Il 17 marzo 2005 tigre31 incontra:

 

Quando lessi per la prima volta questo diario avevo 20 anni.
Gli diedi una scorsa veloce e lo riposi in attesa di poterlo consegnare alla
interessata se fossi riuscito ad individuarla.
A quella età altri sono i problemi: il lavoro, l'ansia di arrivare nella
vita, il formarsi una propria famiglia...
Il diario oltre ad essere letto in maniera superficiale fu subito
dimenticato.
Nel trascrivere gli ultimi Splendori della mezzadria mi prese una forte
curiosità di saperne di più su i protagonisti, Giovanni e Gina.

Quando devo risolvere un problema ci penso per mesi, poi in molti casi
riesco a trovare la chiave per poterlo risolvere.
La chiave in questo caso era Eda, la più piccola nipote del Torrini la quale
a suo tempo aveva scandalizzato l'intero borgo con la sua maglietta ed i
suoi pantaloncini corti. Sapevo che si era sposata e si era trasferita in
città. Non fu' difficile rintracciarla.
Ecco il testo della telefonata: "Senta Signora io sono stato sottofattore
alla Sassaia circa 50 anni fa. Volevo alcune informazioni su dei personaggi
dell'epoca, se mi può aiutare mi fa un favore".
La risposta: "Senta signore, io sono vedova da anni e vivo sola. Non ricevo
visite e non parlo con nessuno e non compro niente. Fattori e sottofattori
per noi coloni erano la peste della terra, figuriamoci se parlo con loro" e
staccò. Riprovai nuovamente e le spiegai la ragione: io da lei non volevo
assolutamente niente, ero solo un vecchio a caccia di ricordi. Volevo che mi
segnalasse qualche ex colono di questa fattoria che in gioventù avesse
conosciuto il fattore Giovanni e sua moglie nient'altro. La donna si rabbonì
e disse che conosceva un certo Gosto ex colono di quella fattoria che
abitava in città, la sua famiglia era vicina di podere ed erano amici. Mi
fornì il numero telefonico e si offrì di andare a trovarli insieme.

Faccio una nuova telefonata e mi risponde una donna di mezza età: "Senta
signora, io vorrei incontrare Gosto ex colono della Sassaia per avere degli
schiarimenti di circa 50 anni fa. Il vostro numero l'ho avuto da Eda la
quale verrebbe a trovarlo molto volentieri. Mi serve questo colloquio per
una ricerca da me fatta".
Ecco la risposta della donna: "Scusi signore, a che cosa le servono notizie
di 50 anni fa? Le pare che le manchino le notizie? Ogni giorno è uno
scoop... segua il mio consiglio si interessi all'oggi e lasci perdere il
passato. Mio suocero è paralizzato da alcuni anni, non si ricorda di quello
che gli ho dato da mangiare a mezzogiorno... però aspetti sono un po'
grullarella quando si tratta della sua fattoria e della guerra si ricorda
tutto fin troppo bene e nei minimi particolari. Ne parla eccome, solo è
difficile che trovi qualcuno che lo ascolti. Allora diciamo potete venire...
mi metto io in contatto con Eda".

Passarono dieci giorni prima che mi telefonasse Eda: "Senta sor fattore, ho
parlato con la nuora di Gosto. L'appuntamento è per domani sera alle 17."
"Grazie tante", rispondo. La donna aggiunge: "Io da ragazza sono stata molto
chiacchierata, pur comportandomi sempre bene. Non vorrei che dopo la
sessantina nascessero altre storie. Noi ci incontriamo alla stazione
Centrale di lato alla biglietteria n° 3. Io avrò una borsa nera con una
scritta bianca. Le dico questo perché so di essere molto cambiata da
cinquanta  anni fa. Avrò anche un cappottino a quadri".
Le feci presente che erano precauzioni completamente inutili in quanto aveva
a che fare con una persona seria.

La sera dopo, un po' prima delle 17, andai alla biglietteria 3 della
Centrale e vidi una grassa ed anziana signora con un cappottuccio di almeno
30 anni prima, notevolmente logoro e sudicio. In mano aveva una borsa di
finta pelle nera con una scritta bianca in inglese. Era la famosa Eda quella
che aveva creato una mezza rivoluzione... come si cambia nella vita e quanto
in peggio! Mi avvicinai e la salutai. Ella mi squadrò da capo ai piedi e mi
sembrò che il mio aspetto l'avesse rassicurata. Prendemmo un taxi per andare
da questo Gosto che abitava in periferia. L'appartamento denotava gente
modesta. Ci aprì un bimbo di 4-5 anni che si mise poi a vedere la TV dove
davano dei cartoni animati. Gosto ci ricevette in cucina. Era seduto su di
una poltrona e aveva una vecchia coperta sulle gambe. Gosto parlò per primo:
"Bonasera sor fattore", capii che era stato informato della visita. "La mia
nuora è di turno a Careggi, mio figlio fa lo scaricatore ai mercati
generali, sono solo con Luca. I miei lo hanno avuto dopo parecchi anni di
matrimonio. La mi dica, sor fattore, io ho sempre nel cuore la mia fattoria
anche se da lì sono venuto via da più di 40 anni. Ci sono stato prima che mi
colpisse la paralisi... che disastro il bosco si è rimangiato il coltivato,
ora ci sono viti ed olivi con rovi e querci in trent'anni si è rovinata una
generazione e la terra. "
Gli dissi che lo scopo della mia visita non era la crisi dell'agricoltura e
glielo spiegai esattamente. Gosto rispose: "Io il fattore Giovanni lo
incontrai alla ridotta la Maddalena che rimane nell'interno della Libia fra
Tobruck e Giarabub. Era un fortino con delle casupole dove abitavano i
famigliari delle truppe di colore. Lei mi sembra una persona informata", io
annuì. Gosto riprese: "Giovanni era sergente maggiore carrista, mi sorprese
il fatto di incontrarlo lì. Io credo che ben pochi fattori abbiano fatto la
guerra. Lui era una persona tutta di un pezzo, non avrebbe mai chiesto
favori a nessuno... figuriamoci quello di farsi congedare. Se non sbaglio
era la fine del maggio 1940 quando lo incontrai. Mi ricordo che eravamo
ritornati da dei lavori alla costa. I nostro capoccioni volevano in quattro
e quattr'otto una strada camionabile ed un acquedotto perchè stava per
incominciare la guerra e quelle erano cose necessarie. Gli chiesi della
nostro fattoria, delle colture, della mia gente, ecc. Lui mi portò al suo
carro Fiat 3000. Era, caro signore, un trattore con due mitraglie: lo aveva
interrato e sporgeva solo la torretta perchè la sua corazza era di latta. Mi
resi conto che il fattore aveva un notevole ascendente sui suoi soldati, era
ben apprezzato, aveva il giusto piglio di comando, sapeva fare e far fare
bene le cose. La sera della dichiarazione della guerra, mi sembra il 9
giugno (corressi il 10) la notizia si sentì alla radio: gli ascari ed i
dubat iniziarono una danza di guerra. Giovanni pensieroso si avvicinò a me e
mi disse che ora si andava nel peggio, mi disse che gli mancava la moglie ed
i figli e che presagiva la prossima fine. Tre giorni dopo morìi ed io finì
in India per poco meno di sei anni".
Il vecchio si era infervorato nel racconto, gli occhi gli brillavano e aveva
la faccia rossa quasi congestionata. Prese la vecchia coperta e la gettò su
una sedia vicina. Forse era una vita che aspettava di raccontare la storia
sua e del suo fattore. Era la prima volta che trovava un vecchio signore ben
vestito che lo stava ad ascoltare con la massima attenzione. Eda giocava con
il bimbo il quale aveva spento la Tv e aperto un cassetto sotto di essa,
aveva estratto una piccola fionda ad elastici e con questa mi bersagliava di
tanto in tanto alla testa. Un colpo ad un orecchio mi fece assai male. La
donna lo rimproverava mollemente... forse era del parere che i bimbi si
devono sfogare ed i rimproveri invece di guidarli verso la buona educazione
potevano causare dei complessi. Si capiva che era geloso del nonno, il
povero nonno sempre solo e mai ascoltato e notato dai familiari per ragioni
a lui inesplicabili diventava il massimo dell'attenzione da parte di altri
due vecchi.
La donna era scarsamente interessata al racconto, sembrava anche che non
fosse in grado di capire la vicenda. Gosto mi fece un cenno: "Sor fattore,
in quel mobile laggiù c'è una bottiglia di vino della nostro fattoria...
avrà più di quaranta anni è il momento di aprirla." Gliela presi. Era
sigillata con la ceralacca che era colata sul collo e copriva in parte
l'annata: si leggeva un 195 e niente altro. L'etichetta della tenuta era ben
conservata. Gli chiesi di non aprirla in quanto non avrei brindato, poi i
nostri vini non si sarebbero conservati 40 anni ed oltre. Gosto insistette:
il vino era divenuto liquoroso, era una vera schifezza comunque ne bevve un
sorso e riprese il racconto: "Dopo tre giorni dalla dichiarazione di guerra
fummo attaccati dagli inglesi con una dozzina di grossi carri Matilde (non
stetti a fargli notare che si chiamavano Matilda) appoggiati da tanti
soldati di colore. I nostri anticarri e le mitraglie spararono su quei
bestioni senza neppure scalfirli, in breve sfondarono le nostre linee. Io
con il mio 91 sparavo ai soldati che avanzavano dietro ai carri. Mi auguro
di non avere ammazzato nessuno. Due carri puntarono sulle torrette dei
nostri carri che erano interrati e ci passarono sopra. Giovanni finì
all'altro mondo schiacciato da un carro che era almeno 8 volte più grosso
del suo. Ci arrendemmo e finì a Bombay. Quando ritornai a casa si era ai
primi del 1946. Avevo quasi trenta anni, la mia gioventù era passata fra
militare guerra e prigionia. Conobbi la Cesira, in pace sia, ci fidanzammo e
ci sposammo volendoci un gran bene. Nel 1952 lasciai la fattoria venendo in
città a fare il muratore perché con la terra non ci campava. Lei sa in quali
condizioni noi si viveva... niente strade, luce, acqua ecc. Caro sor
fattore, io vorrei che lei mi venisse a trovare non per Giovanni ma per
parlare di quante difficoltà abbiamo avuto noi ex coloni finiti a lavorare
in città nell'industria edilizia ecc. e di quanti non ce l'hanno fatta ad
ambientarsi. Comunque ora sa quanto la fine di Giovanni sia stata brutta ed
inutile come è inutile la guerra. Lascio il mondo come l'avevo trovato, con
gli stessi problemi... a cosa sono servite tante guerre!"
Gli chiesi allora di Gina, la moglie del fattore: "Quando io ritornai dalla
prigionia seppi che con i figli era andata a Roma da diversi anni. La bella
Gina era ben conosciuta da Pavolini il quale l'aveva tenuta in collo da
piccola. Non credo che l'abbia abbandonata, nessuno però ha saputo più
niente di lei e dei figli".

A questo punto arriva la nuora ed incomincia parlare dei problemi della
sanità e poi rivolta a me dice che io me ne dovrei interessare e lasciare
perdere le storie di 50 anni fa. Le feci presente che era una cosa non di
mia competenza, io ero solo un vecchio a caccia di ricordi. Dal bimbo mi
arrivò un ennesimo elastico in faccia, la nuora vedendo la bottiglia disse:
"Avete fatto bisboccia! Lui che quel vino non lo avrebbe aperto neppure per
un milione e che prende di pensione appena 480000 lire... guardate come è
vispo e ringalluzzito non lo ho mai visto così! Ritornate a trovarlo".
Promisi, ma non ci saremmo più rivisti.
Eda salutò il bimbo che mentre mi avvicinavo all'uscita mi fece una
boccaccia. Salutammo tutti. Riprendemmo il taxi e dissi all'autista di
accompagnare la signora alla sua abitazione. Non ebbi più il coraggio di
guardarla in faccia, non volevo distruggere la sua immagine di 50 anni fa...
La salutai e la ringraziai.
Non rivedrò più neppure lei.
continua…

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