Il 1mo aprile 2007 tigre31 ci racconta…:

 

Una testimonianza vera di cosa successe 59 anni nelle campagne toscane a
seguito dell'attentato a Togliatti.

Il vecchio trattore Fordson(figlio di Ford), ansimava a tirare la grossa
trebbiatrice nella viottola sconnessa, che avrebbe portato all’aia dello
Schiavone, dove tre barche di grano l’attendevano per la trebbiatura. Il
caldo di quel pomeriggio del 14 Luglio 1948, era soffocante, nei giorni
precedenti i tre camparaioli, della zona avevano aggiustato la viottola, che
in due tratti scorreva in un borro , al momento senza una goccia di acqua.
Gino il trattorista regolava l’accelleratore del trattore in modo che la
macchine
prendesse bene i dislivelli dell’accidentato terreno. Egli era un
uomo di circa cinquantacinque anni, con due amici aveva preso in affitto ,
per il primo anno, questi due mezzi per andare a trebbiare in conto terzi.
Sapeva benissimo che le società affittavano i mezzi piu’ vecchi e scadenti,
però non aveva altre alternative di lavoro,  in quanto era stato licenziato
da una importante fattoria della zona di Montelupo, per aver organizzato e
diretto  un duro sciopero dei braccianti della zona. Il proprietario  del
terreno dei camparaioli, il Sor Marco , aveva  litigato un paio di anni
prima , con l’impresa leader della zona certo Parrini, la quale era ben
attrezzata , con i mezzi piu’ moderni e  adatti per la bisogna. I colleghi
di Gino erano  Franco e Mario e facevano gli imboccatori, cioè gettavano i
covoni del grano nella tramoggia della trebbiatrice, un lavoro da cani ,
sempre nel mezzo di polvere soffocante e poi molto  pericoloso. Tutti gli
anni si leggeva di casi di imboccatori, che avevano lasciato un braccio,
dentro a questa tramoggia , dove girava a velocità vertiginosa, un cilindro
dentato, che frantumava le spighe. Mario era un passionista delle donne,
ogni suo argomento verteva su’ di esse, Franco viveva  solo per il partito,
cioè quello comunista, anche lui aveva avuto problemi negli impieghi
precedenti per quella che lui chiamava "La nuova religione”. era stato
partigiano in una brigata Garibaldi della regione, ed era intorno ai  45
anni, Mario era di qualche anno piu’ giovane. Sull’aia gli attendevano i tre
camparaioli, con le loro barche di covoni di grano. Essi erano la categoria
piu’ infima dei mezzadri, dei veri paria, abitavano nel paese in un paio di
stanzette e coltivavano 3-4 ha  di terreno. La loro era una economia da
autoconsumo, un po’ di olio, di vino, di grano, poi un po’ di fagioli, di
patate , ceci ecc, il tutto esiguo, in quanto là metà spettava al padrone
del terreno. Ora era il ballo il grano  , in ognuna delle tre barchette ci
potevano essere 40 sacca di grano, il 10 % serviva per la semina il prossimo
anno, ne’ rimaneva diviso a metà circa 9/ 10 quintali di frumento, se’ la
famiglia era composta di tre persone gli era sufficiente per l’annata , se’
erano solo due una parte lo vendevano, se’ erano quattro , tiravano la
cinghia. Beppe era il camparaiolo , che coltivava il terreno dove si trovava
l’aia, era quello che giocava in casa, era sulla sessantina, però vecchio
decrepito per tutte le privazioni della sua difficile vita, era un accanito
fumatore delle scorze dei tronchi  di vite, che bruciava nella pipa. La
moglie “ Catera “, era una donna , piccola e nervosa, a lei niente gli
andava bene di quello che faceva il marito, era una continua
contestazione,donne del genere probabilmente ci sono sempre state e sempre
ci saranno. Ottavio , assai piu’ giovane, era un gran cercatore di tartufi,
aveva una cagna bravissima , nel cui DNA, confluivano almeno tre/quattro
specie di cani, si chiamava Ruffa. Per spiegare la serietà della persona,
rimasto vedovo , si era preso non per amore solo per compassione, in
sposa la cognata, una donnetta insignificante sordomuta. Era stata un opera
buona , il dialogo  però era incomprensibile, si sentivano parlare a
chilometri di distanza in quanto quello che Ottavio diceva , la moglie non
lo capiva e viceversa. Il suo sogno era quello di ben figurare verso il
padrone , come il migliore dei tre, con meno terreno , il suo grano doveva
essere quello più produttivo e di solito lo era. Raffaello era il terzo dei
tre, lui aveva un altro appezzamento di terreno nelle Mandrie, che poteva
arrivare ad almeno 50 sacca, era il piu’ giovane dei tre. Nel borro ,
malgrado le attenzioni del bravo trattorista, la grossa trebbiatrice per le
asperità del terreno, gemeva e  si lamentava , anche per il gran numero di
anni che aveva. Finalmente le due macchine arrivarono sull’aia, la
trebbiatrice fu’ messi nel centro dell’aia , frà la barca di Ottavio e
quelle degli altri due, il lavoro sarebbe iniziato alle 5 del mattino
successivo. Il trattore fu’ messo in perfetto allineamento con la sua
puleggia , rispetto a quella  della trebbiatrice, un grosso cignone di circa
30 metri , fu’ steso frà le due macchine. Al mattino avrebbe trasmesso il
movimento, frà i due mezzi. Saranno state le 17, arrivo’ un altro
camparaiolo di un’altra fattoria, certo Fusco , che aveva un  appezzamento
sopra a quello di Beppe, la sua faccia era semplicemente stravolta disse “
Hanno sparato a Togliatti” e  incomincio’ a piangere. Beppe reagi’ per primo
“ E’ stata la reazione”, Franco per secondo” Nel ‘44 si dovevano ammazzate
tutti, padroni , preti e fascisti, ci siamo fatti togliere le armi, noi che
abbiamo liberato l’Italia, ci hanno ricacciato come prima o anche peggio”
Ottavio chiese da chi lo aveva saputo “ Lo ha detto la radio, credo ci sia
in corso lo sciopero generale. “ Lasciamo ora il ns. gruppetto di aspiranti
trebbiatori costernati nello Schiavone e portiamoci a Roma in quella calda
giornata  del 14 luglio, di un anno ormai lontano. Palmiro Togliatti ,
segretario del PCI e deputato alla camera si era preso una sonora sconfitta
il 18 aprile dello stesso anno , la D.C. di A. De Gasperi aveva avuto il 48
% dei voti, mentre il Fronte democratico popolare , il 31 %, Nel fronte
confluivano  oltre ai comunisti di Togliatti , i socialisti ed altri
raggruppamenti della sinistra,messi  di fronte ad una decisa scelta di campo
gli italiani , scelsero l’Occidente e non l’URSS,secondo alcuni per la
pressione della Chiesa, dei parenti in Usa ecc. Palmiro all’epoca aveva 55
anni, si era sposato con Rita Montagnana  tanti anni prima , la donna lo
aveva seguito in tutte le sue peregrinazioni , Russia , guerra  di Spagna
ecc, Egli  era stato un fedele esecutore degli ordini di Stalin, che lo
aveva fatto eleggere segretario del Comintern , l’internazionale comunista.
Quanti ne’ avevi visti , anche di comunisti italiani , finire davanti al
plotone di esecuzione, il Capo non ammetteva critiche e dissensi , era
abituato ad ogni congresso , far fuori tutti i congressisti precedenti ,
loro parenti,conoscenti  ed amici. Comunque il Migliore , come veniva
chiamato, nel partito, era ormai da 5 anni in Italia e cominciava a vivere,
abbastanza bene. Egli chiamava i dirigenti del suo  partito  “Gattini ciechi
, che senza di lui non avrebbero saputo cosa fare. Da un po’ di tempo in
ufficio , aveva una giovane deputata emiliana Nilde Jotti ,  ex staffetta
partigiana , di formazione cattolica, però era approdata al PCI , per
ragioni di giustizia. Come diceva Mario , le emiliane nel sesso,hanno una
marcia  in piu’ rispetto a   tutte le altre donne e Palmiro la guardava e
faceva i confronti con la sua compagna Rita,ormai sfiorita. A Roma dal
profondo sud , era venuto uno studente Antonio Pallante, secondo Beppe la
lunga mano della reazione, il quale  voleva uccidere Palmiro. Nei giorni
precedenti, dalla mala romana , aveva acquistato una vecchia pistola , con
munizioni per fortuna assai stagionate. Erano da poco passate le 13 e
Palmiro e la Jotti,come due fidanzatini, stufi del noioso dibattito
parlamentare ebbero voglia  di un bel gelato e da una porticina della camera
dei deputati, si apprestarono ad uscire per  andare ad acquistarlo. Pallante
gli vide, gli segui’ , estrasse la pistola e sparò tre colpi, Palmiro cadde
,frà le braccia di Nilde, Pallante  fu’ arrestato , condannato  mai si
appurò collegamenti con la destra ufficiale, fatti un bel po’ di anni di
galera, fu’ poi rilasciato, era probabilmente  uno squilibrato. Mentre
Togliatti viene ricoverato al policlinico romano, vediamo come io entro in
questa storia. A quell’epoca io ero  sottofattore di quella piccola
fattoria, che aveva  il possesso dello Schiavone, appena un anno prima mi
ero diplomato allo Jas, dove avevo erroneamente  rifiutato due ottime
offerte di lavoro, una delle quale andare in Sila alla nascente riforma
agraria ,volevo stare un con la mia famiglia. Dopo 3 mesi ero stato
assunto da questo sor Marco, il quale per la sua azienda era proprietario
ma
  faceva anche da fattore lavoro che aveva fatto nei suoi anni verdi,molte
volte la sera  questo signore, mi faceva spillare  dalle sue botti , un po’
di vino e poco dopo in quanto era alcolizzato, finiva  per andare a letto
ubriaco. Non sempre , in dei periodi mi succedeva , di stare nel frantoio
o da altre parti, per spartizione dei raccolti, fino alle ore piccole. Al
mattino i risultati gli dovevo lasciare, sul tavolo di cucina, questo
signore si alzava arrabbiatissimo aveva un diavolo per capello , smaltita la
sbornia, sempre avevo fatto male,sbagliato tutto. La mia paga era di 2.000
£
al mese, senza ne’assicurazioni , ferie ed altre prebende, come se’
nell’anno 2007 ad un giovane diplomato  quasi ventenne si potesse dare 40 €
l al mese, oltre si intende a  vitto ottimo  e l'alloggio. Non era la
paga esigua, che mi faceva incavolare, era il trattamento offensivo, il
fatto di non mai fare una cosa giusta e di avere rimproveri, per richieste
strampalate e non a fronte di giusti fatti. Infatti nelle due altre aziende
agricole dove  successivamente lavorai, ebbi una marea di complimenti per
come dirigevo  il lavoro , la mia serietà, precisione   e puntualità , la
cosa mi sorprese quasi. Partivo dal paese al lunedi mattina, per ritornarci
al sabato sera  quasi sempre a piedi, molte volte trovavo per la strada  con
la vecchia bici del babbo, il mio compagno di banco dello Jas, Primo,
bocciato a Giugno e poi a Settembre. Il poveretto a 27 anni , andava a fare
la fossa alla fattoria del Rosso ,circa 3 km piu’ avanti di quella dove io
lavoravo. Era un lavoro di una faticosità unica, doveva fare tre puntate con
la vanga e gettare fuori la terra, la sua paga , era a cottimo, piu’
lavorava e piu’ guadagnava, credo non oltre le 15.000 lire dell’epoca. (Il
top dei salari dell'epoca era quello dei bancari 25.000 £.) Era sempre
triste e tante volte mi sfogavo con lui delle mie difficoltà  e lui diceva,
che siamo nati per soffrire, lo poteva ben dire gli anni migliori  della
sua vita , gli aveva passati , frà militare,  guerra e prigionia. A volte
citava un filosofo greco di 2500 anni , che diceva grosso modo “ Meglio
di non essere mai nati o riposare sotto un mantello di terra, in quanto mai
si può sapere cosa ci riservano gli Dei, bisognerebbe accompagnare con canti
di gioia,chi è morto ha finito di soffrire”. I “ battitori “ dello Schiavone
erano addolorati ed irritati, altre persone erano venute dal paese, dissero
che la CGIL , aveva proclamato lo sciopero generale, era una situazione di
quasi guerra civile. Nella notte sul  monte Amiata,vennero disarmati i
Carabinieri, ucciso un maresciallo e piazzate le mitragliatrici (Armi ex
partigiane, non consegnate dopo la Liberazione). A Genova gli operai si
impossessarono di autoblinde dell’esercito, idem in altre città industriali.
Le forze di sinistra, schiacciate il 18 aprile, dalla batosta elettorale
pensavano, di prendersi la rivincita, sulla scia dell’attentato e fecero
succedere il finimondo in tutto il Centro- Nord. Togliatti non appena si
riprese dalla operazione, sembra che le pallottole non avessero colpito gli
organi vitali, chiese di essere subito relazionato sulla situazione. Egli
sapeva benissimo, che  a seguito del tratto di Yalta , l’Italia era stata
inserita nel  mondo occidentale, se’ si arrivava alla guerra civile,
malgrado tutti gli sforzi della classe operaia, la nazione avrebbe fatto la
fine della Grecia, con una tremenda repressione della destra. Carabinieri ,
esercito,chiesa, americani e popolazione del sud erano profondamente
anticomunisti, di conseguenza invitò alla calma la direzione del partito,
che facessero il possibile per far cessare lo sciopero generale. Ritorniamo
ora al ns. gruppetto di lavoratori dello Schiavone , subito scesi in
sciopero. Intanto i più fregati dalla agitazione , furono Gino , Mario e
Franco , nessuno si curò di portarli qualcosa da mangiare, si arrangiarono
con la tanta frutta del periodo. Io ritornai alla fattoria e la trovai
invasa da gli scioperanti, il proprietario ex capitano della milizia era un
noto fascista,fu’ minacciato che nel caso di morte di Togliatti pure  lui
avrebbe fatto la stessa fine. Si arriva al giorno 15, giungono notizie di
rivolte operaie in tutto il centro-Nord, gruppi di scioperanti nelle strade,
posti di blocco e sventolio di bandiere rosse. Mitra, bombe a mano e pistole
in saccoccia, preti e padroni pregavano il Signore che non facesse morire
Palmiro, La sera  del 15, portai dalla fattoria un succinto pranzo ai
trattoristi, rimasti imbottigliati nello Schiavone. Mario mi spiegava che il
sistema giusto era quello di ammazzare i padroni buoni , utilizzando per lo
strangolamento, le budella dei padroni cattivi. Franco mi raccontava storie
strampalate delle sue conquiste femminili, Gino era
preoccupatissimo per la
situazione. Alla sera nuovo attesissimo giornale radio, Togliatti sembrava
in fase di miglioramento, notizie di gravi scontri in altre città. Gli ex
partigiani della zona , dopo la Liberazione consegnarono solo le armi piu’
vecchie in loro possesso, quelle del Regio Esercito e si tennero quelle
paracadutate dagli Alleati o abbandonate dai tedeschi al passaggio del
fronte, si vociferava, che in zona ci fosse anche un mortaio da 81 mm. Al
mattino del 16 la situazione era tragica , negozi chiusi, masse di coloni
in giro con le bici( Non era ancora incominciata la fase delle Vespe e
Lambrette, sulle quali mettevano le rosse bandiere), facce irritate,
arrabbiate al massimo,preti, fascisti e padroni sempre sotto tiro. Togliatti
continuava a migliorare, la CGIL decise la fine dello sciopero,
successivamente da essa uscirono le forze cattoliche e rimase una
confederazione cinghia di trasmissione del PCI. Il giorno 17 , si ritorno’
alla normalità e finalmente dopo 3 giorni di passione il  grano nell’aia
dello Schiavone, fu’ trebbiato ed i trattoristi finirono il digiuno.
Successivamente iniziarono i rastrellamenti di armi ,che si protrassero per
moltissimi  anni , alcuni ex partigiani , furono arrestati e si fecero un
periodo di carcere. Le armi sequestrate si  contarono a decine di migliaia
di pezzi e la repressione fu’ principalmente condotta da un ministro
dell'interno  siculo , certo Scelba. Palmiro  in autunno si era già rimesso
dall’attentato , mori un po’ piu’ di un decennio dopo in una vacanza
nell’amata URSS, lascio’ Rita e si mise per sempre con la Nilde. Quei tre
giorni rimasero per me indimenticabili.        www.enzopruneti.com