Il 4 luglio
2009 tigre31 racconta...:
L’attacco
all’ultimo terziere chiantigiano avvenne il 3
dicembre del 2006.
Intorno alle 7 del mattino iniziammo la marcia lungo il torrente
Massellone, vi è una foto dove in lontananza si vede delle case sulla
collina della località e sulla destra la coltivazione dei noci.
Non è che si sudasse in quel fondo valle carico di una forte
umidità , si
discuteva sulle migliaia di noci piantati per conto della Comunità
Europea
, si può dire che nel Chianti non mancano sicuramente alberi , la provincia
di Siena è quella che ha più boschi in tutta Italia , io pensavo che
Sila
Più avanti la gola si fà stretta, tutto intorno
monti alti fino a 900/1200
metri , mentre fino a 400-
castelli.
Ci deve essere un fortissima popolazione di cinghiali, con il grugno essi
hanno lavorato il terreno sotto i noci , meglio di una aratura con i
trattori Deere , alla ricerca di quel frutto nascosto
, frà le foglie .
Notiamo più avanti a non molti km dal paese che gli alberi sono pieni di
licheni , si’ quegli che nel Nord Europa , che
piacciono tanto alle renne .
Subito mi ritorna a mente quanto 60 anni prima avevo studiato allo JAS ,
si
tratta di una perfetta simbiosi , frà un fungo ed un
alga .
Essi hanno attecchito in una maniera eccezionale su’
questi noci, si
tratta della Cladonia portentosa , mi ci sono voluti
decenni per
vederla,per la verità non pensavo più di vederla.
Spiego all’amico che milioni di anni fà
vi è stato un matrimonio , frà un
alga ed un fungo, la prima è in grado in diversi casi di fare la funzione
clorofilliana e passa la linfa elaborata al fungo che gli trattiene
l’acqua e gli dà le sostanze nutritive grezze,che quì
assorbe dai rami dei
noci.
Un ‘altra simbiosi famosa è quella frà le vecchie radici di una pianta
arborea ed il tartufo , che da essa riceve la linfa elaborata , mentre
lui
gli passa le sostanze azotate del terreno . u
La riproduzione avviene per via asessuata, le spore fluttuano nell’aria ,
diversamente non si piegherebbe che tutti rami anche i più alti siano
pieni
di licheni .
Sono considerati indicatori di salubrità dell’aria , cioè in questa gola
non vi è alcun segno di inquinamento.
Siamo finalmente arrivati a Gaiole,
andiamo in un bar a prendere il
solito cappuccino.
Vi sono 3 avventori che discutono della caccia al cinghiale , due invece
commentano il loro viaggio a Roma , alla manifestazione fatta dal Berlusca
la sera precedente .
Mi sono meravigliato che due siano andati a fare questa manifestazione ,
il
Chianti è rosso da almeno un secolo, si vede proprio che il mondo
cambia .
Il torrente Massellone taglia in due il piccolo
paese che veramente non è
niente di eccezionale, però sulle colline e monti spuntano tanti
castelli
e ville.
Abbiamo fatto una foto al pannello del comune che gli illustra, sorretto
da
Piero.
Visitiamo la chiesa che è bella , mà molto
recente , si riprende la marcia
verso la macchina,un pò delusi di questo paese ,
terziere con Radda e
Castellina del Chianti
La seconda tappa è il castello di Meleto, costruito intorno
all’anno 1.000
dai monaci Vallombrosani della abbazia di Coltibuono,che è nella zona, si
prospetta anche altre origini precedenti,forse longobarde.
Rimane in cima ad una collina in una posizione veramente strategica, se’ il
paese ha deluso il castello è qualcosa di eccezionale.
Attualmente è un favoloso agriturismo, con tutte le comodità possibili e
gita a Siena il mercoledì.
I prezzi si avvicinato ai 1.000 € settimanali per due persone
dimezzati in
bassa stagione, al mercoledì è compresa la gita a Siena.
Il primo feudatario Guardellotto
per contrasti con il Barbarossa , perse
tutti i suoi beni , l’imperatore lo diede ai Firidolfi.
Ricordo che i cognomi furono iniziati ad usare proprio in quegli anni,
prima si usava il sistema di cui faccio un esempio di un mio amico di 70
anni fà “ Giorgio di Cencio di Burrasca “ , si citava
il giovane, il babbo
ed il nonno , era un codice esatto e chiaro.
Ritornando ai Firidolfi non vuol dire altro che
“ figlio di Rodolfo “, a
quel tempo si usava il latino, il volgare arrivò con Dante 2 secoli dopo.
Per la sua eccezionale posizione strategica controllava la strada che dal
Valdarno superiore porta verso Siena, per secoli fu’ teatro di guerra senza
subire mai grandi distruzioni.
Nel 1478 , fu’ occupato dagli Aragonesi i quali provenivano da Napoli
avevano come base in Toscana Castiglione della
Pescaia ed erano alleati dei
senesi e nemici dei fiorentini.
Il castello fu’ riconquistato dai
fiorentini due anni dopo.
Nel 1529 resistette benissimo a gli attacchi delle truppe imperiali , poi
nel 1700 fu’ trasformato in villa ,
successivamente era rimasto di
proprietà dei Ricasoli , fino a 30 anni fà.
Il loro cognome viene da riu-casulae = “
ruscello in un gruppo di case”, la
nobile famiglia che ha il castello di Brolio
nelle vicinanze.
La marcia prosegue , siamo a Vertine, da non
confondere con Montevertine
dei Manetti , del quale ne’ ho scritto pagine
indietro.
E’ un borgo murato eccezionale sui Monti del Chianti, potete
trovare la
pagina che lo spiega con le relative foto.
Ci sono io di fronte alla porta della chiesa , si trova un vecchio
colono
, che ci racconta che 40 anni fà abitavano a Vertine 130 persone ora sono
solo in 10.
La marcia prosegue verso Badia a Coltibuono,
la terza ricognizione nel
Chianti , ci svela i punti più belli ed
interessanti della regione.
Si arriva alla Badia , un abete nel giardino colpisce la ns.
attenzione e
lo fotografiamo, all’ingresso vi è uno shop a self -service
senza nessun
controllo, ne’ anima viva , vi sono cartoline , libri, e ricordini vari, lo
facessero a Napoli , avrebbe un bel ........successo di vendita.
Entriamo nella bellissima abbazia dei monaci Vallombrosiani
, il compatrono
di essa è Benedetto Ricasoli , nato nel 1076
nel castello di Montegrossi .
Egli a 40 anni rifulgendo tutti i lussi della sua famiglia si fece qui’
religioso e dopo un decennio andò eremita al Castellaccio .
Benedetto Ricasoli,dopo aver dominato su’ 20 castelli disseminati frà
il
Chianti ed il Valdarno, aveva capito che tutte le
vicende umane hanno un
solo scopo , sfociare in Dio.
Solo due volte all’anno e cioè a Natale ed a Pasqua l’eremita si recava
all’abbazia, dove spirò l ‘11 gennaio del 1107.
I quattro fatti più prodigiosi della sua vita sono dipinti sull’altar
maggiore della chiesa .
Dopo circa 300 anni fu’ riesumato il suo corpo
, fù trovato intatto e dalla
sua bocca era spuntato un giglio che emanava un soavissimo odore.
Il miracolo si ripetè anche in una seconda
riesumazione e la salma fu’
definitivamente sistemata in un urna sotto l’altar maggiore.
Sono ora 900 anni che la popolazione,veramente esigua della zona
onora il
Beato Benedetto.
Si riparte questa volta verso casa, strada facendo faccio una
considerazione su’ questa bella ed interessante
regione,come poteva essere
nel periodo della Resistenza, cioè nel 1944.
I settantamila ha della zona , sono in gran parte bosco , con solo 3 strade,
questa era una zona da formazioni partigiane, ottima per i lanci di
materiale bellico , che facevano gli Alleati, vi potevano far
scendere
anche paracadutisti.
Non mi è capitato di incontrare tanta gente in queste ricognizioni,
ai
giovani è inutile chiedere informazioni del genere, i protagonisti o sono
morti oppure talmente rintronati che non si ricordano di niente.
Spremendo la mia memoria mi venne a mente un episodio di fine di agosto di
quell’anno,che chiarisce questo interrogativo.
Mio zio fattore a Castellina, era
partito da lì con la sua fida cavalla
ed il calesse a vedere la situazione del suo paese e relativi parenti,frà
cui sua sorella , la mia mamma.
Mio padre apprezzava molto il cognato , che sarà fattore in due fattorie
e
poi responsabile di giardini importanti ,il babbo aveva mai invidiato
nessuno , mà apprezzava chi nella vita si dava da
fare ,era un lavoratore
e con successo.
Quando dopo il pranzo gli chiese cosa era successo nel Chianti negli ultimi
mesi , lo zio gli raccontò quanto segue:
Dopo l’8 settembre del 1943, molti soldati del Regio esercito nativi del
Sud e delle isole, non potendo rientrare a casa , andarono a lavorare dai
contadini , altri si rifugiarono nei boschi , mesi dopo furono raggiunti
dai giovani renitenti di leva e nacquero le prime brigate partigiane.
Non avendo da mangiare ed i contadini avendo la miseria atavica si
rivolsero alle fattorie.
Lui ed altri fattori fornirono farina ,
olio, formaggio e vino , era un
tacito accordo consentito dai proprietari delle fattorie , che come i
fattori erano collusi con il fascismo.
Che l ‘ Asse aveva perso la guerra era chiaro da
un anno. gli conveniva
aiutarli , per il dopo liberazione , comunque anche se’
la zona era adatta
, non nacquero formazioni importanti, ne’ lui a mai saputo di lanci di
armi
da parte degli Alleati.
Ci fù l’uccisione di un tedesco e relative
rappresaglie e quando il fronte
fu’ vicino i tedeschi fecero dei rastrellamenti per
inviare gli uomini
validi in Germania a lavorare nelle fabbriche , trovarono ragazzi , vecchi e
donne, ci furono dei casi molto sporadici di strupi.
Gli uomini validi erano nei boschi , dove avevano portato
anche il
bestiame.
Passato il fronte arrivarono i sud- africani ed i marocchini, questa
volta
toccò alle donne a rifugiarsi nei boschi , gli strupi
furono tanti, perchè
i soldati di colore erano belve assetate di sesso, presero perfino la ciuca
(asina) di un suo colono e la sbatterono per giorni .
Una contadina di circa 80 anni Adele, disse alle altre donne rifugiate
nel
bosco , “ Sono vecchia e brutta, zoppa e sdentata a me i
marocchini non
mi fanno niente io ritorno a casa , ho i coniglioli
ed i polli da
governare”.
Ritorno’ nel bosco due giorni dopo dicendo alle
altre donne:
“ Madonnina santa quanti ne’ ho dovuti accontentare “.
Poi anche questi satanassi , verso Poggibonsi
furono ritirati dalla linea,
(sembra che un piccolo reparto sia arrivato fino a Castelfiorentino)
per
andare in Francia ,con lo sbarco Anvil .
Ed è arrivata una divisione del nuovo esercito italiano , disse che
gli
sembrava si chiamasse Legnano, frà questi
trovò un coetaneo sergente
maggiore del ns. paese il Maranzoni.
Questi giovani , ben vestiti, ben nutriti e motorizzati , ora
stanno
facendo ....affari con le donne sfuggite ai marocchini.
Lo zio ripartì verso S. Martino dove aveva fratelli e sorelle e dei quali
non sapeva niente , il telefono in paese era limitato al comune le due
banche ad ai carabinieri ed era interrotto, la corrente non c’era , ne’ i
giornali arrivavano.
Due parole su’ questo zio , assai alto e grosso
, peso oltre un quintale,
faccia bianca e rosso , il classico fattore, religiosissimo aveva fatto 6-7
anni di seminario. Ebbe problemi con i suoi coloni per la sua
rigidezza, in
particolare dopo il 14 luglio del 1948.
Tigre31