano da dove siamo noi vi è il castello di Pergolato  innalzato
dalla famiglia dei Buondelmonti, fu¹ prima un forte maniero a difesa dei
possessi feudali e poi palagio di campagna.
 Arroccato sui balzi scoscesi che dominano la riva sinistra della Pesa ha
ancora oggi un alto valore paesaggistico.
 La marcia riprende e siamo a Mercatale, mi ricordo che la seconda linea che
doveva difendere Firenze nel 1944 , faceva capo al ns. paese e questo non
grande centro.
 Qui¹ vi è il Palagio, secondo i documenti di Badia a Passignano , che
testo in tutte le storie della zona, fu¹ costruito nel XIII° secolo e poi
ampliato nel 1320 .
 Alla fine del 1600 da castello trasformato in villa dai baroni Miniati,
successivamente  fu¹ restaurato all¹inizio del 1800.
 Qui¹ la campagna è bellissima e ben curata , niente a vedere da  dove
abbiamo fatto il ns. itinerario .
 Siamo sulla strada della badia di Passignano, ancora in orario  per il
rientro a casa  e andiamo a darle una occhiata solo dall¹esterno.
 Sembra che sia stata fondata da un gruppo di monaci nel 395, però manca
ogni riscontro storico, vi era ancora l¹Impero romano.
 Sembra che nel 889 un certo Sichelmo l¹abbia rifondata i più vecchi
documenti sono del 891, una dedica posta nella chiesa di S. Michele fanno
supporre di una fondazione longobarda.
 Nel 1049 la badia venne donata a S. Giovanni Gualberto e si staccò da
Firenze avvicinandosi a Siena.
 Contro Firenze la famiglia Alberti , creò la città di Semifonte dove la
badia contribui con una chiesa ed un ospedale. Semifonte fu¹ distrutta fino
alle fondamenta dai Fiorentini nel 1196.
 In una ns. ricognizione di 4 anni , nel luogo non si riuscì a trovare
neppure un muro vecchio , che faccia supporre la sua esistenza.
 Le sue peripezie furono tante fino a che nel 1810 Napoleone  confisco¹
tutti i beni ecclesiastici e fu¹ ³privatizzata ³con la restaurazione ed il
ritorno dei Lorena , riprese nuova vita.
 Anche la nona ricognizione nel Chianti  è finita.

Tigre31